venerdì, Maggio 14

Spoon River del giorno

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Indice di ignoranza 

 

Sarà perché rappresenta il mese-ponte fra il caldo, il sole e un segmento di ferie, grande o piccolo che sia e il triste e freddo inverno; sarà perché si apre con la Commemorazione dei Defunti che, per quanto tu possa essere anaffettivo, un minimo pensiero verso chi non c’è più lo fa volare, novembre si trascina dietro un’atmosfera non certo allegra …  

Se si aggiunge che il 20 novembre si celebra la Giornata mondiale per i Diritti dell’Infanzia, occasione per battersi un po’ il petto su tutti i diritti negati ai bambini, e il 25 novembre tocca all’ipocrita lacrimuccia della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, data topica per snocciolare l’escalation dei femminicidi, no, possiamo affermare senza tema di smentita che novembre non verrà mai eletto Mister Mese dell’Anno.

Ieri, 3 novembre, quando pensavo che si fosse allentata la tristezza concentrata per il 2, ecco che mi arrivano da varie fonti notizie che contribuiscono a rattristarmi.

La prima: dopo una lunga malattia è spirato Augusto Martelli, compositore, direttore d’orchestra, il re delle sigle televisive di Mediaset.
Perché mi è dispiaciuta in maniera particolare la sua scomparsa? Non ho mai conosciuto Martelli, ma qualcosa di suo ha influito indelebilmente nella mia vita.
Fu lui a comporre, intorno al 1970, un pezzo strumentale molto ipnotizzante, ‘Djamballah‘, per il film ‘Il dio serpente’.
Per molto tempo, è stata la ‘canzone – simbolo’ della mia lunga storia sentimentale ha caratterizzato ventun anni della mia vita.
E se i rapporti finiscono, le canzoni non si dimenticano: in tantissimi abbiamo il vezzo di collegare periodi della nostra vita o momenti, felici oppure infelici, a particolari canzoni.
Che poi l’evoluzione successiva non sia sempre positiva, non importa; dobbiamo riuscire a venire a patti con l’insuccesso e salvare i momenti belli, dolci, armoniosi come la musica che fece loro da colonna sonora.

Un’altra scomparsa mi ha toccata nel profondo ieri ed è stata quella dell’Ambasciatore Bruno Bottai, da quasi 20 anni Presidente della Società Dante Alighieri.
La lunga carriera nei ranghi diplomatici, iniziata nel 1954, lo aveva portato a ricoprire la responsabilità di prestigiose sedi estere, nonché, per un lungo periodo, dal 1987 al 1994, il ruolo di Segretario Generale della Farnesina.
La sua specificità personale, fra i diplomatici italiani, è stata quella di voler sempre coltivare una politica culturale tale da costituire una cifra inimitabile del nostro Paese.
E’ stato sotto la sua guida che la Società Dante Alighieri ha raggiunto un ruolo trainante per la diffusione della nostra lingua nel mondo, stimolando l’interesse di molti cittadini stranieri ad apprenderla.

Emblematicamente, a lui dovrebbero essere dedicati quegli Stati generali della Lingua italiana all’Estero, svoltisi nei giorni scorsi a Firenze, kermesse in cui è emersa l’avvilente ‘stato generale’ della Lingua italiana all’interno del Paese, dove impera l’insidia di un intreccio fra un analfabetismo primigenio, che non riesce a sconfiggersi, e un analfabetismo di ritorno, frutto di una pigrizia mentale che ormai la fa da padrona.
Non devo andare troppo lontano per trovarne un esempio.

Un articolo di Beppe Severgnini, comparso sul ‘Corriere della Sera’ il 2 novembre (sic!), già dal titolo è una conferma, una testimonianza palpitante di quanto sto argomentando: ‘Quell’indice di ignoranza, primato senza gloria’. L’autore parte da un sondaggio, condotto in 14 Paesi nel mondo, e, dietro la lavagna, metaforicamente col cappelluccio da somaro in testa, chi vanno a finire? Gli italiani, ça va sans dire.
Tutto questo spiegherebbe come mai, se dai mostra di saperne un pochino (ma giusto un pochino) più degli altri, tu venga emarginato, trattato con sufficienza, persino preso per i fondelli.
Torniamo al sondaggio da cui Severgnini è partito per l’articolo. Un esempio, fra i tanti, rimarcato nel sottotitolo, dimostra l’indice di pessima percezione della realtà che possediamo: «La maggioranza crede che gli immigrati siano il 30%, mentre sono il 7%. La scarsa conoscenza della realtà è funzionale alla cattiva politica».

Quando Matteo Salvini o Angelino Alfano ed altri come loro tuonano contro l’immigrazione, lo fanno sia perché rientrano in questa maggioranza ‘che ignora’, sia perché sanno demagogicamente come intercettare e fomentare gli umori di una maggioranza altrettanto preda alla conoscenza nulla della realtà.
Il sondaggio Ipsos Mori (che a me fa venire in mente ‘Memento mori’, la frase delle Sacre Scritture che ricorda la caducità del nostro destino umano…) ci spiaccica al primo posto, seguiti dagli americani, che da sempre, nella nostra tracotanza, abbiamo bollato come dei parvenus della conoscenza.

Scrive Severgnini: «Qualche esempio delle risposte in Italia? «Quanti sono i musulmani residenti?». Risposta: il 20% della popolazione! (in verità sono il 4%). «Quanti sono gli immigrati?» Risposta: 30% (in realtà 7%). «Quanti i disoccupati?» Risposta: 49% (in effetti 12%). «Quanti i cittadini con più di 65 anni?». Risposta: 48% (sono il 21%, e già assorbono una fetta sproporzionata della spesa sociale).
Sono dati allarmanti. Perché la discussione pubblica italiana parte di qui: da una somma di percezioni clamorosamente sbagliate. La politica – che pure dovrebbe conoscere la situazione – non si premura di ripetere i dati corretti. Usa la nostra ignoranza, invece
».

Naturalmente, la percentuale dei Lettori del Corriere che avranno letto l’articolo di Severgnini resetterà le proprie scarse cognizioni su questi temi (tranne poi dimenticarsi ogni cosa, nel momento in cui il Vate di turno tuonerà contro i conti pubblici affossati dalle pensioni o la moschea sotto casa); con la costante che gli argomenti su cui è alto l’indice d’ignoranza sono svariati e sempre nuovi (o sempre incancreniti, fate voi) e i politici bari (o altrettanto ignoranti) un’infinità, dalla cellula più piccola della rappresentanza fino a Piazza Colonna, 366 – Roma.
Complici di cotanta disinformacja  -e Severgnini in un passaggio un po’ glissante lo dice… che ci volete fare: cane non mangia cane!- sono i media.
Ecco la frase, due righe di un’articolessa (dicesi articolessa un articolo che è una lenzuolata: stile me, insomma). «I media hanno responsabilità, ovviamente: se informiamo male, o non informiamo, la gente rischia di credere alla prima sciocchezza che sente. Ma non è solo colpa dei media. Spesso si tratta di quella che gli psicologi chiamano «ignoranza razionale»: si decide di non voler sapere. Pensate a certi quotidiani o a certi commentatori. Chi li legge/li ascolta/li guarda non vuol essere informato: chiede solo di essere confermato nei propri pregiudizi.
I pregiudizi, infatti, rassicurano: evitano il fastidio del dubbio. Le idee confuse consolano: permettono di lamentarsi senza protestare, di commiserarsi senza impegnarsi
».

Nella loro protervia risparmiosa, però, i lettori hanno deciso che il fai-da-te è più economico e conveniente.

La carta stampata è alla canna del gas. L’editoriale del sito ‘Giornalistitalia.it’ lancia l’allarme (quasi un requiem): «Sono 80 le testate giornalistiche a rischio chiusura per un totale di 3000 posti di lavoro. Negli ultimi 5 anni 1.000 giornalisti hanno perso l’occupazione.
Il livello di vendita dei quotidiani è crollato del 22% nell’ultimo triennio e la raccolta pubblicitaria continua a diminuire e si concentra soprattutto nell’emittenza nazionale. Rai e Mediaset si confermano i maggiori catalizzatori di investimenti pubblicitari
».
Una situazione inquietante, che riguarda particolarmente i cosiddettiQuotidiani di Partito’ (ma ‘ndo avai, se il Partito non ce l’hai?’, si va affermando il Partito liquido… per non dire, piuttosto… liquidato) o in cooperativa.
Anche gli altri, però, non stanno tanto bene, tant’è che fioccano i cosiddetti stati di crisi.

Insomma, questo articolo, in fondo, si è trasformato in una lunga messa di requiem: per l’autore di una musica che accompagnò un amore ormai morto; per la scomparsa di un difensore della lingua italiana nel mondo; per la fine ingloriosa del nostro presunto primato culturale quale popolo depositario della conoscenza (ma de che?); per la graduale estinzione della mia grande passione, quella per cui ho immolato anni di vita ‘normale’ – e anche ora: scrivo alle 4.25 di mattina…, causa PC capriccioso.

Ite, Missa est. Fuori piove a dirotto…

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