giovedì, Giugno 17

Spreco alimentare, la tecnologia ci aiuta Ogni anno gettiamo un terzo del cibo prodotto per un danno economico di 550 miliardi di euro, ma con le app e la buona volontà possiamo migliorare

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 lastminutesottocasa

 

Dire che siamo in troppi sulla terra non ha molto senso, come sottolineano storici, economisti e demografi. Tutto dipende da quali risorse  e quali spazi sono a disposizione della popolazione mondiale, da quale avanzamento tecnologico è stato raggiunto e da molte altre variabili. Di certo c’è il numero assoluto di abitanti: abbiamo già sfondato quota 7 miliardi di individui ed entro il 2100 saremo 11 miliardi secondo le stime dell’Onu, con una aspettativa di vita di oltre 93 anni a persona. Questa esplosione demografica, secondo quanto previsto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Washington, avverrà in particolar modo in alcune aree del pianeta. «La crescita della popolazione ha subìto un rallentamento se considerata in maniera complessiva, questo rapporto ci ricorda che alcuni Paesi in via di sviluppo, soprattutto in Africa stanno crescendo rapidamente», ha spiegato il Sottosegretario Generale Onu per gli Affari Economici e Sociali Wu Hongbo durante la presentazione dello studio a New York.

Per supportare questa crescita però serve un’adeguata preparazione ed è necessario sfruttare al meglio le risorse che abbiamo a disposizione. Cosa che al momento stiamo facendo male. Lo si può capire anche dall’Earth Overshoot Day, ossia il giorno nel quale ogni anno superiamo le capacità della terra. Nel 2014, il 20 agosto l’umanità ha esaurito le risorse naturali rinnovabili che aveva a disposizione per l’intero anno: otto mesi per consumare le riserve di cibo sia animale che vegetale, l’acqua e le materie prime che in realtà sarebbero dovute durare fino a Capodanno. Questo indice viene calcolato dal Global Footprint Network, un’organizzazione senza scopo di lucro che può vantare collaboratori in tutto il mondo, dagli Stati Uniti all’Australia. Giusto per capire a che velocità stiamo consumando il pianeta, basta tenere a mente che nel 1993 l’Earth Overshoot Day cadeva il 21 ottobre e nel 2003 era il 22 settembre.

Uno dei motivi che stanno portando a una tale accelerazione nel corrodere le risorse del pianeta è lo spreco di cibo da parte delle società più avanzate, a discapito dei Paesi più poveri e soprattutto delle persone che popoleranno la Terra in futuro. Forse per distrazione, forse per mancanza di sensibilità o di informazione, ma nel mondo ogni anno viene buttato dell’immondizia un miliardo e 300 milioni di tonnellate di cibo, circa un terzo di quello che viene prodotto. La crisi economica non è servita a frenare questa emorragia continua secondo quanto denuncia la Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per alimentazione e agricoltura che si occupa di migliorare i livelli di produttività agricola e di conseguenza supportare lo sviluppo della qualità di vita delle popolazioni meno industrializzate. Un tale spreco si traduce in una perdita economica di 550 miliardi di euro ogni anno, circa un terzo del Prodotto Interno Lordo dell’Italia.

Lo scorso maggio a Düsseldurf si è tenuto ‘Save Food’, il congresso internazionale sulle perdite alimentari dove è intervenuto anche il Vice Direttore Generale della Fao, Ren Wang, che ha spiegato come il cibo prodotto e mai consumato potrebbe essere vitale per due miliardi di persone. Inoltre, ha proseguito, sarebbe sufficiente dimezzare gli attuali sprechi per aumentare del 60% la disponibilità di cibo e così sfamare i nove miliardi di persone attesi per il 2050. «Sarebbe un guadagno enorme ed essenziale, che può e deve essere fatto, i governi e le organizzazioni pubbliche devono lavorare insieme per creare condizioni di investimento adeguate che spingano il settore privato ad agire. Solo coloro che producono cibo possono ridurre le perdite in modo significativo»

La Fao, nel suo nuovo rapporto ‘Food Wastage Footprint: Impacts on Natural Resources’, ha contestualizzato il tema dello spreco alimentare anche per quanto riguarda l’impatto sull’ecosistema. Infatti ci sono pesanti conseguenze per le risorse idriche, lo sfruttamento del territorio, la conservazione della biodiversità e l’alterazione del clima. Produrre ha dei costi economici, sociologici e ambientali e se questo viene sprecato la perdita va raddoppiata. In fatto di risorse idriche, evidenzia il rapporto, il cibo prodotto e sciupato porta a sprechi pari al flusso annuo del fiume Volga, il più ampio bacino fluviale europeo. Inoltre ciò porta alla produzione di oltre tre miliardi di tonnellate di gas serra e utilizza 1 miliardo e quattrocento milioni di ettari di terreno, pari a quasi il 30% della superficie agricola mondiale.

Se si analizzano i dati forniti dalla ricerca, emerge che il 54% dello spreco alimentare avviene nella fase di produzione, raccolta e immagazzinamento, mentre il restante 46% è da imputare alla trasformazione, alla distribuzione e al consumo. La colpa quindi è da dividere tra tutti. Forse è per questo che stanno nascendo sempre nuove vie per abbattere gli sprechi, almeno per quanto riguarda rivenditori e consumatori. Una delle ultime è l’applicazione ‘Last minute sotto casa’, inventata per mettere in contatto venditori e acquirenti in modo da limitare al massimo gli sprechi. In questo portale, ideato da una Start up del Politecnico di Torino e lanciata in collaborazione con l’Associazione Commercianti della capoluogo piemontese, i negozianti segnalano virtualmente la merce vicina alla scadenza, mettendola in offerta per spingere i clienti ad acquistarla. Al momento sono già oltre ottomila gli utenti iscritti, che possono indicare anche la propria zona di residenza e ricevere via mail sul proprio smartphone o sul proprio tablet tutte le offerte dei negozi più vicini.

Piattaforme simili ma destinate allo scambio e non all’acquisto sono siti come ‘S-cambia cibo’ e ‘I Food Share’. Il primo propone agli utenti iscritti di segnalare i cibi o i prodotti che non vogliono oppure non possono utilizzare e li mette in contatto con altre persone che possono evitare che questi vengano buttati via, mentre il secondo raccoglie cibo dagli utenti donatori e li distribuisce ai beneficiari. Questo tipo di tecnica è chiamata ‘food sharing’ ed è stata avviata con successo in Germania.

Sempre restando sui binari tecnologici, esiste un’app gratuita chiamata ‘FrigOK’ che permette di monitorare giorno per giorno lo stato del cibo acquistato e di segnalare quali sono i prodotti più vicini alla scadenza, in modo da evitare sprechi. È stata ideata da Bofrost, azienda tedesca di distribuzione di surgelati, e associa un bollino rosso, verde o giallo a ogni cibo presente nel frigorifero per indicare se conservarlo ancora o se è meglio mangiarlo. L’utente deve caricare la foto, la quantità e la data di scadenza nel database per avere un aggiornamento ottimale. Chi invece ha poca fantasia in cucina può farsi aiutare dalle idee di ‘Ricette al contrario’: questa app funziona in maniera apposta ai normali ricettari perché bisogna inserire gli ingredienti che si hanno a disposizione per sapere quali piatti è possibile cucinare. Nella pagina principale c’è la lista completa dei possibili ingredienti suddivisi per categorie in diversi menu e, a seconda di quelli selezionati, verrà fornita una panoramica su tutto ciò che potete preparare.

Ma non esistono solo siti e applicazioni per fare del bene all’ambiente e alla comunità. Un esempio virtuoso arriva da ristoratori come Justin Vreney, proprietario di Sandwich Me In, ristorante a rifiuti zero di Chicago. Justin propone ai clienti un menu composto soprattutto da panini, insalate e dolci, ma a differenza di tutti i suoi colleghi, in due anni di lavoro ha prodotto un volume di rifiuti pari soltanto a un sacco alto circa mezzo metro. Il segreto di questo luogo è il riutilizzo, il riciclo o il recupero di scarti alimentari, bottiglie di plastica, stoviglie e perfino carta. Il compito è più semplice se, come fa Justin, si cucinano in casa i piatti, si evita di gettare il packaging, si sfruttano le energie rinnovabili e ci si rifornisce solamente da produttori locali.

 

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