sabato, Luglio 24

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Bangkok – Può anche darsi che sia stato solo un caso che la visita del Primo Ministro giapponese Shinzo Abe e quella del Presidente cinese Xi Jinping siano state divise da una sottile soglia temporale l’una dall’altra. La sensazione che si sarebbe potuta trarre da tutto questo è che Giappone e Cina siano in aperta competizione nel volersi dimostrare generosi nei confronti dello Sri Lanka.

Se la Cina ha assunto la posizione principale in termini di assistenza economica nei confronti dello Sri Lanka al giorno d’oggi, il Giappone è storicamente stato il più generoso dei Paesi verso lo Sri Lanka fin dal plauso ufficiale iniziale nei confronti dell’Indipendenza acquisita dallo Sri Lanka nel lontano 1958.

La gran parte del supporto giapponese consiste nella forma di coperture finanziare esterne oppure alla concessione amichevole di prestiti a bassi livelli di interesse. Oltretutto, il senso di gratitudine del quale lo Sri Lanka certo notoriamente non è manchevole, potrebbe spingere i leader dello Sri Lanka ad essere particolarmente sensibili alle istanze e richieste del Giappone. Tutto ciò prevede una certa soggiacenza da parte dei leader politici dello Sri Lanka.

Quando Abe, il primo Capo del Governo giapponese a visitare il Paese in 24 anni, è giunto in loco, una nave da guerra cinese ed un sommergibile hanno fatto ormeggio nel Terminal Internazionale Container Colombo CICT presso il porto di Colombo.

Secondo quanto riportano i media locali, le due imbarcazioni dell’Esercito di Liberazione del Popolo PLA hanno fatto ormeggio dal 7 Settembre al 13, quando hanno lasciato il Porto di Colombo per dirigersi verso acque internazionali, guarda caso tre giorni prima della visita del Presidente cinese. Sempre gli stessi media hanno poi riferito che i due mezzi navali dell’Esercito Popolare di Liberazione saranno nuovamente in sede ad Ottobre e forse fino a Novembre, con tanto di approvazione ufficiale correlativa. La notizia della presenza dei mezzi navali cinesi nel Porto di Colombo è stata riportata dai media con due settimane di differenza. Può essere quindi considerata una pura coincidenza che l’ingresso dei due mezzi navali militari cinesi sia avvenuto durante la visita del Primo Ministro giapponese.

Può essere stato un caso anche il fatto che l’ingresso delle navi cinesi nel Porto di Colombo sia avvenuto durante la visita del Primo Ministro giapponese e che tutto sia andato fuori controllo o fuori dalla portata dell’assistenza dello Sri Lanka.

Le preoccupazioni giapponesi sono diventate chiare nel testo ufficiale sottoscritto dal Premier Abe e dal Presidente dello Sri Lanka, Rajapaksa, stipula avvenuta lo scorso 7 Settembre, il giorno in cui i mezzi navali cinesi hanno fatto ingresso nel Porto di Colombo.

Dal tutto ne è derivata la significatività della collocazione geopolitica oltre che geografica dello Sri Lanka al punto che la rinnovata partnership tra i due Paesi Giappone-Sri Lanka ha assunto il titolo. “Una nuova partnership tra Nazioni marittime”. Il primo step nel Documento Congiunto è riferito alla «collocazione geografica strategica dello Sri Lanka nell’Oceano Indiano a metà strada tra Asia e Africa».

Tenendo presente l’importanza di assicurare la libertà e la sicurezza di navigazione nella regione, i due leader hanno poi deciso di fissare il dialogo  Sri Lanka-Giappone sulla sicurezza marittima e sui problemi oceanici per indirizzare efficacemente i problemi di interesse reciproco proprio in connessione con le questioni che riguardano le tratte commerciali oceaniche.

Solo successivamente –dopo aver fissato i punti salienti riguardanti i temi di sicurezza navale internazionale- il testo del documento s’è poi concentrato sui processi di riconciliazione nazionale nello Sri Lanka e sui settori altrettanto strategici del commercio e degli investimenti.

Vi è anche un altro elemento importante -connesso al fatto che Lo Sri Lanka ha un suo proprio potenziale economico- che è diventato tema di particolare attenzione per tutti i principali vertici governativi e diplomatici dell’area. Lo Sri Lanka possiede una posizione strategica alla base del Continente asiatico e che guarda all’Oceano Indiano.

La priorità data al dialogo congiunto Giappone-Sri Lanka soprattutto sulle tematiche connesse alla libertà sui mari potrebbe essere un riflesso delle più ampie preoccupazioni internazionali a proposito della crescita degli investimenti cinesi in Sri Lanka, oltre che della sua stretta presenza fisica nei porti dello Sri Lanka.

Uno dei principali progetti cinesi è la richiesta di 223 ettari di terreno sottratto a mare per la costruzione della Città Portuale di Colombo al costo di 1.4 miliardi di Dollari USA. Mentre i cinesi  penseranno alla copertura di questi costi, otterranno in cambio 20 ettari di terreno libero in proprietà perpetua ed altri 88 ettari con concessione della durata di 99 anni.

Sembrerebbe un prezzo tutto sommato accettabile da pagare ma il tutto ha anche dei costi di natura diplomatica, poiché concedere terreni alla Cina in pieno Oceano Indiano certamente incontrerà le fortissime critiche di altri Paesi dell’area ed a livello internazionale, in special modo da parte di tutti coloro che avranno a che fare con le proprie navi sulle tratte che attraversano l’Oceano Indiano, in particolare l’India.

La Cina ha investito in modo parecchio consistente per la costruzione del nuovo Porto di Hambantota nel quale ha il controllo su quattro sesti per 35 anni e la maggioranza del 53 per cento delle quote nella società gestionale che sarà operativa nel porto stesso.

La Società Terminali Container Internazionali Colombo CICT è una joint venture tra la China Merchant Holdings International e la Sri Lanka Ports Authority SLPA ed è stata lanciata da Rajapaksa nel mese di Aprile in quest’anno con l’apertura di una torre di 46 metri equipaggiata con le più moderne tecnologie del settore. Durante la visita del Presidente Xi, le due Nazioni hanno apposto le firme su 27 Accordi che sosterranno le ulteriori cooperazioni in essere e quelle immediatamente future. Inoltre, vi sono ampi resoconti sul fatto che vi sono altrettanto numerosi accordi in essere e che non sono noti al pubblico.

 

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