lunedì, Giugno 21

Startup, il cavallo di Troia della Cina Intervista all'avvocato Roberto Luzi Crivellini, co-head dello Europe-China Desk

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La curiosità su quanto la Cina potrebbe insegnare all’Italia in fatto di crescita economica, professionale e tecnologica ci porta direttamente verso il concetto di imprenditorialità nel suo senso più prezioso. Spesso abbiamo sentito parlare di internazionalizzazione delle imprese italiane, cioè di quel processo che porta l’imprenditore italiano a esternalizzare la sua produzione e alcune altre attività collaterali, e a voler acquisire nuove competenze necessarie per promuovere progetti di sviluppo internazionale. Succede anche l’inverso? E quando si parla di startup, la Cina cosa sta facendo? In Cina succede anche di meglio.

La International Technology Transfer Network (ITTN) è un’organizzazione di servizio professionale impegnata a promuovere la cooperazione tra paesi. Una società che si occupa di innovazione e del difficile compito di sviluppare progetti internazionali provenienti da tutto il mondo. Il database di questa realtà è composto da oltre 40 paesi coinvolti nelle diverse attività progettuali; 400 sono le organizzazioni internazionali considerate come partner affidabili; 30.000 i delegati coinvolti attivamente negli eventi organizzati da ITTN; 2.775 progetti avviati; 42.910 tra imprese innovative e istituzioni dedicate alla ricerca scientifica su cui fare affidamento oltre agli 85.355 esperti e i 7.320 minuti di registrazioni video, che spiegano le diverse attività. Una montagna di numeri su cui da anni anche l’Italia si sta arrampicando.

Risale al 1978 l’accordo siglato per la cooperazione scientifica e tecnologica tra il governo cinese e quello italiano. Da allora la cooperazione tra i due Paesi si è progressivamente consolidata fino alla creazione del Centro di Trasferimento Tecnologico Italia Cina (CITTC). Nel 2010, durante una visita in Italia del Ministro della Scienza e della Tecnologia cinese, Wan Gang, è stato firmato con l’allora Ministro italiano per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta, l’accordo per la creazione del Centro di Trasferimento Tecnologico Italia Cina. La sua inaugurazione avvenne il 25 aprile del 2011.

I progetti di investimento raccolti ad ogni forum organizzato da ITTN, nel corso degli anni, sono andati aumentando in modo esponenziale. L’interesse è cresciuto da entrambe le parti, lato Italia e lato Cina. Il primo meeting fra imprese ebbe come interpreti 70 organizzazioni italiane e 150 cinesi, che diedero vita a oltre 350 partnership interessate a partecipare a 85 attività diverse. Qualche anno dopo c’erano oltre 700 delegati (200 cinesi e 500 italiani) impegnati in più di 300 incontri, finalizzati alla progettazione, alla gestione e alla contrattualizzazione di 100 progetti innovativi, con un trasferimento di oltre 8 milioni di euro in materiali tecnologici per un investimento totale di quasi 90 milioni di euro.

Le varie edizioni del Cina Italia Innovation Forum si sono svolte dal 2010 a oggi a Bejing, Nanjing, Napoli, Pechino, Milano e Roma. In questi sei anni, l’evento è riuscito a riunire più di 2.000 imprese, organizzando 4.300 occasioni di matchmaking (ndr: combinazione di incontri), raccogliendo oltre 600 manifestazioni di interesse nella cooperazione scientifica e tecnologica, realizzando più di 100 progetti sul suolo cinese e diventando di diritto un punto di riferimento istituzionale.

Roberto Luzi Crivellini

ITTN è una realtà con cui da qualche anno lavora anche Roberto Luzi Crivellini, avvocato italiano dello Studio Legale Macchi di Cellere Gangemi, specializzato in diritto del commercio internazionale e co-head dello Europe-China Desk, e che si occupa proprio di progetti innovativi, e di startup.

 

Quali sono i settori del know-how italiano, che più interessano ai cinesi?

Tutti quelli che riguardano il campo delle tecnologie ambientali: dai depuratori dell’aria ai filtri, dal trattamento e depurazione delle acque a quello dei fumi industriali e degli impianti di scarico fino al riciclaggio dei rifiuti. Praticamente il comparto tecnologico che diventa utile nella costruzione delle cosiddette smart cities e che migliorano l’efficientamento energetico degli edifici, che fanno risparmiare energie e vanno a invertire il trend di pesante inquinamento del territorio, dell’aria, dell’acqua e del suolo.

Un inquinamento che vogliono contenere?

Negli ultimi anni la sensibilità sociale nel paese è cresciuta, così come la possibilità di accesso ai dati relativi all’inquinamento dell’aria, che fino a qualche anno fa erano disponibili solo per un numero ristretto di stranieri ed erano pubblicati da ambasciata e consolati americani. Ultimamente, dopo i picchi di emergenza inquinamento che hanno raggiunto il valore giornaliero di 1500 microgrammi per metro cubo (ndr: quando il limite stabilito a livello europeo è di 50 al giorno per non più di 35 volte l’anno) a Shenyang nel nord della Cina, per 2, 3 giorni si è temuto il peggio. Il grado di inquinamento ha imposto la chiusura delle scuole, l’esonero delle persone di presentarsi al lavoro e fatto emergere una situazione di odissea ambientale. Oggi, queste cose hanno una grande eco tra la popolazione. Sui social media si esprime indignazione e molta attenzione su cosa sta facendo il governo per risolvere il problema. Quindi, è anche preoccupazione di sindaco, governatore e presidente dimostrare che il problema è sentito e che c’è l’intenzione di risolverlo con diverse iniziative.

Come si organizza il governo cinese per entrare in contatto con le startup italiane?

Il programma nel quale siamo stati coinvolti negli ultimi tre anni è a livello ministeriale la Cina e si chiama China Italy Innovation Program. Con cadenza semestrale si organizza due eventi l’anno, uno in Italia e uno in Cina, e si approfondiscono e gestiscono progetti congiunti di collaborazione e sviluppo della tecnologia. Durante il forum istituzionale, c’è una parte di B2B in cui aziende, startup o liberi professionisti si incontrano per presentare la loro idea: tecnologie enviromental friendly o biomedicali, e quella che chiamano “Industria 4.0”, cioè la nuova manifattura, la robotizzazione, l’efficientamento delle tecnologie di produzione industriale. Questa parte più operativa, in genere, viene veicolata da attori che si occupano, lato Italia, di fare selezione di progetti e di società di investimento e di ricerca di realtà italiane che ricercano partnership per lo sviluppo delle idee, dei progetti e delle tecnologie; lato Cina, soprattutto, di soggetti industriali o finanziari, che sono alla ricerca di un certo tipo di tecnologia. Un’attività definita matchmaking in loco, che attraverso uno screening, lato Italia e lato Cina, dei progetti e delle società, identifica qual è il partner che si cerca o qual è la migliore modalità di collaborazione desiderata. Sono incontri per facilitare il dialogo e presentare direttamente le imprese.

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