giovedì, Agosto 5

Stalking: il punto di non ritorno field_506ffb1d3dbe2

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Sono stata fortunata”. Una frase ripetuta spesso, durante il corso dell’intervista, da una donna che ha vissuto le pene dell’inferno e che è riuscita a ribellarsi al suo persecutore. Parliamo di stalking attraverso il racconto di Graziella Lombardo, storica direttrice del settimanale Centonove, che è stata vittima di un uomo per ben tre anni. Una condanna a sei mesi ha messo la parola fine ad un iter giudiziario, le immagini e il vissuto di quel periodo però rimangono ben nitidi nella mente: “Persone come queste si insinuano piano piano nella tua vita, tanto che non hai modo di renderti conto che stai entrando in un meccanismo patologico, che costringe a a rivedere la tua vita. Pensi all’inizio che se ne faranno una ragione e che non c’è bisogno di aiuto o di interventi più forti e mirati”. Parole che sintetizzano al meglio il complicato sistema che si innesca tra vittima e stalker, termine inteso con diverse accezioni: cacciatore in agguato, molestatore assillante, colui il quale “fa la posta”, aspetta, insegue e raccoglie informazioni sulla sua “preda”.

Nell’estate del 2002, facevo parte di una comitiva di amici venuti da fuori, andavamo a mare insieme e lì ho conosciuto questa persona, era amico di un mio amico storico. Siamo usciti tutti insieme per circa un mese, lui era della mia stessa città, un grafico molto bravo che mi ha proposto una collaborazione con il mio giornale. Dopo un po’ di incontri in sede mi sono resa subito conto che questa persona aveva delle anomalie, conduceva una vita regolare, con un lavoro ed una casa, tutto portava ad un contesto sereno ma, non so perché, ho percepito subito qualcosa”, afferma Graziella Lombardo e quel suo sesto senso, col senno di poi, sarà la sua arma in più nella sua battaglia verso la libertà.

Pochi episodi bastano per inquadrare il soggetto e per adottare le opportune cautele, tempismo necessario in situazioni del genere: “Con alcuni tipi di persone ci sono subito dei campanelli d’allarme. Non mi piaceva il rapporto che aveva con sua madre, la definiva una puttana, pensavo che un uomo di quasi 40 anni non potesse avere dei conflitti del genere esprimendosi in quel modo. Mi parlava anche di qualche favoritismo che aveva ricevuto il fratello ma un episodio su tutti mi aveva fatto capire che non mi avrebbe fatto piacere nemmeno averlo come amico. Mi ha detto infatti che una sua amica non gli aveva raccontato della frequentazione con un ragazzo, lui si accaniva su questo argomento ed ho pensato che potesse farlo anche su di me”, continua.

Abbandono, separazione, lutto, risentimento, sono solo alcuni degli elementi che possono muovere il persecutore, l’intento è quello di rivendicare unpossesso‘, come se avesse di fronte un oggetto, la rassegnazione verso un rifiuto non è contemplata nel suo DNA.
Pur nelle sue molteplici varianti, grazie agli studi di Mullen, si è riuscito ad individuare cinque categorie di stalkers:

  • il “risentito“, colui che prova rancore verso traumi affettivi da lui percepiti come ingiusti;
  • il “bisognoso d’affetto“, colui che vuole trasformare, a tutti i costi, un rapporto quotidiano in una relazione sentimentale;
  • il “corteggiatore incompetente“, che si caratterizza per comportamenti di breve durata e per l’ignoranza nelle modalità relazionali;
  • il “respinto“, colui il quale ha ricevuto un rifiuto dalla vittima e vuole sia vendicarsi dell’affronto sia provare a recuperare il rapporto;
  • il “predatore“, che ha un obiettivo meramente sessuale e che trae eccitazione dalla persecuzione delle sue vittime.

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