sabato, Settembre 25

Start-up per evitare una jobless recovery field_506ffb1d3dbe2

0

startup

Il nuovo anno porta speranze, o almeno ci prova, per la ripresa economica del Paese. Il rischio, però, in un’ottica di medio-lungo termine, è che si assista a quella che viene chiamata jobless recovery, ovvero una ripresa senza lavoro. L’espressione, infatti, indica la possibilità di una ripresa in cui l’economia nel suo complesso migliora, ma il tasso di disoccupazione rimane elevato o continua ad aumentare per un periodo prolungato di tempo. Un esempio di una ripresa senza lavoro si è verificato nei primi anni ’90. Mentre la recessione americana dalla fine degli anni ’80 tecnicamente si è conclusa nel primo trimestre del 1991, il tasso di disoccupazione non si è effettivamente stabilizzato fino alla metà del 1992. 

Considerando i livelli di occupazione drammatici nel nostro Paese e gli effetti che hanno sull’intera filiera economica, questo rischio sarebbe da evitarsi. La pensa così il primo ministro Enrico Letta, che ha posto tra i primi obiettivi del 2014 proprio quello di scongiurare questo rischio.

Un’altra cosa che insegna la storia è che, al termine di una fase recessiva, prima di creare nuova occupazione si tende a smaltire la disoccupazione in circolo, rilanciando la produzione già esistente e reintegrando i cassa integrati. A rimanere penalizzate da questo processo, quindi, sono le nuove imprese, spesso guidate da giovani. Il mondo delle partite iva in Italia ha già subito una brusca frenata negli ultimi cinque anni. Come rileva un’indagine della Cgia, Confederazione italiana generale dell’artigianato, il numero di lavoratori indipendenti è passato da 5.959.000 del 2008 a 5.559.000 del primo semestre 2013, con una maggiore concentrazione di cadute occupazionali nel Nord Ovest e nel Mezzogiorno. Le aziende in questione, però, si collocano in settori classici e storici dell’industria italiana, ovvero l’artigianato, il commercio e l’agricoltura. Occorrono, adesso, idee innovative per poter far ripartire l’economia italiana nella giusta direzione e per evitare quella ripresa senza occupazione che lascerebbe a casa molti giovani appena usciti dalle scuole e dalle università.

Per combattere una disoccupazione giovanile salita ormai al 42% occorrono misure serie e anche azzardate. Il Governo ha cercato di adottarne una nel tentativo di accorciare i tempi di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, stanziando degli incentivi per la creazione di nuove imprese. Della serie: “non posso garantirti attualmente un lavoro, quindi te lo creo”. Così il Governo ha deciso di utilizzare 1 miliardo dei complessivi 6,2 previsti dai fondi Ue appena sbloccati, per «il lavoro e in particolare per favorire l’autoimprenditorialità». Va in questa direzione anche il progetto “Smart&Start” di Invitalia, spa del Tesoro che si occupa degli investimenti e dello sviluppo d’impresa, che ha destinato una parte di un tesoretto di 80 milioni di euro per agevolare nuove aperture, soprattutto nel Centro Sud. «Smart» si legge sul sito di Invitalia «prevede contributi a copertura dei costi di gestione dei primi anni di attività, per le nuove imprese ubicate in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia, che propongono modelli di business innovativi sotto il profilo organizzativo o produttivo, oppure orientati a raggiungere nuovi mercati o a intercettare nuovi fabbisogni, ma anche alle imprese che intendono operare nell’economia digitale e/o valorizzare economicamente i risultati della ricerca, pubblica e privata». Gli incentivi sono rivolti alle società di piccola dimensione che si sono costituite da meno di sei mesi, ma possono accedere a Smart&Start anche “team” di persone fisiche in possesso di una business idea. La costituzione della nuova società sarà richiesta solo dopo l’approvazione della domanda di ammissione alle agevolazioni.

Il progetto di Invitalia ha consentito di stanziare 18 milioni per lo sviluppo di progetti turistici, culturali e naturalistici nei poli di attrazione del Mezzogiorno, in modo da ridare vita a un Sud che attualmente si trova a un passo dalla desertificazione industriale.

Gli incentivi previsti da Invitalia sono destinati principalmente a giovani e donne, ma non sono gli unici aiuti messi in campo per agevolare la creazione di nuove aziende. Ci sono, per esempio, anche facilitazioni previste per l’apertura di Srl semplificate, allargate agli over 35. Piccoli e grandi aiuti per sostenere una ripresa economica che premi le idee innovative e che consenta di abbassare il tasso di disoccupazione giovanile.

“L’Italia” sostiene Marco Oriolo, vice presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria “è uno dei primi tre Paesi europei per numero di aziende che nascono, ma la maggioranza di queste chiude nel giro di tre anni”. Effettivamente l’Italia è sempre stata un territorio fertile per la creazione di nuove imprese. Se in ambito europeo la media dei lavoratori indipendenti è del 13%, in Italia questa categoria arriva al 30%, confermandosi come uno dei Paesi con più alta vocazione imprenditoriale, seguito da Slovacchia, Repubblica Ceca e Slovenia. Una percentuale data da imprenditori vecchi e nuovi, anche se i giovani incontrano qualche difficoltà, dovuta anche alla situazione economica che stiamo attraversando. Secondo i dati raccolti da Confindustria, infatti, nel 2013 sono state avviate 1.250 startup innovative, ma di queste, presumibilmente, solo un terzo resterà in vita dopo il periodo di incubazione e di lancio nel mercato.

D’altra parte, per creare un’azienda oggi, serve un’idea geniale, innovativa e, soprattutto, negli ambiti di maggiore interesse e sviluppo. Secondo un sondaggio condotto dall’americana National Venture Capital Association e da Dow Jones VentureSource, nel 2014 gli investimenti per le start-up potrebbero tendere ad aumentare, soprattutto nei settori business, consumer e salute. L’idea geniale, quindi, è fondamentale per partire, ma occorre valutare bene anche il settore in cui andare ad operare. Infine, l’idea serve per buttarsi dal trampolino, ma poi bisogna saper nuotare. “Se si vuole che le nuove imprese forniscano impulso all’occupazione non basta farle nascere” spiega Oriolo, “ma bisogna permettere loro di consolidarsi e di crescere attraverso una conoscenza approfondita dei mercati globali e creando un ambiente favorevole allo sviluppo”. Oltre agli incentivi per la loro creazione, dovrebbero essere predisposti anche degli aiuti per consentire alle aziende di superare i primi difficili anni di vita. Un esempio è quello che viene dall’Austria dove, come spiega Oriolo “nei primi due anni di attività l’impresa non è obbligata a redigere un bilancio”.

Altro elemento importante per contare sulle start-up per rilanciare l’economia del Paese evitando il mantenimento del livello di disoccupazione, è l’innovazione. Una risorsa fondamentale per chi intende dare vita a una nuova azienda, che si traduce nell’esigenza di stare sempre al passo con la tecnologia e l’evoluzione del mercato nazionale e globale.

Secondo l’ultimo rapporto Amway, sono sempre di più gli italiani che vedono di buon occhio l’idea di mettersi in proprio, di trovare un’idea innovativa per dare vita a una start-up. Nonostante gli incentivi previsti dal Governo e da Invitalia, però, è sempre bene essere cauti quando salgono alla testa idee azzardate. Non necessariamente ogni idea diventa impresa o merita di diventare impresa. “L’azienda” spiega Oriolo “è un animale complesso. Idee e passione devono essere accompagnate dalla fatica quotidiana, da un aggiornamento continuo e dal confronto con i manager di successo. Improvvisare rischia di portare a una perdita di tempo e di denaro”. L’ultima parola chiave per puntare sulle start-up in questo momento è, quindi, la formazione, necessaria per creare gli imprenditori di domani, che dovranno essere abili anche a evitare crisi economiche come questa.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->