martedì, Settembre 21

Stalking: il punto di non ritorno field_506ffb1d3dbe2

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Una figura giuridica contorta ma necessaria, un concetto in continua evoluzione con i dati del primo semestre 2015, diffusi dalla Polizia, che parlano di un calo del 21,3% degli atti persecutori, un’inversione di tendenza necessaria rispetto al 2014, dove le vittime di stalking sono state ben 1200. Tuttavia, in questi casi, il psicologico si lega in maniera inscindibile col giuridico e, anche una donna che può disporre della presenza di affetti attorno a sé, può riscontrare la diffidenza, almeno iniziale, degli stessi.
Da soli non si può, però, affrontare un “gigante” del genere e dunque la denuncia è d’obbligo, nonostante la paura di ritorsione e nonostante un meccanismo che si insinua nella testa, quel sentirsi in colpa che spesso accompagna le donne negli episodi di violenza subiti, come confermato dalla Lombardo: “Quando parlavo di questa storia dovevo sempre aggiungere che non c’era stato niente, come se mi dovessi giustificare di questa cosa, è una condizione atavica della donna, se l’ho provato io che sono tutt’altro che retrogradaLa polizia mi è stata vicina così come il mio avvocato che mi ha sempre supportato come un’amica, il problema è che le forze dell’ordine non potevano fare nulla, stava sempre sotto il giornale e si giustificava dicendo che la strada era di tutti. Ero molto più forte quando ho scoperto le storie passate, prima mi dicevano di avere pazienza poi, scoperti i precedenti, lui ha ottenuto la considerazione che si meritava”.

Da quel momento Graziella Lombardo ottiene la sottoposizione del suo stalker ad una perizia psichiatrica e il processo comincia ad incanalarsi verso i binari giusti, prima che la situazione degeneri: “Non mi ha mai alzato le mani ma ha manifestato episodi di autolesionismo, si sbatteva la testa al muro in maniera violenta, la preoccupazione era evidente. Ho dovuto cambiare le abitudini della mia vita, gli orari, prima andavo a qualsiasi ora a lavoro, il sabato e la domenica lavoravo tantissimo e anche sola, poi ho dovuto rivedere il tutto quando ha messo un piede tra me e la porta per non farmela chiudere. Ho tagliato i capelli quasi a zero, avevo una massa di ricci pazzeschi che tra l’altro a lui piacevano”, racconta, fino a soffermarsi su un episodio curioso ma significativo: “Fumavo tantissimo fino a quel momento, ma ho smesso, era l’unica cosa che potevo controllare con la mia forza di volontà, sentivo il bisogno di esercitare un controllo che da tutte le altre parti sfuggiva. Mi sono chiesta a lungo come avevo fatto a farmi soggiogare da quell’uomo“.

Sono passati diversi anni dalla condanna dell’uomo che oggi è libero dopo essere stato sottoposto a delle cure psicologiche presso un centro di igiene mentale, Graziella Lombardo, che ripete continuamente di essere stata fortunata per la vicinanza della sua famiglia, degli amici, dei suoi colleghi e del suo avvocato, non vuole che il suo tuffo in un passato neanche troppo lontano resti un mero esercizio di memoria: “Noi donne dovremmo vedere in anticipo queste cose e non giustificare atteggiamenti troppo da macho, nelle espressioni come nei fatti, purtroppo spesso soprassediamo su cose che sono brutte, a me è bastato che mi dicesse quel fatto della sua amica per sentire un campanello d’allarme. Sottoporre queste persone a delle cure psicologiche è una tappa obbligata, non possono guarire senza ragionare, credo siano soggetti che non possano migliorare mai, affinano le loro tecniche e diventano sempre più pericolose, ad un certo punto il mio stalker è arrivato ad utilizzare tutte le sue competenze informatiche per creare account e siti falsi…

La storia della Lombardo può anche rappresentare un esempio positivo, perché la condanna a 6 mesi, comminata proprio agli albori del nuovo reato di stalking, si è basata su condotte non concretizzatesi in episodi di violenza, tuttavia, la direttrice, non nasconde una certa perplessità nel sapere che il suo persecutore lavora a contatto con altre ragazze: “Mi dispiace, non è possibile che uno che fa queste cose tre volte venga messo nelle condizione di agire rispetto agli altri, è una mina vagante”.

Tempo ne è passato, la giustizia ha fatto il suo corso e dunque può capitare che la Lombardo incontri il suo persecutore: “Mi viene l’ansia al solo pensiero di rincrociarlo, ho ricevuto una lettera dove mi si chiede di firmare una liberatoria per affermare che noi non abbiamo più nulla da pretendere nei suoi confronti e guarda caso il giorno prima l’ho visto fare qualche giro sotto casa, fino ad incrociarmi. Una volta l’ho incontrato in macchina, ero con i miei figli e il pensiero che li stesse guardando mi ha fatto rabbrividire. Quando vedo qualcuno che possa assomigliare a lui mi viene il magone, sono una donna dal carattere forte e non avrei mai pensato di ritrovarmi in una situazione del genere”. E sul suo coraggio e la sua prontezza non sembrano esserci dubbi, così come nell’umiltà di chi afferma, per l’ennesima volta, di essere stata fortuna perché “molte donne non possono beneficiare di tutte le amicizie che ho avuto accanto in quei momenti, molte si ritrovano sole”.

E nella solitudine, nelle mille difficoltà, nella paura agonizzante che può paralizzare qualsiasi azione e reazione, le donne devono trovare il coraggio di accorgersi, il più presto possibile, di determinati comportamenti. Facile a dirsi ma meno a farsi, tuttavia i dati forniti di recente dal Codacons fanno ben sperare, se è vero che, il 37% delle ragazze che ha denunciato violenze, abusi e molestie ha meno di 24 anni, il 35% ha dai 25 ai 45 anni e il 21% oltre i 45. Resta quel 31% di donne che non denuncia per paura di peggiorare la situazione, magari una storia come quella di Graziella Lombarda può contribuire ad infonder loro un po’ di coraggio.

 

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