sabato, Luglio 31

Squinzi: sindacati medievali field_506ffb1d3dbe2

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È scontro tra le associazioni datoriali e quelle dei lavoratori, ree di avere sul «lavoro e sul fisco posizioni antistoriche, da Medioevo». L’affondo arriva da Giorgio Squinzi, leader di Confindustria, che ha scatenato le reazioni dei diversi leader sindacali. Lapidaria Susanna Camusso, Segretario della CGIL: «tali parole non meritano commenti».
Annamaria Furlan, Segretario della Cisl, rispedisce invece le accuse al mittente: «Non solo non siamo tornati al Medioevo, ma la Cisl è un sindacato moderno che in questi anni ha fatto accordi molto innovativi. Si sono fatte cose importanti anche se non bastano». E poi aggiunge: «La competitività nelle aziende si fa con la contrattazione aziendale e la partecipazione. Su questo Confindustria è legata a tempi molto, molto lontani, deve fare un passo avanti».
Ironica e provocatoria la risposta di Carmelo Barbagallo, Segretario generale in pectore della Uil: «Qualche mese fa sembrava che Squinzi condividesse con noi gran parte delle proposte per uscire dalla crisi, adesso sembra che sia stato folgorato sulla via di Damasco». Poi Barbagallo ha aggiunto: «Visto che lui è così moderno venga a spiegarci a che tipo di innovative relazioni industriali pensa. Noi siamo ansiosi di apprendere ed essendo riformisti non abbiamo paura del nuovo. Non mi sento toccato da queste accuse. Non chiedo concertazione, ma di contrattare sulle materie che ci riguardano, a partire dal rinnovo dei contratti».
Paolo Capone, Segretario generale dell’Ugl, preferisce rispondere per le rime al leader degli industriali: «Con Confindustria avremmo preferito discutere di tanti argomenti, ad esempio il crollo della produzione industriale, come collaborare insieme, imprese e sindacati, per uscire da questa crisi senza fine, ma oggi purtroppo il presidente, GiorgioSquinzi, ha preferito usare parole nei nostri confronti che neanche lo sceriffo di Nottingham probabilmente sarebbe riuscito a esprimere».

 A complicare il clima dello scontro tra Confindustria e sindacati ha contribuito l’allarme della Commissione Europea contenuto nel rapporto sugli squilibri macroeconomici italiani diffuso oggi, cioè il documento che la Commissione è
tenuta a stilare perché il Paese si trova nella categoria di quelli con “squilibri eccessivi”. Secondo Bruxelles, infatti, «il percorso delle riforme intrapreso dall’Italia è ancora lungo e incerto. La Commissione UE riconosce in buona sostanza «lo slancio dell’Italia sulle riforme», ma considera «disomogenei i progressi». «Molte riforme ancora aspettano la piena approvazione o i decreti attuativi, e quindi i risultati restano incerti» è scritto nel rapporto. Inoltre su questa incertezza pesa la spending review.
In particolare per quanto riguarda il taglio alla spesa pubblica improduttiva, Bruxelles fa notare che la decisione di affidare ai Ministeri l’individuazione dei tagli che li colpiranno «può avere un effetto negativo sulla qualità dei tagli, e mettere a rischio l’obiettivo di preservare asset pro-crescita e migliorare l’efficienza economica».
Nel rapporto si sottolinea che l’incertezza sulla spending «solleva timori visto che i risparmi attesi dovrebbero finanziare diverse misure, compresa l’estensione della riduzione del cuneo fiscale nel 2015».
Anche sul Jobs Act la Commissione nutre dubbi, anzitutto per mancanza di dettagli: «Se migliorerà il funzionamento del mercato del lavoro dipenderà dal disegno dei necessari decreti attuativi» si legge nel rapporto. Poi la Commissione sottolinea che le misure di semplificazione per migliorare il clima per le imprese sono «numerose ma lente, ad esempio il ‘Semplifica Italia’ del 2012, che non è stato ancora attuato dal Governo».
Altre criticità elencante da Bruxelles sono rappresentate dai «ritardi nel piano delle privatizzazioni, e dal debito pubblico, quest’ultimo alla base dell’elevata tassazione».
Pertanto secondo la Commissione UE saranno cruciali i prossimi mesi, durante i quali occorrerà fare attenzione ai «colli di bottiglia istituzionali e alle barriere nell’attuazione».

Intanto in Parlamento tiene banco il dibattito sulla Legge si Stabilità. Sul tavolo della Commissione Bilancio alla Camera sono piovuti circa 3700 emendamenti, pertanto già da questa settimana il provvedimento dovrebbe avviarsi a una fase di definizione.

Ma l’attenzione è concentrata soprattutto sulla riforma del catasto, avviato dal Consiglio dei Ministri con un apposito decreto attuativo. Il provvedimento del Governo però ha provocato la levata di scudi delle associazioni, in particolare di Federconsumatori e di Adusbef, che paventano un «rischio di rincaro di circa 230-260 euro l’anno per i cittadini». Secondo Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti rispettivamente di Federconsumatori e di Adusbef «L’arrivo delle nuove rendite catastali, legate alla riforma del catasto, se non sarà accompagnato da una riduzione delle aliquote Tasi-Imu rischierebbe di comportare un aggravio di 230-260 euro l’anno per i cittadini».

Per le due associazioni dei consumatori, quindi «qualora avvenisse una revisione delle rendite dovranno essere adeguate di conseguenza anche le aliquote di Tasi e IMU. In caso contrario i cittadini si troveranno a far fronte a un vero e proprio salasso. È noto, infatti, che tali imposte sono calcolate in base alle rendite catastali: se aumenta la rendita aumenterà anche l’imposta in maniera esponenziale».
Le due associazioni mettono l’accento anche sul fatto che una modifica delle rendite avrebbe impatto anche sull’Isee «che rappresenta un importante parametro per l’accesso a diversi servizi (all’asilo nido alle mense scolastiche), e per il pagamento delle tasse universitarie».

Infine le borse. Le piazze d’affari europee, eccetto Milano, chiudono positive, trainate dal lieve rialzo di Wall Street. Piazza Affari chiude a 19.255,47 punti, con l’indice Ftse Mib che lima uno 0,02%. Si è trattata, in generale, di una seduta povera di spunti e caratterizzata da scambi limitati per la ricorrenza del Veterans Day in Usa. Gli acquisti sono stati però sostenuti anche dal rinvio del nuovo aumento dell’Iva in Giappone, che ha portato la borsa di Tokyo ai massimi da sette anni.
Il Dax di Francoforte avanza dello 0,18% a 9.369,03 punti, l’Ftse 100 di Londra guadagna lo 0,24% a 6.627,40 punti, il Cac 40 di Parigi sale dello 0,5% a 4.244,10 punti, l’Ibex di Madrid cresce dello 0,69% a 10.344,1 punti.

 

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