domenica, Agosto 14

Stabilità, legge oggi al Quirinale? La difesa di Padoan field_506ffb1d3dbe2

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In previsione dell’esame della legge di stabilità, il Governo ha optato per un rinnovo dei vertici della commissione Bilancio, eleggendo presidente il senatore del Partito Democratico Giorgio Tonini con 15 voti a favore sui 17 presenti – mancavano i componenti di Forza Italia e del MoVimento 5 Stelle. Per la vicepresidente della V commissione Barbara Lezzi, del M5S, «è un’elezione fuori tempo, poteva essere fatta dopo le dimissioni del senatore Azzollini o contestualmente al rinnovo degli altri vertici delle commissioni di Palazzo Madama. Ci sono due vicepresidenti che potevano tranquillamente portare avanti l’esame della legge di stabilità». Opposizioni tutte che non hanno gradito questa scelta, almeno il tempismo e il presidente del Senato Pietro Grasso le riceve per spiegare la regolarità del procedimento. «Dov’è il problema, perché blindare la commissione Bilancio?», chiede Cinzia Bonfrisco, presidente dei Conservatori e Riformisti. «Ciò che ci preoccupa in modo particolare è il fatto che, instaurata questa procedura, ne possano seguire altre a catena», aggiunge Antonio D’Ali di Forza Italia. Ma per Grasso non c’è «nessuna anomalia, il subentro di Giorgio Tonini ha rispettato il regolamento di Palazzo Madama». «L’obiettivo è arrivare a chiudere l’esame della legge di stabilità per fare in modo che in Aula si apra il confronto più approfondito e sereno possibile», commenta il diretto interessato Tonini.

E rimanendo in tema di cambi al vertice, Sergio Chiamparino rassegna le dimissioni da presidente della Conferenza delle Regioni, salvo poi congelarle. La decisione segue la sentenza della Corte dei Conti, che ha certificato il disavanzo del Piemonte in 5,8 miliardi, poi su richiesta degli altri governatori tutto si blocca, almeno fino al termine della discussione sulla legge di stabilità con i colleghi.

Con 241 voti a favore, 102 contrari e 19 astensioni, la Camera approva il decreto legge Colosseo, emanato dopo l’assemblea del personale di poco tempo fa che determinò la chiusura temporanea del simbolo della Capitale. Il provvedimento, che ora passa al Senato, punta all’inclusione dei beni culturali fra i servizi essenziali, in modo da evitare il ripetersi di situazioni come quella accaduta. «Non c’è nessun attacco ai diritti dei lavoratori», dice il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini in Aula. «Si potranno continuare a fare assemblee e scioperi», ma questo diritto sarà contemperato con quello «dei cittadini e dei turisti di poter usufruire del bene. Credo che riconoscere che musei, archivi, biblioteche e luoghi di cultura siano servizi essenziali sia una grande conquista di civiltà». Come di consueto il dibatto nell’emiciclo di Palazzo Montecitorio ha visto toni accesi, l’ex sindacalista e ora in Sinistra, Ecologia e Libertà Giorgio Airaudo chiede la correzione di questa «eiaculazione precoce», la collega di partito Annalisa Pannarale parla di metaforici «schizzi di sangue» e «delirio orgiastico», il pentastellato Gianluca Vacca di «macelleria sociale». Mentre su Facebook Luca D’Alessandro, del gruppo verdiniano Ala, ironizza sulle posizione degli ex colleghi di partito di Forza Italia: «difende i sindacati schierandosi con Sel e grillini, metamorfosi di un partito liberale, liberista e garantista?». Il capogruppo di Fi Renato Brunetta replica, «non può essere che si cambino le regole, il Partito Democratico sta distruggendo la nostra Costituzione, per queste ragioni votiamo no».

Ancora un arresto per corruzione, stavolta la custodia cautelare scatta per l’ex sottosegretario del ministero delle Infrastrutture Luigi Meduri, coinvolto nell’inchiesta su appalti e voti di scambio insieme a dirigenti e funzionari dell’Anas. La commissione nazionale di Garanzia del Pd ha prontamente sospeso Meduri dall’albo degli iscritti, degli elettori e dagli organismi di cui fa parte, «applicando le norme previste dal proprio regolamento». «Offriamo massima collaborazione», dichiara il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, «la nostra linea è molto semplice, vogliamo massima trasparenza, pulizia, collaborare con le forze dell’ordine e con la magistratura. La corruzione ha tolto energie a questo Paese e la lotta va fatta sempre». Poi ovviamente sarà atteso «l’accertamento delle responsabilità, nessuno fa processi in un giorno». «Anche stamattina arresti. Dirigenti, imprenditori e il solito politico Pd», scrive su twitter Alessandro Di Battista del M5S, «truccavano gli appalti sulle grandi opere, votiamoli via!».

Dopo l’assoluzione dall’accusa di abuso d’ufficio nell’ambito del processo ‘Why not‘, parla il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, fiero di non essersi «avvalso della prescrizione», altrimenti «l’udienza sarebbe durata un minuto». Il primo cittadino partenopeo ribadisce di non aver «mai intercettato nessuno, se lo avessi fatto magari mi sarei divertito. Mi auguro che qualcuno apra un’indagine sull’apertura del processo contro di me a Roma. Ma andrò avanti per la mia strada, credendo nella giustizia per cercare di avvicinare sempre di più la legalità formale nella giustizia». Quindi sulla legge Severino, che rischiava di sospenderlo anche prima della condanna definitiva «va cambiata, non è tutta da buttare, ci sono cose valide, ma si è rivelata un po’ ad personam».

«Legalità e lotta alla corruzione sono condizioni irrinunciabili per la nuova crescita italiana», al Quirinale il Capo di Stato Sergio Mattarella riceve i nuovi Cavalieri del Lavoro per la cerimonia di investitura e si esprime sul momento delicato su vari fronti. «La ripresa rappresenta una sfida per tutte le istituzioni e per l’intera società», anche con «opinioni e interessi diversi la società ha bisogno di coesione e della crescita delle eccellenze. Le imprese hanno buon vento alle loro spalle», ma hanno bisogno ancora di «un miglioramento delle condizioni sul piano amministrativo, fiscale e ordinamentale». Per fare impresa sono «essenziali sempre, ancor di più, i valori di onestà, trasparenza, lealtà, responsabilità sociale. È doveroso rispettarli e, se non si tengono alte reputazione e credibilità, si perde la fiducia dei consumatori e della collettività». La cornice va così integrata in una «politica europea con maggior principi di solidarietà e condivisione dei rischi. Serve una nuova alleanza tra maggiore competitività delle imprese e creazione di nuovo lavoro, tra sviluppo sostenibile e coesione sociale, tra redditività degli investimenti e lotta alla povertà», ricomponendo «il divario tra nord e sud, stimolando infrastrutture fisiche, immateriali e sociali». L’invito è a non rassegnarsi «al lavoro che manca. Il lavoro da riconquistare è la priorità, a partire dal lavoro femminile e da quello per i giovani. Il lavoro cambierà, non bisogna avere paura dell’innovazione, ma resta il mastice di un corpo sociale».

 

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