martedì, Settembre 28

Star Wars: ma è davvero fantascienza? field_506ffbaa4a8d4

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Anche se siamo ormai abituati a film che vengono imposti al pubblico attraverso campagne di marketing intensive che abbracciano tutto il mondo in una sola volta, crediamo che in passato non si siano verificati fenomeni della portata di ‘Il risveglio della forza’, settimo film della quasi quarantennale saga di ‘Star Wars’. Sugli schermi da una settimana, il film è pressoché onnipresente nelle conversazioni e nei social network, tanto che chiunque voglia farsi pubblicità, dai candidati alla presidenza degli Stati Uniti fino all’ultimo supermercato di provincia, non può fare a meno di citarne il tipico frasario.

Sembrerebbe il paradiso degli appassionati di fantascienza, che una volta tanto vedono il loro genere preferito al centro dell’attenzione mondiale. Ma in realtà la relazione tra la serie cinematografica creata da George Lucas e gli amanti delle storie ambientate nel futuro non è così lineare, tanto che molti la considerano un prodotto che appartiene al genere solo in modo spurio, e comunque non così degno di interesse. Fin dalla prima apparizione della saga, c’è chi l’ha ritenuta decisamente arretrata rispetto alla media della fantascienza dell’epoca. Un punto di vista che viene ben riassunto dalle parole di Lanfranco Fabriani, autore della serie di romanzi e racconti di fantascienza temporale ‘Lungo i vicoli del tempo’: “Ricordo che, quando nel 1977 apparve ‘Star Wars’, venne visto con un certo fastidio da molti autori di fantascienza sia italiani che americani. Allora la fantascienza letteraria era molto maturata, veniva vista dagli autori e da molti appassionati come una cosa seria, e ‘Star Wars’ sembrò una netta regressione verso la fantascienza degli anni Trenta-Quaranta, una baracconata più fantasy che realmente fantascientifica. Opinione che condividevo e che non è mutata”.

Molto simili le impressioni di Umberto Rossi, americanista ed esperto di Philip K.Dick che ha appena esordito nel romanzo fantascientifico pubblicando ‘L’uomo che ricordava troppo’: “Per me ‘Star Wars’ arrivava dopo pellicole come ‘2001: Odissea nello Spazio’, ‘THX 1138’ (sempre di Lucas, ma di ben altro spessore), ‘Rollerball’. E dopo la lettura di tanta, tanta fantascienza, nel momento in cui andavo scoprendo scrittori, come Philip K. Dick o James Ballard. Insomma, ‘Guerre stellari’ (ché con questo titolo uscì in Italia) non mi entusiasmò, lo paragonai a un’automobile dalla carrozzeria fantascientifica che però nasconde un motore fiabesco. Quel Darth Fener (così si chiamava agli inizi) come cattivo pareva una caricatura, tutto nero coll’elmetto della Wehrmacht in testa. E soprattutto, in una fiaba ci vuole la principessa, certo, ma che almeno stimoli un po’ l’immaginazione dell’adolescente in tempesta ormonale. Cosa ci rifilava invece Lucas? Carrie Fisher! Poi sono arrivati i sequel, i prequel e ora un altro sequel: mi sembra che una storiella semplice sia stata gonfiata mostruosamente per fare cassa”.

In definitiva quando ‘Star Wars’ uscì fu percepito come un corpo estraneo dall’establishment fantascientifico, sia in Italia che negli USA. Ce lo conferma Giuseppe Lippi, da un quarto di secolo curatore di ‘Urania’, esperto di cinema e letteratura fantascientifica, che allora era un redattore dell’autorevole rivista ‘Robot’: “Quando uscì ‘Star Wars’ avevo 24 anni, ero già un adulto fatto e finito, e perciò avevo un bagaglio di idee ben precise su cosa dovesse essere la fantascienza. Per questo il film mi lasciò indifferente. Anche dal punto di vista visivo, pur rendendomi conto che si trattava di un’operazione ambiziosa, pensavo non rappresentasse comunque una grande novità, dato che arrivava nove anni dopo 2001: Odissea nello spazio, film che aveva aperto una nuova era per gli effetti speciali”.

Ma era soprattutto il modo di approcciare il genere fantascientifico a non convincermi. E non ero l’unico a pensarla così: all’epoca Ben Bova [direttore di ‘Analog’, tra le principali riviste di fantascienza statunitensi, N.d.R.]disse senza mezzi termini che Star Wars’ non era fantascienza. Per gli appassionati era naturale pensarla così: nel film non c’era nulla della fantascienza letteraria e cinematografica di allora, e non percepivamo l’importanza che questo filone avventuroso e quasi fantasy avrebbe assunto. Ricordo giudizi negativi anche da parte dei miei colleghi di ‘Robot’ , come il direttore Vittorio Curtoni e il critico cinematografico Lorenzo Codelli, che allora stroncò il film, anche se oggi ha mutato opinione in senso molto più positivo.“

La saga di Lucas sarebbe perciò imparentata col fantasy almeno quanto lo è con la fantascienza. Lo afferma anche Sandro Battisti, uno dei due vincitori del premio Urania di quest’anno per il miglior romanzo fantascientifico: “’Star Wars’ è a metà strada tra fantascienza e fantasy. Non è tra le mie suggestioni preferite, ma ha accezioni esoteriche: mi sento di dire che il lato oscuro è divulgativo dell’esoterismo stesso”. Una parentela spiegata così da Emanuele Manco, direttore del sito web ‘Fantasy Magazine’: “Con il fantasy Star Wars’ condivide il modulo narrativo, il viaggio dell’eroe e la magia. Nel momento in cui Luke Skywalker spegne il suo visore e usa la Forza per trovare il suo bersaglio, ‘Star Wars’ è fantasy. È il momento in cui l’Eroe compie il suo destino utilizzando un potere arcano e misterioso, nonostante la presenza delle astronavi. Del resto Darth Vader ammonisce: «Non essere troppo fiero di questo terrore tecnologico che hai costruito: l’abilità di distruggere un pianeta è insignificante in confronto al potere della Forza»”.

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