mercoledì, Ottobre 27

Squinzi, il lavoro, i migranti

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Squinzi cone Salvini? No. Il patron di Mapei e Sassuolo ha ben altro spessore, politico e culturale. L’umanista di Viale dell’Astronomia, il Presidente di Confindustria dal volto compassionevole, prevalse per una manciata di voti su Alberto Bombassei (dal 2013 deputato, eletto nelle liste della ormai defunta Scelta Civica di Mario Monti), proprietario della potente Brembo, poi autrice di una assolutamente straordinaria performance di Borsa che nel giro di pochissimi anni l’ha portata a quadruplicare e più il proprio valore. Squinzi vinse per un pelo, dunque, nonostante partisse da un pacchetto di preferenze ben più vasto. Ma troppo morbido, troppo dialogante, in sostanza ‘troppo poco falco’. Era il 22 marzo 2012 quando venne eletto. Oggi, esattamente tre anni e mezzo dopo, svolta su migranti, profughi ed extracomunitari in genere, quando mancano appena sei mesi alla fine del suo quadriennio. Questo spiega molto. Non tutto.

 

Ché Squinzi ha sostenuto: «In questo momento non è l’immigrazione che può risolvere i nostri problemi. Abbiamo bisogno innanzi tutto di ridare lavoro agli italiani». E, ancora. «Sarà una visione un po’ egoista, ma cominciamo a ridare un futuro ai nostri giovani». Secondo lui gli immigrati non rappresentano una risorsa perché «mi sembra di capire che la maggior parte abbia come destinazione finale altri Paesi». Ha ricordato che in Italia «abbiamo una disoccupazione al 13%, e quella giovanile è al 40%». A ogni modo, «l’immigrazione alla lunga è sempre un fenomeno positivo. Ma l’obiettivo di chi viene in Italia è, per la maggior parte, andare in altri Paesi».

 

Intanto l’organizzazione degli imprenditori italiani fornisce una propria valutazione sulle prospettive dei prossimi due anni attraverso il Centro Studi Confindustria. Parlando di un ‘biennio di recupero’. Nuove previsioni sul Prodotto Interno Lordo: +1% nel 2015 e +1,5% nel 2016 contro +0,8% e +1,4% stimati in giugno. Per quest’anno si tratta di un risultato sopra le stime del Governo, che si appresta a modificare da +0,7% a +0,9% il dato contenuto nel Def. «Nei prossimi due anni si stima la creazione di 494mila posti di lavoro». Le nuove previsioni continuano a essere «prudenti alla luce del potenziale effetto complessivo sull’economia del Paese dei bassi livelli dei tassi di interesse, del cambio dell’Euro, del prezzo del petrolio e della riaccelerazione del commercio mondiale l’anno venturo». Si tratta di ‘spinte una tantum’ e la situazione attuale, avverte il CSC, «suggerisce che in questo momento il Paese risplende più di luce riflessa che per meriti propri». Ma «la ripartenza da sola fa poco», si devono «abbattere altri ostacoli, contro i quali occorrono interventi decisi e solerti» e i provvedimenti che arriveranno con la legge di stabilità «possono rafforzare notevolmente l’intensità del recupero dell’economia italiana, che rimane fragile e modesto». Secondo il CSC, «i primi importanti risultati ottenuti dalle misure sul lavoro sono la riprova che, con i giusti incentivi, l’Italia reagisce nei modi e con l’intensità attesi».

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