domenica, Maggio 9

Sposarsi…all’ombra di Piero

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resurrection

Il celebre storico dell’arte Roberto Longhi nel suo saggio dedicato a Piero della Francesca definiva la rappresentazione de ‘La Resurrezione «un momento […] fra i più salienti il più trionfale, del mito cristiano». Con il risveglio dell’interesse per questo pittore verso la metà del XIX secolo, ‘La Resurrezione’ venne riscoperta da viaggiatori inglesi e fu ampiamente lodata da Austin Henry Layard nel ‘Quarterly Review’ con un articolo in cui si acclamava Piero come artista di prim’ordine. Layard definì il Cristo di Sansepolcro come «dotato di una maestà terrificante e non terrena nel contegno, nei grandi occhi fissi nel vuoto e nei tratti malgrado ciò distesi». Molti seguirono le sue orme e con la costruzione della prima linea ferroviaria per Arezzo a metà degli anni sessanta dell’Ottocento, gli artisti inglesi, che già avevano ammirato il ‘Battesimo di Cristo’ alla National Gallery, si riversarono a vedere gli affreschi di Piero, del quale apprezzavano la ‘laicità’ della nuova scienza prospettica e l’ispirazione che, secondo loro, derivava dall’arte greca, baluardo dei neoclassici. Lo stesso Edgar Degas visitò Arezzo e Sansepolcro, traendo ispirazione per opere come ‘Semiramide alla costruzione di Babilonia’, oggi al Museo d’Orsay, o ‘Giovani spartane’ nella National Gallery di Londra.

È noto come le parole di Aldous Huxley che nel suo saggio ‘Along the Road’ del 1925 definì il capolavoro di Piero della Francesca «il miglior dipinto del mondo», risparmiarono la città di Sansepolcro dal bombardamento degli Alleati durante la Seconda Guerra mondiale. Si racconta infatti che il capitano britannico Anthony Clarke, comandante di una batteria di artiglieria, fermò l’attacco in corso su Sansepolcro proprio per salvare il capolavoro.

Ora si parla di compiere uno dei riti cristiani, il matrimonio, in questa e in altre tre  prestigiose sedi, perché da adesso è possibile sposarsi sotto «il cielo di Piero», prendendo a prestito una definizione che un’altra storica dell’arte contemporanea, Marisa Dalai Emiliani, soleva ripetere ai suoi studenti all’Università La Sapienza di Roma. Salvo il lancio del riso, o dei confetti, o di cuoricini di carta, e il divieto di allestire rinfreschi all’interno di questi luoghi d’arte, si potrà dire sì in vari luoghi che accolgono alcuni capolavori dell’attività artistica di Piero della Francesca:  nel Museo Civico, la Sala della Resurrezione, la Sala del Camino e la terrazza; a Palazzo Ducci del Rosso, la Sala e il Chiostro della Biblioteca; nei Giardini intitolati a Piero della Francesca e nell’Auditorium di Santa Chiara (oltre all’interno del Palazzo dei Lanzi).

La cerimonia delle nozze dovrà avvenire entro un tempo limitato a 30 minuti e con un numero di invitati ristretto (al massimo 50 persone in tutto). Tutto potrà essere possibile per la cifra, diciamo simbolica, di 3500 euro, che verrà destinata dal Comune di Sansepolcro per una quota del 70% del totale ad attività di manutenzione e restauro delle prestigiose sedi prescelte dai richiedenti.

L’Ufficio comunale competente all’organizzazione della celebrazione dei matrimoni è quello di Stato Civile, in collaborazione con l’Ufficio di Segreteria del Sindaco e con l’Ufficio Cultura, per l’utilizzo delle varie sedi. La visita delle sale destinate alla celebrazione può essere effettuata da parte dei richiedenti soltanto previo appuntamento. La richiesta relativa all’utilizzo di tali sale deve essere presentata all’Ufficio di Stato Civile di norma 30 giorni prima dell’evento.

Entro 10 giorni dalla richiesta, l’Ufficio di Stato Civile comunicherà in forma scritta l’autorizzazione all’utilizzo della sala con tutte le prescrizioni definite nel regolamento, oppure l’eventuale risposta negativa con le motivazioni di tale rifiuto. I richiedenti possono, a propria cura e spese, e previo accordo con il Comune, arricchire la sala ove si celebra il matrimonio con ulteriori arredi e addobbi che, al termine della cerimonia, dovranno essere integralmente rimossi dagli stessi richiedenti.

Sono a carico degli sposi e da concordare con i responsabili delle sedi prescelte: eventuale presenza di singoli suonatori di strumenti musicali; oppure addobbi floreali; oltre che il servizio fotografico. Ovviamente questo sarà concesso soltanto se la sala verrà restituita nelle medesime condizioni in cui era in precedenza.

Il Museo Civico di Sansepolcro possiede alcune straordinarie opere di Piero della Francesca: oltre a quelle giovanili (come il ‘Polittico della Misericordia’), è presente un capolavoro della maturità, ovvero ‘La Resurrezione’. Accanto ai dipinti di Piero figurano quelli, tra gli altri, di Matteo di Giovanni, di Sinibaldo Ibi, di Gerino da Pistoia, di Raffaellino dal Colle, di Pontormo (‘San Quintino’), di Santi di Tito, di Giovanni de Vecchi, di Andrea Pozzo e di Agostino Ciampelli. Da segnalare, inoltre, due terrecotte robbiane, l’esposizione del Tesoro della Cattedrale (oggetti e paramenti liturgici dei secoli XII-XVIII), la ricca raccolta di materiale scultoreo, tra cui un notevole fregio del XIII secolo, e il Gabinetto delle stampe, con rami e stampe di Cherubino Alberti, Raffaello Schiaminossi e altri. La Sala del Camino presenta, oltre al camino del 1630, interessanti stucchi nel soffitto e nelle pareti che testimoniano gli interventi settecenteschi subiti dall’intero complesso.

La Resurrezione’ di Piero della Francesca è un affresco, eseguito tra il 1450 e il 1463 circa, quando il maestro lavorava ad Arezzo agli affreschi delle ‘Storie della Vera Croce’, e si trovava in una sala di quello che era il palazzo del governo cittadino. La scena è ambientata al di là di un’immaginaria apertura, incorniciata da due colonne scanalate, un basamento (dove era presente un’iscrizione, oggi quasi del tutto scomparsa) e un architrave. Mentre quattro soldati romani dormono, Cristo si leva dal sepolcro ridestandosi alla vita. La sua figura è al vertice di un triangolo immaginario, che va dalla base del sarcofago alla sua aureola, suggerito anche dalle linee suggerite dalle pose dei soldati. Cristo si erge solenne e ieratico, e la sua figura divide in due parti il paesaggio: quello a sinistra, invernale e morente; quello a destra, estivo e rigoglioso. Si tratta di un richiamo ai cicli vitali, presenti già nella cultura pagana e citati da vari artisti precedenti, come nell’ ‘Allegoria ed effetti del buono e del cattivo governo’ di Ambrogio Lorenzetti. Piero siede ai piedi del sarcofago e l’asta del vessillo con la croce lo tiene in diretto contatto con la divinità, come se essa ispirasse il Piero politico. Ci sono delle probabilità sul fatto che il vessillo delle crociate sia un riferimento al primo regno di Gerusalemme e alla raccolta delle sue leggi, note come lettere dal Santo Sepolcro: il riferimento probabilmente è alla legittimazione delle decisioni che si prendevano nella sala attigua sede del governo cittadino. Un altro tema è quello del sonno e della veglia, con il contrasto tra la parte inferiore e terrena dei soldati e quella superiore della divinità, che sempre vigila.

La costruzione geometrica della composizione rende le figure astratte e immutabili, quasi appartenenti a un ordine superiore. A questo effetto contribuisce la costruzione ‘atletica’ della figura di Cristo, dove la linea dell’orizzonte mette in risalto la spalle e la testa ben eretta e modellata anatomicamente come una statua antica, con un piede appoggiato sul bordo, a sottolineare l’uscita dal sarcofago, e la mano destra che regge il vessillo crociato, emblema del suo trionfo. Egli venne consapevolmente dipinto al di fuori delle regole prospettiche che imporrebbero una veduta dal basso, come è avvenuto per le teste dei soldati. Piero dopotutto aveva piena padronanza di queste tecniche di rotazione dei corpi nello spazio, come ampiamente descritte nel ‘De Prospectiva pingendi’. Cristo appare così sottratto alle leggi terrene e più che mai vicino all’osservatore, mentre il cielo sullo sfondo è tipico delle opere di Piero della Francesca, sfumato all’orizzonte come durante l’alba e punteggiato da nuvolette chiaroscurate ‘a cuscinetto’.

Nel soldato senza elmo posto al centro del gruppo di armati è probabile che sia dipinto un autoritratto di Piero. Dietro di lui si trova la base del vessillo che regge Cristo, quasi a voler indicare un diretto contatto con la divinità, per ispirare il pittore, ma anche l’uomo politico, poiché Piero ricoprì più volte incarichi pubblici per la sua città. Nelle vesti dei soldati ricorrono quelle caratteristiche di alternanza cromatica tipiche delle opere dell’artista: il rosso è alternativamente il colore dell’elmo e dei calzari di un soldato e dello scudo di un altro; il verde ricorre nella cotta di uno, nel mantello di un altro e nei calzari del terzo, e così via.

Palazzo Ducci-Del Rosso è uno dei più interessanti esempi di architettura civile di Sansepolcro e fu costruito a metà del Cinquecento nella via principale della città, attualmente il corso di via XX Settembre. È costituito da tre piani, ha un portale ‘bugnato’ e presenta un balcone già con parapetto in pietra; sopra l’ingresso è posto uno stemma e un balconcino con ringhiera e l’edificio si sviluppa su un’estensione di circa 3mila metri quadrati per 15 metri cubi. Il taglio delle finestre e altri elementi fanno riferimento al manierismo fiorentino e in particolare all’Ammannati. Tutti i vani che non affacciano sulla via principale riprendono la caratteristica delle corti interne. Gli interni sono ricchi di particolari in pietra, come colonne e capitelli, e i soffitti hanno cassettoni dipinti.

Direttore dei lavori che si sono svolti dal 2001 alla fine del 2008 è stato l’architetto Paolo Dori. In tutto sono stati fatti tre interventi: il primo di miglioramento sismico, il secondo nel 2006 di manutenzione straordinaria, adeguamento degli impianti e superamento delle barriere architettoniche; il terzo relativo al completamento delle opere di finitura. L’intervento più importante è stato quello sul miglioramento sismico, perché la struttura presentava un puntone pesantissimo. Per questo si è rimosso il tetto esistente e si è demolito, alla luce di quanto avvenuto ad Assisi,  il trave in cemento armato lungo 12 metri, costruito negli anni Sessanta del Novecento, che costituiva un peso enorme sul palazzo; poi il tetto è stato tutto rifatto in legno. Furono poi eseguiti molti altri interventi per l’opera di miglioramento sismico. Oggi si può ammirare anche lo splendido cortile dell’edificio e nella biblioteca figura anche una lettera autografa del cardinale Mazzarino, datata 1642, per il cugino Bufalini, nobile di Città di Castello. Nel palazzo è inoltre conservato l’Archivio Storico comunale che comprende: l’archivio preunitario, quello postunitario fino al 1940, l’archivio giudiziario (per 3200 filze dal 1400 in poi) e l’archivio della Confraternita della Misericordia. Uno spazio più idoneo e ricco di servizi, che ha anche un valore simbolico: indica infatti che la biblioteca è al centro della città e il suo trovarsi sul corso principale, dentro le mura, dimostra che la biblioteca, con i suoi fondi e con i materiali dell’Archivio Storico, contribuisce in modo decisivo allo sviluppo della città, aprendosi agli studiosi e ai cittadini, come un servizio e come una risorsa a disposizione per la crescita comune. I locali di Palazzo Ducci-Del Rosso sono oggi la sede privilegiata di iniziative e manifestazioni: un luogo vivo e fervido di incontro e di proposta culturale.

L’Auditorium di Santa Chiara è stato costruito tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento in forme gotiche, la chiesa venne notevolmente ridimensionata e rielaborata in forme classiche da Alberto Alberti. In occasione del 500° anniversario della morte di Piero della Francesca (1992), l’edificio è stato recuperato e restaurato per il suo legame con l’artista, che dipinse appositamente il Polittico detto degli Agostiniani, oggi disperso in vari Musei, e l’affresco di San Giuliano, oggi nel Museo Civico. Riaperto al pubblico nel 1995, l’edificio conserva nell’altare centrale, dalle armoniose linee classiche impreziosite con le statue delle Virtù Teologali, la Pala dell’Assunta di scuola peruginesca; nella cappella della Vergine, affreschi del 1630 di Giovan Battista Mercati e nella cappella di Sant’Andrea quello (1576) di Cherubino Alberti all’interno di un altare ligneo laccato e dorato.

Il Giardino Piero de Francesca a Sansepolcro custodisce il monumento all’artista qui nato nel XV secolo. La statua che lo rappresenta è opera dello scultore Arnaldo Zocchi e venne eretta dall’Amministrazione comunale in occasione del 400° anniversario dalla morte dell’artista (1892), in connessione alla creazione del giardino a lui intitolato. Sullo sfondo è visibile il Campanile di San Francesco alla cui progettazione partecipò lo stesso artista.

Viene quindi a cambiare il concetto di fruizione descritto nel Codice dei beni culturali all’articolo 101, che spiega che il museo o il bene artistico è «una struttura permanente che acquisisce, cataloga, conserva, ordina ed espone beni culturali per finalità di educazione e di studio». Nel comma 111 invece si sottolinea come la valorizzazione da parte degli enti pubblici debba rispettare i principi di «libertà di partecipazione, pluralità dei soggetti, continuità di esercizio, parità di trattamento, economicità e trasparenza della gestione». Gli incassi sono regolati dall’articolo 10, che li dice destinati alla valorizzazione e all’incremento del patrimonio posseduto dal nostro Paese. Tutto ciò in ossequio a quanto detto nell’articolo 9 della Costituzione, spesso citato anche a sproposito in questi ultimi mesi: «La Repubblica italiana promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Il luogo di cultura non dovrebbe diventare neppure un luogo statico e chiuso, ma al contrario, quanto più possibile, attivo e fruibile, dove gli studenti e i ricercatori dovrebbero ricercare una educazione all’arte figurativa, da tempo troppo trascurata, ma indispensabile per la comprensione del mondo in cui viviamo.

La legislazione in materia di beni culturali è assai antica, tanto da risalire quasi al XV secolo. Nelle stesse pagine del sito del Museo Civico di Sansepolcro si legge: «nel XIX secolo si diffuse a Sansepolcro una vera e propria cultura della conservazione, tant’è che oramai l’organizzazione della Pinacoteca non era più un fatto isolato e locale ma coinvolgeva anche degli esperti che, di pari passo con la fortuna letteraria di Piero (Roberto Longhi, Mario Salmi, Kenneth Clark e Rudolf Wittkower), dimostravano un crescente interesse per la Valtiberina».

Sansepolcro (anticamente Borgo del Santo Sepolcro, da cui la forma vernacolare in dialetto biturgense e aretino ‘Bórgo’, oppure in dialetto altotiberino ‘Bòrgo’, erroneamente San Sepolcro o S. Sepolcro) è un comune di oltre 16.000 abitanti della provincia toscana di Arezzo, al confine con Umbria e Marche. Le magistrature comunali sono documentate dal 1163, quando si menzionano i consoli in un privilegio inviato all’abate dall’imperatore Federico I Barbarossa per confermarne uno analogo emesso nello stesso anno dal suo legato Rainaldo di Colonia. Poi vennero le magistrature del podestà (documentata dal 1203) e del capitano del popolo (documentata dal 1251) con alcuni consigli, il principale dei quali è il Consiglio dei Ventiquattro. Nel 1203 si inizia a costruire la nuova pieve urbana, dedicata a Santa Maria, trasferendo l’antica pieve dalla località di Boccognano a un sito presso le mura e di prossima urbanizzazione.

Agli inizi del XIII secolo si sviluppa un movimento eremitico autonomo, legato al vescovo diocesano, il cui insediamento maggiore è quello di Montevicchi (eremo sorto nel 1211). Attorno al 1213 viene donato a San Francesco d’Assisi l’eremo di Montecasale.

Nel XIII secolo si insediano a Sansepolcro vari Ordini mendicanti: i Frati Minori (che fondano un primo convento a Pozzuolo negli anni Trenta e si trasferiscono entro le mura nel 1258), gli Eremiti di sant’Agostino (che costruiscono il loro convento urbano nel 1281, ma che dal 1249 circa vivevano fuori delle mura) e i Servi di Santa Maria (che costruiscono un primo convento nel 1255 e poi quello definitivo nel 1294), come anche forme di vita religiosa femminile, con un monastero di damianite già presente nel 1228 e uno della congregazione benedettina della beata Santuccia fondato nel 1271. Attorno alla metà del XIV secolo si insedia nell’eremo di Vepre una comunità di Fraticelli di Monte Malbe.

Nel 1301 Borgo Sansepolcro passa sotto la signoria di Uguccione della Faggiola e, un ventennio dopo, di Guido Tarlati. Dal 1335 al 1351 si registra un periodo di sottomissione a Perugia, città con la quale il Borgo era stato più volte alleato nel secolo precedente; dal 1351 al 1358 si impadroniscono di Sansepolcro i Visconti di Milano. Nel 1352 Sansepolcro si sottomette a Città di Castello. Successivamente ritorna a far parte dei domini pontifici, per essere poi ceduta nel 1370 ai Malatesta di Rimini: e questo sarà il periodo di maggior splendore della storia cittadina. Nel corso della terza decade del XV secolo, la città divenne feudo di diversi condottieri: Niccolò Fortebraccio, detto il Piccinino, successivamente Bartolomeo d’Alviano e ancora per poco tempo Niccolò Fortebraccio.

Nei secoli XIII e XIV la città assume il caratteristico aspetto di città turrita, munita di una ventina di torri, pubbliche e private (alcune gestite da consorzi), tra le quali la più celebre è la Torre di Berta.

Nel corso della battaglia di Anghiari, combattuta il 29 giugno 1440, 2.000 uomini di Sansepolcro si uniscono all’esercito del Piccinino per combattere contro la lega pontificio-fiorentina. Nel 1441, sconfitto il Piccinino, Sansepolcro venne ceduta in pegno a Firenze per 25.000 ducati da Eugenio IV. Venticinque anni dopo, nel 1466, il comune, accogliendo le sollecitazioni di fra Fortunato Coppoli da Perugia, francescano dell’Osservanza, fonda il Monte di Pietà, il primo dell’attuale Toscana.

Nei secoli XIV-XV l’economia cittadina è particolarmente florida grazie alla coltivazione del guado, pianta per la tintura delle stoffe commercializzata nei vicini porti dell’Adriatico.  I Medici dotarono Sansepolcro di nuove mura; le ultime modifiche alla cinta furono effettuate nel XVI secolo da Giuliano da Sangallo, che vi sperimentò le prime soluzioni di fortificazione alla moderna (ad oggi la Fortezza, elemento principale del complesso, versa in avanzato stato di degrado). Sempre nel XV secolo, il Borgo venne identificato con il centro romano di Biturgia, citato da Claudio Tolomeo nella sua ‘Geografia’, ipotesi oggi scartata dalla storiografia moderna, di cui rimane testimonianza nell’aggettivo usato per indicare gli abitanti come ‘biturgensi’. Significativo l’intervento sulle mura condotto negli anni Cinquanta del XVI secolo su iniziativa di Cosimo I Medici, che intendeva fortificare il confine dello Stato fiorentino in vista della guerra contro Siena; per evitare la spesa di ampliare le mura, furono abbattuti i borghetti esterni, causando un notevole danno urbanistico alla città.

Nel corso del XVI secolo Sansepolcro fu elevata a sede vescovile da papa Leone X (1520) e insignita del titolo di ‘città’: un momento di fioritura artistica notevole, grazie anche alle aperture verso Roma (la famiglia degli Alberti) e alle vicine zone dell’Umbria (con i pittori Cristoforo Gherardi e Raffaellino dal Colle) e delle Marche (ancora con l’attivissimo Raffaellino dal Colle). L’aver compreso la diocesi romagnola di Val di Bagno contribuisce a creare profondi rapporti sociali e culturali con questa zona, all’interno della quale Sansepolcro si pone come crocevia e luogo di incontri economici e culturali con varie personalità in visita: il papa Clemente VII nel 1525 e nel 1532, i granduchi di Toscana Ferdinando I e Cosimo II, rispettivamente nel 1593 e nel 1612. Lo Stato fortemente accentrato della capitale Firenze provoca ricadute negative sull’economia locale, con difficoltà causate ai commerci dalle dogane nel frattempo erette con il vicino Stato della Chiesa. Nei secoli XVII e XVIII sul piano economico, la città affronta un lungo periodo di crisi con un notevole decremento demografico, dal quale si risolleverà nel corso del XIX secolo. Tra 1630 e 1632 una grave epidemia di peste, diffusa in tutta Italia, coinvolge anche l’Alta Valle del Tevere, ma Sansepolcro ne rimase pressoché esente, grazie ai provvedimenti adottati dal vescovo, Filippo Salviati (1619-1634). Nonostante la crisi economica, nel XVIII secolo sono promossi radicali lavori di ristrutturazione di quasi tutte le chiese cittadine, che contribuiscono a eliminare molte delle testimonianze architettoniche medievali (come in Santa Maria dei Servi). Notevoli i danni causati alla città dai terremoti del 1781 e del 1789; dopo quest’ultimo sono abbassate tutte le numerose torri medievali, ad eccezione della Torre di Berta. Sul piano culturale significativa fu l’apertura di un collegio di Gesuiti nel 1638, la fondazione dell’Accademia dei Risorti nel 1727 e di una scuola di Maestre Pie Venerini nel 1752.

Con la legge del 1 ottobre 1750 Sansepolcro fu riconosciuta tra le città nobili del Granducato di Toscana. A seguito di questo provvedimento, che confermava quanto concesso dal papa Leone X nel 1520, Sansepolcro ha mantenuto il titolo di città anche dopo la proclamazione del Regno d’Italia (17 marzo 1861) e successivamente anche nella Repubblica Italiana (2 giugno 1946) e lo stemma del Comune è sormontato dalla corona, simbolo araldico della città.

A partire dagli anni Venti del XIX secolo, Sansepolcro conosce una lenta fase di progresso sociale ed economico grazie all’incanalamento dei fiumi, alle migliorie apportate a colture e allevamenti e alla nascita del pastificio Buitoni (1827), della Società Filarmonica dei Perseveranti (1828), dell’Accademia della Valle Tiberina Toscana (1830) e della Scuola di Disegno (1837). L’isolamento continua a rallentarne lo sviluppo industriale, che procede lentamente, dato che soltanto nel 1886 con la costruzione della ferrovia Arezzo-Sansepolcro-Città di Castello-Gubbio-Fossato di Vico si ha il superamento di tale isolamento, cominciato nel XVI secolo con l’accentuazione delle dogane tra Granducato di Toscana e Stato della Chiesa e l’accentramento del governo del granducato a Firenze. Nella seconda metà del XIX secolo il comune è rappresentato in parlamento dal senatore Giambattista Collacchioni (1814-1895; X legislatura), nominato dal re Vittorio Emanuele II.

Nel 1927 un tentativo di riorganizzazione amministrativa dell’Alta Valle del Tevere andò fallito perché, anziché unire il territorio in una sola provincia, si tentò di trasferire tre comuni dalla Toscana alla provincia di Perugia, facendo perdere a Sansepolcro il rango di capoluogo mandamentale e riducendo fortemente il peso politico ed economico della zona che rimaneva in Toscana: il comune di Sansepolcro vi rimase appunto e quello di Monterchi vi fu ricompreso nel 1938 (il comune di Monte Santa Maria Tiberina è l’unico rimasto in provincia di Perugia). Nell’estate del 1944, il territorio comunale, attraversato dalla Linea Gotica, è coinvolto nel passaggio del fronte bellico. Dopo l’8 settembre 1943 quando gli esponenti politici lasciarono la città, a guidare la vita pubblica restarono in pochi, tra cui il vescovo Ghezzi e il laico Mengozzi che svolsero una notevole attività a favore degli sfollati, rimanendo vicino alla popolazione nelle drammatiche ore del 1944. Mengozzi ospitò nella propria abitazione del Trebbio alcuni ebrei ricercati a motivo delle leggi razziali e si adoperò per assistere malati e feriti nell’ospedale di Sansepolcro (tra i quali vi fu anche il filologo Attilio Momigliano). Fu distrutta dai Tedeschi la Torre di Berta, simbolo della città. Nell’autunno del 1944 vengono acquartierati a Sansepolcro parte dei soldati dell’esercito alleato guidato dal generale Władysław Anders, reduci dalla battaglia di Montecassino. Con le elezioni amministrative del 2 giugno 1946 l’alleanza tra Partito Comunista Italiano e Partito Socialista Italiano, insieme ad altri raggruppamenti minori, ottiene la maggioranza assoluta per il governo del comune, durata fino al 1975, salvo una parentesi di commissariamento tra 1961 e 1962. Nel 1991 è stato approvato lo statuto comunale. Alle amministrative del 1995 una coalizione di Centro-Sinistra ottenne la maggioranza assoluta, governando fino al 2004. Nel 2006 a ottenere il governo della città fu un’alleanza tra le forze di centro-destra, la lista civica locale e una ambientalista. Il 21 marzo 1998 Antonio Di Pietro ha fondato in un noto albergo di Sansepolcro il partito politico dell’Italia dei Valori.

A livello ecclesiale un momento particolarmente significativo è stato quello del dopoguerra, quando il vescovo Domenico Bornigia (1954-1963) ha dato vita a una serie di iniziative e di opere capaci di rivitalizzare la vita della Chiesa dopo il periodo difficile della seconda guerra mondiale con il settimanale diocesano e il cinema cattolico (nel 1955) e la casa di esercizi spirituali di Montauto (1960), tuttora esistenti. Negli anni del Concilio Vaticano II la Diocesi di Sansepolcro, guidata dal vescovo Abele Conigli (1963-1967), è stata tra le prime in Italia a recepire le direttive conciliari, specialmente in ambito liturgico, missionario e di partecipazione dei laici.

Sul piano culturale il XX secolo è caratterizzato dalla presenza di numerosi pittori, sia dilettanti che professionisti, tra i quali si segnalano Franco Alessandrini, Giulio Gambassi, Gastone Lanfredini, Francesco D’Amore e Stefano Camaiti. Dal 1984 viene organizzata la ‘Biennale Internazionale del Merletto, nota ormai a livello europeo. Negli anni Trenta del Novecento la ripresa degli studi storici è stata permessa grazie all’attività di monsignor Ivano Ricci e a partire dagli anni Sessanta prima l’apertura dell’Archivio Vescovile e nel 1975 la riorganizzazione dell’Archivio Storico Comunale e della Biblioteca Comunale e dal 1973 vi si affianca l’attività dei ricercatori del ‘Gruppo Ricerche Archeologiche’.

Nel 1951 avviene la trasformazione del Palio della Balestra in rievocazione storica in costume, alla quale si affiancano i ‘Giochi di Bandiera’ e altre manifestazioni ispirate al Rinascimento.

Nel 1988 viene realizzata a Sansepolcro la Aviosuperficie di Palazzolo Avio, la prima di ogni tempo d’Italia con annesso eliporto.

Il 13 maggio 2012 la città è stata visitata da papa Benedetto XVI in occasione delle celebrazioni per il millenario della Basilica Cattedrale e della città medesima.

Abbiamo intervistato sui matrimoni civili a Sansepolcro il sindaco della città Daniela Frullani.

Come mai questa idea di celebrare dei matrimoni civili nell’aree artistiche di Piero della Francesca e non crede che si creeranno dei matrimoni di serie A e quelli di serie B con questa concessione?

L’origine di Sansepolcro, anticamente detta Borgo Sansepolcro, è mitica e narra di due Santi pellegrini che nell’anno 1012 circa, di ritorno dalla Terra Santa, si fermarono in questa valle e per un segno divino, decisero di restare e costruire una piccola cappella per custodire le Sacre Reliquie, portate da Gerusalemme. Intorno a questo primo nucleo dell’abbazia oggi Cattedrale di Sansepolcro, si sviluppò il Borgo che fu detto, proprio per questa origine, del Santo Sepolcro o novella Gerusalemme.  Nel corso della sua storia la Città conobbe periodi di alti e bassi ma fu in particolare proprio tra il ‘300 e il ‘500 che ebbe il periodo di massimo splendore e di questo ne è testimonianza il centro storico. Qui sono presenti pregevoli palazzi medioevali con le caratteristiche torri e rinascimentali, quali Palazzo delle Laudi, oggi sede del comune, Palazzo Alberti, Palazzo Aggiunti, Palazzo Graziani, Palazzo Ducci del Rosso, sede della Biblioteca, l’ex Palazzo dei Conservatori che custodisce la Resurrezione di Piero della Francesca e oggi museo civico. L’eleganza e la raffinatezza degli elementi di questi edifici e delle loro caratteristiche architettoniche e il particolare sviluppo delle vie principali hanno reso famoso questo centro storico tra gli urbanisti e gli studiosi di tutto il mondo. La scelta di aprire le porte di questi ambienti alla fruizione pubblica per le celebrazioni dei matrimoni è stata condivisa dalla nostra amministrazione in un consiglio comunale ed ha tenuto conto soprattutto di diverse esigenze: la prima è la sempre più frequente richiesta sia da parte dei residenti che dai visitatori o turisti, attratti dalla particolarità e dal prestigio di questi luoghi.  La seconda quella di poter disporre di un’ ulteriore risorsa da dedicare alla loro cura e manutenzione, viste le ristrettezze che sempre più interessano le amministrazioni pubbliche. Un altro motivo è quello che ci siamo resi conto che questa disponibilità genera un interessante indotto economico per la nostra comunità. Alla fine di settembre scorso per esempio una trentina di inglesi sono rimasti a Sansepolcro per partecipare alla festa del matrimonio di una coppia di connazionali celebrato proprio a Palazzo delle Laudi. Ma le richieste sono arrivate anche dalla Francia, Finlandia, Stati Uniti e molti altri paesi. Non esiste un matrimonio di serie A e uno di serie B ma esiste l’esigenza di dare risposte, tutelare e promuovere il bene comune.

Cosa ha portato il comune di Sansepolcro ad attuare questa politica?

La nostra comunità va particolarmente fiera di quello che è stato conservato fino ad oggi e dal momento che anche con la collaborazione della Soprintendenza abbiamo rilevato che non esistono impedimenti a questo utilizzo, abbiamo preso questa decisione con l’obbiettivo di promuovere ed ampliare la conoscenza di spazi prestigiosi ed emblematici della storia e dell’arte della nostra città peraltro in momenti unici e particolarmente significativi per i fruitori, com’è quello di giurarsi amore eterno. Avere la possibilità di dirsi si davanti al dipinto più bello del mondo forse non ha prezzo ma se tutto viene svolto in sicurezza perché negare questa possibilità che ha inoltre un altissimo profilo simbolico per chi vi partecipa e può essere utile per la gestione del patrimonio pubblico e per il benessere della collettività? Nella decisione abbiamo comunque tenuto conto che l’estensione di queste possibilità in queste sedi di pregio, per le quali è costante la necessità di interventi di manutenzione conservazione e restauro, impone che il loro utilizzo venga subordinato ad una precisa regolamentazione e al versamento di una tariffa.

Pensate che svolgendo i matrimoni in tali prestigiose sedi si riesca a far conoscere meglio tali luoghi al pubblico, anche se già di per sé noti?

Si, la prova è l’eco nazionale che la decisione ha rivelato, in particolare perché si aprono le porte di un ambiente che custodisce il quadro più bello del mondo, che poi non è un quadro ma è una pittura ma anche altre pregiate location definite da più parti straordinarie. Anche Santa Chiara, un’ ex chiesa di un monastero benedettino dove negli anni ’50 fu ritrovato il San Giuliano di Piero della Francesca è uno splendido ambiente, come lo è il chiostro rinascimentale o la sala conferenze con stucchi e dipinti del ‘700 di Palazzo Ducci del Rosso che abbiamo finito di restaurare qualche anno fa. Oggi il Palazzo è la sede della Biblioteca Comunale che ospita ogni giorno tantissime persone, giovani in particolare, che si ritrovano qui per studiare, per prendere un libro in prestito, tantissimi bambini che seguono le iniziative a loro dedicate. Essere nei luoghi dove Piero della Francesca è nato e vissuto e che ha cambiato la storia dell’arte mondiale, realizzando alcune delle opere più importanti, provoca emozione in tutti coloro che vi si avvicinano. L’arte e la cultura sono davvero le armi vincenti del nostro Paese e se non cominciamo a lavorare per farle conoscere e poter generare redditi, nella situazione in cui siamo, commetteremmo un gravissimo errore.

I luoghi per celebrare tali matrimoni sono quattro. Come mai la scelta di questi quattro e non di altri luoghi storico-artistici presenti nel comune di Sansepolcro. Prevedete di ampliare tale offerta in futuro?

In verità i luoghi sono più di 4 perché Palazzo delle Laudi che ospita gli uffici comunali e la sala del consiglio è uno dei più belli della città e finora è stato questo il luogo delle celebrazioni tranne qualche eccezione quando non volevamo deludere coloro che ce ne facevano richiesta venendo anche da molto lontano e ovviamente da qui la necessità di regolamentare il tutto. L’ufficio del Sindaco per quelle cerimonie più intime e la sala del Consiglio Comunale, con uno splendido soffitto ligneo a cassettoni e quadri di importanti personaggi del ‘600 e dell’700 alle pareti. Anche questo è un modo per incrementare lo sviluppo della città, far conoscere le tante strutture di alberghi e agriturismo che la circondano. Sansepolcro è Piero della Francesca ma non solo. E’ ricca di paesaggi naturali altrettanto incantevoli così come il suo artigianato e i bellissimi negozi del centro o gli spacci delle grandi aziende che qui hanno la loro sede possono essere attrattori di turismo e di sviluppo economico. C’è anche una sede all’aperto, che è il Giardino di Piero della Francesca, che si trova di fronte proprio alla Casa dell’artista ed è arricchito da una collezione di piante officinali e oltre alle sale museali, è a disposizione anche la splendida terrazza che offre scorci del centro e delle colline della città meravigliosi.

Le tariffe richieste per tali matrimoni intorno a che cifra si aggirano?

Il regolamento, piuttosto restrittivo per le sale del museo che ospitano le opere deciso in accordo con la Soprintendenza, stabilisce che ogni anno è possibile rivederne le tariffe . Lo stesso regolamento stabilisce che la sede storica delle celebrazioni per le coppie delle quali almeno uno residente a Sansepolcro a Palazzo delle Laudi in orario o fuori orario sia sempre gratuita. Per i non residenti solo per il fuori orario è previsto un gettone di 150 euro. Discorso diverso per le altre sedi che richiedono la presenza di ulteriore personale: per Palazzo Ducci del Rosso è stato stabilito un gettone di 300 euro in orario di servizio e 600 la sera o il sabato e la domenica e lo stesso importo vale per il giardino di Piero della Francesca e Santa Chiara. Per le sale museali l’importo è di 1500 euro tranne che per la sala della Resurrezione che è di 3500 euro.

Tali tariffe saranno destinate in misura pari al 70% per attività di restauro e manutenzione delle quattro prestigiose sedi individuate. In che modo sarà spartito questo 70% e il 30% rimanente a chi andrà?

Per le spese del personale che sarà impegnato per l’organizzazione e la vigilanza dell’evento il 30% e gli interventi di manutenzione, miglioramento o restauro la maggior parte degli incassi.

Non crede che eventuali addobbi, musicisti che suonano al matrimonio e fotografi

possano incautamente danneggiare gli affreschi e/oppure il microclima che si è stabilito in queste sedi artistiche e è previsto un sistema anti-danneggiamento e microclima per queste sedi?

No il regolamento stabilisce tutto nei minimi particolari, con un limite al numero di 50 persone presenti per non più di 30 minuti. In pratica la stessa presenza che c’è quando ospitiamo i gruppi di turisti, né più ne meno. Non c’è quindi alcun problema di microclima e dispositivi monitorano costantemente l’opera.

All’interno del Museo Civico i rinfreschi non possono durare più di 30 minuti per consentire al pubblico la visita. Non crede che ciò crei disagio ai turisti e confusione nel museo, cosa che potrebbe danneggiare le opere ivi contenute?

No, 30 minuti per dirsi di sì sono più che sufficienti per il rito civile e, ripeto, 50 persone sono il numero stabilito anche per i gruppi e non è possibile fare rinfreschi, mangiare o bere.

Nella Sala della Resurrezione sono consentiti solo 50 partecipanti. Essa è stata recentemente restaurata. Questo rappresenta quindi un modo di far conoscere meglio questi affreschi di Piero della Francesca e il lavoro svolto dai restauratori?

Devo precisare che la Resurrezione di Piero della Francesca non è stata restaurata ancora. Il restauro comincerà nelle prossime settimane anche grazie alla donazione di 100mila euro del dott. Aldo Osti, un uomo straordinario che ha deciso avendo conosciuto Sansepolcro e le sue bellezze, di donare questa cifra per la sua conservazione. Questo fondo insieme al contributo del Comune, la soprintendenza e l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze renderà possibile metterlo al sicuro per i prossimi 500 anni. Infatti l’opera non è mai stata oggetto di un intervento di restauro finora anche se speciali dispositivi come ho detto ne monitorano le condizioni e i segni del tempo sono inevitabili. Non dimentichiamoci che Sansepolcro è in una zona sismica quindi le precauzioni non saranno mai abbastanza. Nel corso del restauro ai visitatori sarà possibile vedere i restauratori al lavoro attraverso una speciale struttura che allestiremo a breve ma, per la durata dei lavori,  non sarà possibile celebrare matrimoni. Anche questa secondo noi sarà un’opportunità unica che qualsiasi amante dell’arte non potrà lasciarsi sfuggire. Resteranno a disposizione però la terrazza e la sala del Camino, particolarmente suggestive entrambe.

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