domenica, Ottobre 17

Stadio Franchi, un capolavoro architettonico da salvare Appello al Ministro Franceschini, contro le ipotesi di demolizione dell’opera di Pieri Luigi Nervi, da Fai, Italia Nostra, Ordine degli Architetti, Icomos, P.L.Nervi Project Association e di singole personalità. Quel pasticciaccio brutto dell’art. 55 bis del decreto legge Semplificazioni, per allentare i vincoli a tutela dei beni culturali

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Il Franchi, lo stadio di Firenze, capolavoro dell’ing. Pier Luigi Nervi,  vanto della città e della cultura  architettonica del ‘900,  si salverà dalla distruzione? La domanda è legittima e ormai se la pongono in tanti, a cominciare da autorevoli organismi e associazioni, come Italia Nostra, l’Ordine degli Architetti di Firenze, il FAI, la Pier Luigi Nervi Project Association  e, la più recente, Icomos ( International Council on Monuments and Sities), ente consultivo dell’Unesco. I quali, però, non si fermano alle lamentazioni, ma dichiarano che non sarà lasciato niente d’intentato per evitare lo scempio, quello scempio che suscita gli incubi notturni di  Elisabetta Margiotta Nervi e di Ugo Carughi (‘Il Franchi demolito, svegliateci da questo incubo’, scrivono).

Ciò che rende insonni le  notti  di chi  agisce per tutelare e diffondere nel mondo la conoscenza dell’opera ingegneristica del Nervi (resa famosa  non solo dallo Stadio fiorentino o dal Flaminio di Roma ma anche dalla Sala Nervi Paolo VI in Vaticano),  è il fatto che, nel recente Decreto Semplificazioni, è stato furbescamente inserito grazie ad un’operazione trasversale (tutti d’accordo tranne uno: 5Stelle) in sede di commissione parlamentare,  un articolo, il 55 bis che, per gli impianti sportivi consentirebbe, in deroga a una moltitudine di articoli del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, la demolizione stessa dell’opera scorporandone le parti ritenute di pregevole interesse architettonico,  che potrebbero essere ricostruite altrove e in dimensioni ridotte in altri loghi della città.  Roba da non credere! Il provvedimento sembra pensato per il Franchi, che presenta strutture architettoniche di particolare pregio e significato, come la scala elicoidale d’accesso alla Maratona, la stessa Torre di Maratona e altre ancora. Come si spiega quel blitz? Qualcuno ricorda che si era in clima pre-elettoralee che taluni immaginavano  di poter giocare la carta abolizionista dei poteri delle sovrintendenze, sfruttando l’onda populista degli sportivi, ai quali da anni era stato promesso un nuovo stadio o l’ammodernamento del vecchio. Ma è adattabile anche ad altre situazioni, altri impianti.

“ Svegliati di soprassalto da questo incubo” – hanno scritto  Elisabetta Margiotta Nervi e Ugo Carughi –   “siamo andati a rileggere l’articolo 55 bis, che davvero dice tutto questo, anche se in modo un po’ sgrammaticato: forse l’ha dettato l’italo americano, non del tutto padrone della lingua italiana. Parole come demolizione, trasformazione o ricostruzionesono state disinvoltamente introdotte in una legge che un tempo si occupava di tutela, legata ad uno dei principi della nostra Costituzione, l’art.9, minandolo così come un tarlo all’interno di un mobile d’epoca.” L’italo-americano cui si fa  riferimento è  l’imprenditore e nuovo patron della Fiorentina Rocco Commisso, il quale una volta messo piede a Firenze si è trovato a dover gestire  oltre alla società di calcio anche la patata bollente di un Franchi bisognoso di restauri o interventi migliorativi, oppure  a realizzarne uno tutto suo, con annesse strutture per attività mercantili e residenziali. E a  cercar quindi di trarre da questo investimento  possibili profitti. Del resto, l’idea del nuovo stadio era già stata presentata dai Della Valle: la famosa alla ‘nuvola’ dell’archistar Fuksas, in altra area. Le zone dove collocare la ‘nuvola’ sono state diverse, l’ultima proposta dal Comune era nella zona nord della città, in prossimità dell’autostrada, nell’area Mercafir). Risultata poi inadatta, il Comune ha ripiegato sull’ipotesi Franchi, mentre Commisso sembrava orientato verso un nuovo stadio nel comune di Campi Bisenzio.  Ma in tal modo, il Comune di Firenze restava tagliato fuori. E’ così è ritornata a galla l’idea di intervenire sul capolavoro di Nervi, riadattandolo ad un progetto – l’unico sostenuto ufficialmente – che prevede fra le altre cose, la demolizione delle curve , per riavvicinare al campo di gioco. Un progetto che stravolgendo  il disegno architettonico dell’opera originale non avrebbe potuto che incontrare il no della Sovrintendenza.

Il Soprintendente Andrea Pessina, aveva già fatto presente l’importanza e la delicatezza di cui si sarebbe dovuto tener conto. «Nelle pagine del nostro passaporto, in filigrana sono disegnati una serie di monumenti. Ben tre sono di Pier Luigi Nervi: uno è lo stadio di Roma, uno la Sala delle Udienze Paolo VI in Vaticano e a pagina 31 c’è l’Artemio Franchi. Questo dà l’idea dell’importanza che è stata data a questo edificio, che è stato ritenuto uno dei monumenti più significativi dell’architettura moderna nazionale e che fa parte dell’identità nazionale. Quindi io credodiceva Pessina che le esigenze anche legittime di adeguare lo stadio agli standard di oggi, debbano tenere conto che il Franchi è come la Cupola di San Pietro o il Colosseo. E’ come abbattere qualcosa che sta sulle monete. Chi prenderà questa decisione, spero che lo faccia consapevolmente, perché legherà il suo nome a qualcosa di pesante». Parole chiare le sue, subito interpretate come un rifiuto a qualsiasi intervento migliorativo, che invece era disponibile a consentire.

E quindi, oggetto di violenti  attacchi nei suoi confronti,  anche sui social, contro i divieti della ‘burocrazia’. Attacchi grossolani che confondevano le carte in tavola poiché altro non faceva la soprintendenza, peraltro ben disposta a valutare interventi migliorativi della struttura ( la copertura, il restauro, l’aumento del numero dei posti, la visibilità e vivibilità)   a consentire operazioni che si muovessero nel rispetto delle norme di tutela del bene.  D’altra parte, altri progetti, presentati da studi di architettura, erano stati realizzati tenendo conto di questi vincoli e della destinazione dell’intera area del quartiere di Campo di Marte, a verde sportivo. Ma non sono mai stati presi in seria considerazione. Perché? Questo è un altro dei punti da chiarire. Fatto sta  che a seguito di questo brutto pasticciaccio, la situazione  si trova  in ora una fase di stallo, mentre continuano le politiche, anche aspre. Da un lato Commisso  si rivolge al  Ministro Dario Franceschini con tono risentito perché fornisca in tempi brevi una risposta  sulla trasformazione (demolizione?) del Franchi, altrimenti l’investimento lo faccia il ministro stesso; anche il Sindaco Nardella, sia pure con diverso linguaggio sollecita una risposta,  mentre dal fronte opposto si stanno muovendo  organismi di tutto rispetto,  come la Pierluigi Nervi Foundation,  l’Ordine degli architetti, Icomos, Italia Nostra, il Fai e singole personalità.

“Nervi” – scrive la Margiotta – “era un progettista che costruiva le proprie opere, che sperimentava le proprie costruzioni, un pioniere che si inseriva in una grande tradizione”. Il suo appello è “ Salviamo il Franchi!” “Secondo Antonio Natali, storico dell’arte già Direttore degli Uffizi, il Franchi è stato il capo d’opera degli stadi nel mondo. Bisogna trattarlo con un po’ di rispetto.” All’appello ‘Vogliamo il Franchi’ hanno aderito  al momento più di 3000 persone, tra cui Cesare Prandelli (”sono per la ristrutturazione del Franchi, che è uno stadio meraviglioso”),  Piero Pelù, Mario Sconcerti, Aldo Agroppi (Guai a chi lo tocca. Basta ristrutturarlo e la bellissima storia continuerà nel cuore e nell’anima dei fiorentini. “Con affetto mando un bacione a Firenze e al vecchio, storico stadio dove ho sorriso e pianto ma sempre felice)”, Claudio Nassi. Anche il FAI segue con estrema attenzione la vicenda dello Stadio Artemio Franchi di Firenze capolavoro di Pier Luigi Nervi (1932) e modello riconosciuto ed emulato nel mondo; al Franchi di Firenze si ispira la celeberrima Bombonera del Boca di Buenos Aires.  Stridono alle orecchie e al cuore  – scrive il FAI – alcune interviste che ipotizzano, anzi auspicano, la demolizione dell’impianto che, si dice, comunque “non è il Ponte Vecchio”. 

Come se la tutela della storia, dell’architettura e dell’arte italiana dovessero limitarsi alle opere create solo fino a un certo periodo. Il Fai ricorda che lo scorso anno  2000 persone accorsero- durante le Giornate  del Fai – in una sola domenica a visitare lo stadio aperto al pubblico, dove 70 ragazzi fiorentini ne raccontarono lo straordinario valore architettonico e culturale, realizzato nel 1932”. E’ di pochi giorni fa una lettera della Presidente di Italia Nostra, Ebe Giacometti, Storica dell’Arte, esperta in valorizzazione territoriale beni culturali, ambientali e paesaggistici, al Ministro dei Beni e delle attività Culturali Dario Franceschini e alla Direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Miabct, non solo per ribadire la propria preoccupazione per i gravi effetti che l’art. 55-bis del decreto legge ‘Semplificazioni’ (n. 76 del 2020) sta producendo nell’azione di tutela del Ministero sullo Stadio A. Franchi di Firenze, ma anche  per  auspicare che il Ministero dei Beni Culturali, attraverso il suo organo centrale deputato, dia una ferma e decisa risposta alle proposte di demolizione di una parte delle strutture storiche dello Stadio Franchi e  riconfermi le ragioni della tutela secondo il dettato dell’art. 9 della Costituzione. Italia Nostra è  l’organismo che ha seguito l’involuzione delle cose fin dal suo sorgere.  Ne parliamo con Mario Bencivenni, storico fiorentino e vicepresidente della sezione di  Firenze,  il quale ricorda non solo l’opposizione al nuovo stadio nell’area Mercafir ( operazione frettolosa assurda e impattante  urbanisticamente) ma  anche quanto fossero sbagliati gli attacchi mossi nei confronti della Sovrintendenza, poiché i vincoli  per la conservazione dei monumenti e dei beni riconosciuti di valore storico culturale, come lo Stadio di Nervi, non li mette la Soprintendenza, che è invece l’ufficio periferico dello Stato che ha il compito di farli responsabilmente rispettare ed attuare.

 

Riguardo al restyling del Franchi, quali prospettive ci sono?

Le prospettive sono ampie, la Sovrintendenza aveva  già dichiarato la propria disponibilità ad esaminare  proposte e progetti significativi quanto rispettosi dell’insieme all’opera. Di cui nessuno nega lo stato di degrado (igienico e ambientale). Ma l’idea da cui si dovrebbe partire e da noi suggerita non è quella della distruzione  della stessa o di parti  di essa, bensì di addizionare alla struttura elementi architettonici moderni se non avveniristici, un grado di offrire non solo le migliori condizioni di fruibilità del bene, ma anche una visione estetica  significativa, basata sul connubio tra passato e contemporaneità.Avremmo un’opera unica al mondo, di grande richiamo e prestigio, all’altezza della città e del ruolo di Firenze.  A tal riguardo avevamo proposto il lancio di un concorso d’idee a livello internazionale con inviti agli studi architettonici e urbanistici  più  esperti nel settore, il cui lavoro doveva essere giudicato da una commissione di esperti presieduta  da indiscusse personalità come Enzo  Piano ed altre del suo livello. Per il progettodefinitivo si sarebbero dovuti utilizzare finanziamenti ministeriali e della Comunità  Europea.   Che quella fosse – anzi è – la strada giusta  percorribile capace di soddisfare sia le esigenze dei tifosi che di tutela e rivalorizzazione del Franchi è dimostrato dal fatto che un intervento  di restyling significativo, di combinazione tra vecchio e nuovo, tra storia e modernità è stato fatto alla Manifattura Tabacchi di Firenze, che oggi assolve a varie funzioni, centro di attività sociali  d’incontro e culturali. Fosse stata seguita da subito questa strada non saremmo qui a  richiamare il Ministero a far rispettare i vincoli posti dalla Costituzione. Quanto allo stato di degrado anche igienico dei servizi,  non è cosa recente. E allora, perché il Comune, non   è intervenuto?

Le prese di posizione che si vanno sommandoin questa direzione, di un restauro intelligente, aiuteranno i tifosi, gli sportivi, che vivono i disagi del Franchi, a capire che altre vie sono percorribili e necessarie?

Agli sportivi vanno esposte con chiarezza comestanno le cose, quali le alternative percorribili , rispetto all’unica che è stata loro indicata, perché possano tornare a vivere e sentire il Franchi  come la loro casa, o tempio, a seconda delle percezioni, come uno luoghi  del cuore e della quotidianità che, pur con le nuove strutture di servizio,  conservil’originaria identità. Ma intanto blocchiamone la distruzione.

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