mercoledì, Ottobre 20

Star Wars: ma è davvero fantascienza? field_506ffbaa4a8d4

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Per Giorgio Raffaelli, editore specializzato in fantascienza con la casa editrice Zona 42, “Non è un problema di fantasy o fantascienza, ma delle diverse concezioni di fantascienza che il pubblico può avere. È indubbio che per il pubblico generalista ‘Star Wars’ riassume in un’unica rappresentazione tutta la fantascienza (sia visiva sia, ahimè, scritta), ma ho sempre trovato paradossale che un film simile (che nega alla radice tutti motivi per cui apprezzo il genere) goda di tanto apprezzamento anche tra gli appassionati. È un raro prodotto capace di suscitare un rapporto fideistico con i suoi spettatori: se non credi a quello che viene raccontato, tutta la storia crolla come un castello di carte. Nega ogni possibilità di speculazione, invenzione, evoluzione (fanta)scientifica nella sua narrazione. Da parte mia non ho esitazioni a definire mio malgrado SW fantascienza, e devo anche dire che mi sono divertito a guardare l’ultimo episodio, ma per farlo ho dovuto spegnere qualsiasi senso critico. Nell’ottenere un risultato simile Abrams è stato tanto bravo quanto odioso”.

Insomma, l’impatto di ‘Star Wars’ potrebbe addirittura essere stato negativo per la fantascienza nel suo insieme. Silvio Sosio, attuale direttore di ‘Robot’, nell’editoriale del numero attuale della rivista ha scritto: “Uno dei momenti più drammatici per la storia della fantascienza è stato il 25 maggio del 1977: nei cinema arrivava ‘Star Wars’. Sembra paradossale, eppure quello che probabilmente è il prodotto di fantascienza di maggior successo di tutti i tempi coincise probabilmente con l’inizio del declino del genere letterario, che proprio tra gli anni Sessanta e Settanta aveva conosciuto il suo periodo di maggiore popolarità. ‘Star Wars’ cambiò l’immagine della science fiction, da quella di genere di idee, speculativo, a quella di genere avventuroso e spettacolare. Avrebbe fatto la fortuna della fantascienza cinematografica, ma anche la rovina di quella scritta, incapace, evidentemente, di replicare la spettacolarità dello schermo”. Un’opinione che Giuseppe Lippi non sembra condividere: “’Star Wars’ ha avuto un effetto dirompente sul cinema, ma non credo abbia influenzato molto la fantascienza letteraria. Alla fine è l’epigono di un genere pulp-avventuroso che è sempre esistito in modo autonomo. Solo che una volta utilizzava elementi come ragazze spogliate, cattivi lubrichi, misteri che si svelavano a poco a poco, mentre Lucas ha riportato tutto a un livello adolescenziale”.

Star wars 1

L’atteggiamento critico verso Star Wars, tuttavia, si stempera se andiamo a guardare tra le nuove leve della fantascienza. Per esempio Maico Morellini, di recente in edicola con la saga dei Necronauti, considera la saga un elemento fondante del suo immaginario: “Star Wars ha indiscutibilmente catalizzato, segnato e indirizzato la mia passione per la fantascienza. Ho visto ‘Il Ritorno dello Jedi’ al cinema nel 1983, avevo sei anni, ma ho impiegato diverso tempo a metabolizzare la grandezza e la semplicità dell’universo creato e realizzato da George Lucas, tempo nel quale Luke Skywalker e le sue gesta sono diventati parte della mia crescita culturale. Mi ha insegnato per prima cosa la curiosità, la voglia di scoprire mondi nuovi, immaginati da altri, e in seconda battuta il desiderio di provare io stesso a fare qualcosa di simile. Non voglio dire che senza ‘Guerre Stellari’ non mi sarei mai impegnato nella scrittura, ma di certo ha catalizzato tutta la creatività di cui disponevo e l’ha aiutata a crescere. La cosa strana è che la fantascienza di cui mi occupo, quella che scrivo, è molto diversa. Sono molto attento alla veridicità di ciò che scrivo, alla possibilità che tutto possa succedere davvero, mentre ‘Guerre Stellari’ ha sempre parlato a una parte molto diversa del nostro cervello.

Anche per Giovanni De Matteo, autore di ‘Sezione π2’ e ‘Corpi spenti’, il fascino della saga travalica la debolezza dei contenuti. “Per ragioni anagrafiche ho visto la trilogia originaria una quindicina d’anni dopo l’uscita del primo film, ovviamente restando affascinato dal senso di avventura e dalla spettacolarità della confezione, ma piuttosto neutrale rispetto ai contenuti, che mi sembravano raccontare di un futuro che era già stato superato. Ma è inutile negare che all’epoca ‘Star Wars’ ebbe sui miei coetanei un influsso molto più profondo di qualsiasi altra opera di fantascienza. A inizio anni ‘90 ‘Blade Runner’ era un culto per pochi adepti, e Star Wars era il mainstream: tutti lo conoscevano, tutti ne amavano i personaggi, tutti odiavano l’Impero. Col tempo la mia posizione nei riguardi di Star Wars si è ammorbidita. Nel frattempo avevo avuto modo di acquisire un po’ più di confidenza con la fantascienza scritta, e riuscivo probabilmente ad apprezzare meglio i riferimenti all’immaginario classico del genere, da Alfred E. van Vogt a Frank Herbert, passando per Isaac Asimov e Edmond Hamilton. E così ho cominciato a rivalutare anche Star Wars come meccanismo mitopoietico, in grado di imporre -forse per la prima volta nella storia- una mitologia del futuro”.

Se rispetto alla saga nel suo insieme l’atteggiamento degli addetti ai lavori è nel complesso decisamente critico, non per questo il mondo della fantascienza ha evitato di recarsi in massa a vedere il nuovo film della serie, ‘Il risveglio della forza’, e chi l’ha visto ha dato in genere un giudizio positivo ma senza entusiasmi. Per esempio Andrea Viscusi, autore del romanzo ‘Dimenticami Trovami Sognami’, afferma: “Il nuovo film è una saga d’avventura piacevole da seguire, se si cerca una visione non impegnativa. È efficace nel passare il testimone alle nuove generazioni (sia all’interno della narrazione, sia per il pubblico). Avrei però difficoltà a classificarlo come opera centrale del cinema di fantascienza, visto che manca del tutto di elementi speculativi, ed è poco più di una ‘epica nello spazio’”.

Anche per Dario Tonani, autore tra l’altro della saga fantascientifica ‘Mondo9’, ci sono luci e ombre: “Mi sono infilato in sala aspettandomi di tornare indietro di trentotto anni. Sono tornato ragazzo? Sì. Sono rimasto nerd? Assolutamente (e ne riconosco a J.J. Abrams ampio merito). È bastato per uscirne pienamente soddisfatto? No. Il punto è che, a dispetto delle rughe di Han Solo e dell’ex Principessa Leia, Star Wars non è cresciuto affatto, mentre noi spettatori e fan impenitenti sì, e forse ci aspettavamo altro e di più articolato. È già di per sé un’impresa che la fantascienza di tre decadi fa regga alla prova del nostro di futuro, figuriamoci se è capace di ricomporre in un adulto la magia che l’ha stregato da ragazzino. Eppure qualcosa nel format liofilizzato del nuovo Star Wars è rimasto potente e indelebile. Ed è ancora in grado di strapparci un moto di sorpresa e un sussulto di emozione. Quanto al primo, ho visto sbriciolarsi un dogma che credevo incrollabile: l’assoluto asservimento al Lato Oscuro degli Stormtrooper. Come diamine è possibile che anche uno solo di loro abbia in sé tanto cuore e tanto libero arbitrio da cedere alla seduzione della Luce? Vedere sotto il loro casco, non solo metaforicamente parlando, è stato disneyano fino al midollo. Quanto all’emozione, scorgere dall’alto il relitto di un Camminatore riverso nella sabbia mi ha dato un piccolo tuffo al cuore: problema mio, ci ho visto una nave di Mondo9. Questione di proporzioni e di ruggine. Non lo farò più, promesso”.

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