sabato, Aprile 10

Spread ai minimi nel giorno di Renzi field_506ffb1d3dbe2

0

renzi lunga

Il cambio di guardia a Palazzo Chigi non è bastato a  fare cambiare l’opinione di Fitch. L’agenzia di rating ha confermato le previsioni negative sul futuro italiano. L’agenzia americana sottolinea come gli ultimi sviluppi a Roma non facciano che confermare l’incertezza circa la durata del governo e circa le riforme che possano finalmente portare a un consolidamento fiscale. Il giudizio è rimasto di BBB+. Anche se ci dovesse essere una rapida riconfigurazione politica rispetto alla scorsa primavera, il nuovo Primo Ministro dovrà con tutta probabilità vedersela con gli stessi ostacoli con cui ha dovuto fare i conti il suo predecessore. Va costruito un Governo che sappia conquistare la maggioranza parlamentare e che possa mettere in pratica le riforme auspicate. Solo questo riuscirà a migliorare la competitività economica e alimentare la crescita, senza rinunciare al rispetto delle norme fiscali europee e italiane, come il Fiscal Compact. Fitch si sofferma sulla proposta di legge elettorale concordata da Renzi con Silvio Berlusconi che consentirebbe al vincitore delle elezioni di avere la maggioranza alla Camera e ridisegnerebbe il Senato in una logica di rappresentanza territoriale. «Non è chiaro l’impatto degli eventi recenti su questo processo, ma una riforma elettorale sarebbe positiva per il rating se si traduce in un quadro politico più stabile».

Spaziando tra riforma del lavoro, Pubblica Amministrazione e fisco, l’agenda del nuovo Premier italiano, il terzo di fila non eletto e il quarto negli ultimi due anni, è particolarmente ambiziosa. Le primissime misure previste da Matteo Renzi sono per l’esattezza la riforma costituzionale e una nuova legge elettorale, l’Italicum, che per il momento è ancora arenata in Parlamento. Renzi ha già ricevuto una mano dal versante del debito fisso. Se da un lato sui mercati azionario l’entusiasmo iniziale si affievolisce, quelli del debito accolgono con favore le notizie che giungono da Quirinale e Palazzo Chigi. Lo Spread tra i rendimenti sui BTP e  quelli sui Bund a 10 anni segna un calo considerevole a quota 191 e i tassi decennali scivolano fino al 3,55%, il livello più basso da marzo 2006.

I prezzi dei titoli di Stato italiani sono scesi ancora avvicinandosi ai minimi di otto anni stamattina, favoriti anche dalla decisione dell’agenzia di rating Moody’s di migliorare il giudizio sulla qualità del credito del Paese, la terza economia dell’area euro, da negativo a stabile. La scelta è stata annunciata alla chiusura dei mercati venerdì scorso. Dietmar Hornung, associate managing director dell’agenzia Usa, ha detto a ‘Bloomberg’ di aver riscontrato una «resistenza significativa nella solidità finanziaria delle finanze statali».

La nota negativa arriva invece dal fronte della crescita economica, le cui prospettive sono ancora deludenti. Michael Hewson di CMC Markets sottolinea che malgrado le turbolenze politiche delle ultime settimane, l’indice principale della Borsa di Milano ha toccato i massimi dal 2011. Dal punto di vista tecnico, osservano i graficisti, il listino ha dato segnali di continuazione della fase rialzista. Il tutto mentre le Borse mondiali allungano striscia positiva di nove sedute. Ad alimentare gli acquisti sono le attività creditizie in Cina e l’affievolirsi dei problemi delle economie in via di Sviluppo, o per lo meno la percezione che la situazione si sia tranquillizzata.

In ambito fiscale, la pressione continua a farsi sentire. Nel 2013 le micro imprese fino ai 10 addetti hanno subito un aggravio fiscale che oscilla tra i 270 e i 1.000 euro rispetto all’anno precedente. A prima occhiata sono importi non pesantissimi, tuttavia sono andati ad aggiungersi ad un livello di tassazione complessivo che per le attività di questa dimensione si attesta mediamente tra il 53 e il 63%. Un intervallo record che non era mai stato raggiunto negli anni scorsi.

L’allarme lo ha lanciato la CGIA di Mestre. Le aziende con meno di 10 addetti costituiscono il 95% delle imprese italiane. Ad esclusione dei lavoratori del pubblico impiego, queste realtà danno lavoro al 47,2% degli addetti, producono il 31,4% del Pil e il 7% dell’export nazionale. Tra il 2001 e il 2011 hanno creato il 56,7% dei nuovi posti di lavoro. «Gli aumenti di tassazione registrati negli ultimi anni sono da attribuire, in particolar modo, all’aumento dei contributi previdenziali in capo ai lavoratori autonomi, all’introduzione dell’Imu e della Tares», sottolinea il segretario della CGIA Giuseppe Bortolussi.

Questi aggravi sono stati attenutati dal ‘Salva Italia’, che ha previsto la deducibilità dal reddito di impresa dell’Irap relativa al costo del lavoro, e dalla legge di Stabilità del 2013, che ha ulteriormente elevato le deduzioni Irap legate al numero di dipendenti. «In linea di massima, abbiamo riscontrato che all’aumentare del numero dei dipendenti diminuisce lo svantaggio fiscale. Oltre la soglia dei dieci dipendenti la situazione si inverte: nel rapporto dare/avere con il fisco, le aziende cominciano a guadagnare. Peccato che al di sotto di questa soglia troviamo il 95% delle imprese italiane».

Fa molto discutere nel frattempo la proposta di imporre una trattenuta del 20% sui bonifici ricevuti dall’estero e indirizzati ai conti correnti italiani. L’associazione dei consumatori Adusbef grida alla rapina. «È una vergogna, sadismo fiscale», dice il presidente Elio Lannutti. La ritenuta d’acconto è automatica e spetta al contribuente dimostrare che le somme non hanno natura di «compenso reddituale» per chiedere la restituzione dell’imposta. La norma non si applica alle somme ricevute su conti correnti di professionisti e imprese.

La crisi nell’area è praticamente finita, secondo Ewald Nowotny. Sul programma di acquisto di titoli di Stato, meglio noto con l’acronimo OMT, che sta per Outright Monetary Transactions, il banchiere centrale austriaco ha detto che ora ha meno importanza di prima «perché abbiamo assistito a un miglioramento sostanziale della situazione in Europa e i mercati non vedono rischi di rottura dell’Eurozona». Sul tema caldo dei tassi e delle politiche monetarie accomodanti, Nowotny ha detto che l’istituto centrale ha bisogno di avere maggiori informazioni prima di prendere una decisione in merito. Questo mese Mario Draghi, Governatore della Bce, ha lasciato invariato al minimo storico dello 0,25% il costo del denaro. L’approccio della banca di Francoforte è di attendere nuovi sviluppi. Secondo il membro del Consiglio Direttivo la ripresa è avviata, ma ci sono ancora rischi al ribasso, in particolare provenienti da eventuali shock esterni nei mercati finanziari, dal pericolo di deflazione e dalla lentezza di alcuni Stati a implementare le riforme strutturali. A meno di grandi sorprese, un taglio dei tassi di interesse di riferimento è da escludere per il prossimo mese.

Intanto Francia e Germania pare siano intenzionate a ritentare l’imposizione di una tassa sulle transazioni finanziarie, anche detta Robin Hood tax. Secondo quanto riportato da ‘Reuters’, Parigi e Francoforte, due dei Paesi più potenti dell’Unione Europea, terranno un incontro congiunto mercoledì, durante il quale discuteranno i dettagli del loro piano.

Buone notizie per imprese e famiglie tedesche. L’economia in Germania ha registrato una crescita molto solida nei mesi invernali, secondo le rilevazioni della Bundesbank, la banca centrale della locomotiva europea. «Con ogni probabilità le dinamiche sottostanti dell’economia dovrebbero essere migliorate questo inverno». È un segnale che il primo trimestre dovrebbe essere caratterizzato da una crescita sostenuta.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->