giovedì, Ottobre 21

Start-up in Grecia: risultato della crisi o leader dell'innovazione? Intervista a Socrates Ploussas, vicepresidente della Hellenic Startup Association

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Global Entrepreneurship Week Grecia

La Global Entrepreneurship Week (GEW) si terrà per la prima volta ad Atene il prossimo weekend in presenza del suo direttore Jonathan Ortmans, come parte del secondo Disrupt Startup ScaleUP. La GEW verrà trasmessa in diretta in circa 150 Paesi nel mondo. Secondo Ortmans, l’anno scorso più di un milione di persone hanno guardato lo streaming live del primo Disrupt Startup ScaleUP, a caccia di una nuova imprenditoria, mentre in Grecia le startup hanno trovato terreno fertile. In effetti negli ultimi due anni la Grecia ha visto un boom di startup. Quali sono le ragioni di questo cambiamento? Le startup sono semplicemente emerse dalla crisi o stanno effettivamente offrendo soluzioni innovative ad un pubblico sempre più esigente e dalle idee chiare?

Secondo una ricerca condotta da Endeavor Greece, nel 2010 sono state fondate solo 16 startup, un numero quasi decuplicato nel 2013. Di pari passo nello stesso periodo è andato l’aumento degli investimenti di capitale in startup. Nel 2013 le somme investite hanno raggiunto i 42 milioni di euro, 80 volte tanto i soli 500.000 euro investiti nel 2010. Sempre secondo Endeavor Greece, l’iniziativa Jeremie, canalizzando quattro fondi nel mercato (Elikonos, Odyssey, Open Fund e PJ Tech Catalyst), ha avuto un impatto molto importante sullo sviluppo delle startup. Le imprese tecnologiche hanno ricevuto il 50% circa degli investimenti totali nel 2013, seguite dai servizi finanziari, i media, i prodotti agricoli, l’istruzione e l’intrattenimento. Ciononostante si registra una carenza di investimenti in aree quali il commercio elettronico, la salute e l’energia.

Il crescente numero delle imprese è associato alla crescita di organizzazioni a supporto dei giovani imprenditori (ad esempio gli incubatori) e dei concorsi, come eventi e iniziative rivolte all’imprenditoria e al finanziamento di nuove imprese.  Molte startup sono emerse dalla crisi, come è naturale aspettarsi considerando l’esperienza internazionale, che ha dimostrato come la recessione porti all’innovazione. Alla base di questo boom delle startup si trova un grande paradosso greco. Alcune agenzie, utilizzando i fondi della UE, supportano più gruppi di startup di quante riescano poi a sopravvivere nel mercato globale. Socrates Ploussas, vicepresidente della Hellenic Startup Association, ha risposto alle nostre domande.

 

Il boom delle startup in Grecia è dovuto solo alla crisi o queste imprese rispondono ai bisogni della gente?

La crisi economica è soltanto una causa. C’era il bisogno fondamentale di esprimere l’imprenditorialità in modi nuovi e creativi, rispondendo alle sfide di una nuova era.

Le startup riescono, oggi, ad offrire idee e soluzioni innovative?

Sì, ma non tanto quanto sarebbe necessario. Il problema è che l’innovazione, di solito, è collegata alla tecnologia e ci troviamo in difficoltà nel combinare i nostri settori tradizionali (come l’agricoltura) con l’innovazione.

C’è però una carenza di iniziative nei settori della salute e dell’energia. C’è una spiegazione?

È vero, nel settore medico (ad eccezione della telemedicina e della salute “mobile”) c’è carenza di iniziative e di idee innovative. Per quanto riguarda il settore energetico c’è del movimento, ma normalmente chi ha idee va via dalla Grecia.

È vero che nascono più startup di quante ne sopravvivano?

Sì, certo. Se vogliamo parlare per numeri, direi che una startup su 15 sopravvive e che la mancanza di fondi non è la ragione principale di tutti questi fallimenti. Al contrario, i problemi stanno nella scarsa competitività e nell’incapacità di offrire valore per un servizio pagato. Le startup greche dovrebbero imparare a creare un prodotto o servizio di cui il pubblico non possa fare a meno.

Nonostante l’intensa attività a favore dell’imprenditoria, nessuna delle proposte greche (tra le 80 inizialmente presentate) ha passato il primo round di valutazione dello SME Instrument, il nuovo strumento paneuropeo per il finanziamento delle imprese innovative. Per quale ragione?

Ci sono due ragioni. La prima è che c’è stata poca organizzazione nell’invio delle proposte. La seconda è che le proposte greche erano carenti sotto l’aspetto dell’internazionalità, non potevano funzionare globalmente. In ogni caso, bisogna anche considerare il fatto che la competizione era enorme.

In generale, ci sono casi in Grecia che potrebbero avere successo internazionale. Però dobbiamo imparare che, per essere competitivi, bisogna prima di tutto essere globali. Il mercato è globale e a questo punto la sfida è riportare in Grecia la conoscenza.

Perché le startup internazionali dovrebbero scegliere la Grecia come base da cui sviluppare le proprie attività? Qual è il vantaggio comparativo della Grecia?

In Grecia abbiamo un enorme talento per l’ingegneria, un microclima eccellente per l’agricoltura e una posizione ottimale per il settore energetico. Anche il turismo greco è molto promettente e potrebbe attrarre talenti internazionali.

Da dove potrebbero venire gli investitori in startup greche e perché?

Per il momento non possiamo proprio parlare di investimenti e non c’è un flusso di capitali verso la Grecia, se non per gli imprenditori greci che espandono le proprie attività all’estero. Ci sono alcuni investitori, ma sono casi isolati, perlopiù da Israele, EU e investitori greci residenti all’estero. Quello che li attrae è il talento ingegneristico e il basso costo del lavoro.

 

Traduzione di Elena Gallina

 

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