lunedì, dicembre 17

Spionaggio: sono saltate le regole? Non ci sono mai state Com’è cambiato lo spionaggio dalla Guerra Fredda ad oggi, ne parliamo con l’Ambasciatore Domenico Vecchioni e il Professore Mario Caligiuri

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«È molto probabile che la Russia sia dietro il tentato assassinio di Sergei e Yulia Skripal», queste le parole della prima ministra britannica Theresa May sull’avvelenamento dell’ex spia Skripal e di sua figlia nel Regno Unito. La Signora May ha specificato che la sostanza usata per l’avvelenamento era un «agente nervino di tipo militare sviluppato dalla Russia», in più i sospetti contro il Governo russo si sono amplificati quando, in un primo momento, la Russia ha risposto con il silenzio alle accuse mosse dalla Gran Bretagna. Ieri 23 diplomatici, che sono stati identificati come agenti dell’intelligence russa che operavano sotto copertura diplomatica nel Regno Unito, sono stati espulsi dal Paese e avranno una settimana di tempo per lasciarlo definitivamente. Sono quattro i Paesi che hanno sottoscritto una dichiarazione che punta il dito contro Mosca per l’attacco chimico: Gran Bretagna, Usa, Francia e Germania. Il caso Skripal ha sollevato nuove preoccupazioni nelle capitali della NATO sulla volontà della Russia di intensificare le operazioni di intelligence oltre le norme stabilite. I governi britannico e statunitense hanno accusato la Russia dell’attacco e di una serie di morti inspiegabili di russi nel Regno Unito negli ultimi anni. “Basti pensare al celebre caso di Litvinienko, assassinato nel 2006 con polonio radioattivo. Due casi, Litvinienko e Skripal, che presentano evidenti, innegabili affinità”, commenta l’Ambasciatore Domenico Vecchioni nel corso di una nostra intervista.

Durante la guerra fredda, i servizi di intelligence americani e russi, fecero un’accordo che viene spesso definito come ‘le regole di Mosca’, il quale stabiliva il modo in cui i due Paesi si sarebbero relazionati in termini di difesa. In base a queste regole Russia e USA decisero di non attaccarsi a vicenda e di non impegnarsi in determinati tipi di attività, come la contraffazione della valuta e la reciproca intromissione negli affari politici interni. “Nel periodo guerra fredda il mondo era diviso in due campi ideologici contrapposti, il ‘nemico’ era facilmente identificabile, la ‘minaccia’ era ben definita”, afferma Vecchioni. “Guerra fredda voleva appunto dire una guerra che non poteva essere ‘calda’, combattuta direttamente  a causa della prospettiva dell’olocausto nucleare, ma solo indirettamente. Ad esempio, per interposti Paesi (Corea, Cuba, Vietnam ecc..) o attraverso i servizi segreti che conobbero di conseguenza uno straordinario sviluppo, tesi, da un parte, a penetrare l’avversario per conoscerne in anticipo le mosse e dall’altra a proteggere i propri segreti”.I servizi di intelligence degli Stati Uniti hanno, con rare eccezioni, lavorato all’interno delle linee rigorose della legge degli Stati Uniti. Gli assassinii, per esempio, non hanno fatto parte delle attività di spionaggio degli Stati Uniti contro la Russia o contro nessun altro per un lungo periodo. Solo nei primi giorni della Guerra Fredda, la CIA tentò di pianificare degli omicidi senza successo contro alcuni leader, tra cui il presidente cubano Fidel Castro, il Primo Ministro congolese Patrice Lumumba e il Presidente della Repubblica Domenicana Rafael Trujillo. D’altra parte la Russia e l’intelligence sovietica hanno usato diverse volte l’assassinio nelle loro attività di spionaggio.

Secondo Vecchioni, durante la Guerra Fredda, nel mondo dell’ombra, non esistevano veri e propri ‘codici morali’: “Semmai codici di comportamento c’erano nel mondo militare”, afferma. “Nell’ambito dei servizi segreti l’unica cosa che contava e continua a contare, è quella di scoprire la ‘verità nascosta’, a volte, specialmente nei periodi di crisi , a qualunque costo in durissime battaglie sotterranee senza esclusione di colpi. In effetti il mestiere di agente segreto ‘operativo’ ( non degli analisti o delle altre figure di agente segreto) è tra i più rischiosi. L’interessato ne è consapevole e sa che se scoperto per lui non ci sarà scampo”, spiega Vecchioni.

Potremmo paradossalmente dire che il modo di fare spionaggio non è cambiato”, afferma Mario Caligiuri, professore straordinario all’Università della Calabria, tra i primi a introdurre lo studio scientifico dell’intelligence in Italia, promuovendo master e centri di ricerca. “La raccolta delle informazioni è decisiva per la vita delle persone ed è fondamentale per garantire la sicurezza e il benessere degli stati, oltre che per lo sviluppo economico delle aziende”.

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