martedì, Maggio 18

Spending review: i polli di Campobasso Le società partecipate di Regioni e Comuni: fine della Bengodi?

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Come al solito, parto da trascorsi familiari per paracadutarmi sull’attualità.

Avevo sì o no 12 anni, quando mio padre, commercialista e buon amico della famiglia armatoriale Lauro, si trovò professionalmente alle prese con la cantonata manageriale presa dal figlio del capostipite Achille, Gioacchino. Il padre gli aveva affidato il compito di indagare su certi conti, ma non poté altro che constatare un buco clamoroso, pari a 7 miliardi di lire del 1968.
L’erede Lauro aveva investito in un allevamento di polli in Emilia Romagna ed in altre inezie, convinto da consiglieri finanziari ‘interessati’ che la lira sarebbe stata svalutata; mi pare di ricordare che, in un giorno solo, comprò 850mila galline per un ammontare di un miliardo tondo e questo fu un affare davvero fallimentare.

E poi si era fatto affidare dal papà la presidenza della squadra di calcio del Napoli ed aveva acquistato una collezione di brocchi tale da far piombare la compagine in serie B.

Mi è venuta in mente dai cassettini della memoria questa vicenda, allorché mi sono imbattuta nel racconto, persino ridicolo  -se non ci fosse da piangere amaramente-, della Regione Molise che, attraverso la GAM  (Gestione Agroalimentare Molisana) ci ha rimesso il cosiddetto ‘osso del collo’ (tradotto in cifre, 15milioni di euro, ben più dell’ingenuo Gioacchino) proprio in polli.

Racconta il quotidiano ‘La Stampa‘: «Il rendimento del capitale investito dagli azionisti – i poveri contribuenti della Regione Molise – è stato negativo per il 691,92%. Nel 2012, anno a cui si riferiscono i numeri delle banche dati a cui ha attinto il Commissario per la spending review Sergio Cottarelli, ha perso 14,5 milioni di euro, con un patrimonio netto di 2,1 milioni. Quella della Agripol, poi Sam, quindi Solagrital infine Gam è una storia intricata in cui per anni il pubblico sostiene i costi (e le perdite) e il privato con cui l’azienda era in affari – il gruppo Arena – ne tare, finché può, i benefici. Poi il business precipita e anche Arena finisce in difficoltà. Inspiegabilmente Gam dà l’ok al concordato che riguarda Arena dove, a fronte di 28-30 milioni di euro di crediti che vanta dalla stessa Arena, la società pubblica rinuncia a riceverne 18 e accetta di avere il resto non in contanti, ma in azioni Arena. L’esito? La Giunta regionale chiede la procedura concorsuale anche per Gam (è stata ammessa a luglio) e centinaia di allevatori di polli molisani rischiano di restare senza un soldo dei crediti vantati»

Questa storia è una sorta di bandiera delle Regioni sprecone che si è trovato a fronteggiare ‘Cottarelli Mani di Forbice‘ allorché ha affrontato il roveto in fiamme rappresentato dalle cosiddette partecipate degli Enti locali che costituiscono una maniera escogitata dalla ‘casta politica’ per sistemare i trombati e stornare risorse finanziarie verso rivoli non certo onorevoli‘.

Una finta quadratura del cerchio che si è rivelata immediatamente il cadavere in putrefazione di una spesa pubblica più bucherellata di un setaccio di crine a trama fine. Vi è stata una tale Bengodi che la situazione è scappata di mano agli stessi burattinai, trasformandosi in un esplicito atto d’accusa quotidiano.

Forse è sincero il Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, allorché dichiara a ‘Il Corriere della Sera‘, in un’intervista esclusiva, che ‘risparmieremo su tutto’, con un tono da virtuosa massaia.
Cioè, pur di non sottoporre gli amati connazionali all’ulteriore sensazione di essere cornuti e gabbati, procedendo a lardellarli con ulteriori imposizioni fiscali dirette e indirette, – cito testualmente – «La spending review sarà lo strumento guida nella formulazione della legge di Stabilità. Ed è chiaro che andrà coinvolto l’intero governo per identificare obiettivi di risparmio di spesa quantitativi, ma che permettano di preservare l’efficienza dei servizi pubblici. Anche Regioni ed enti locali dovranno essere coinvolti in questo processo. (…) Tutta la spending review è un’operazione altamente politica: si tratta di individuare le priorità, e in un periodo di risorse limitate. È un’operazione politica valutare se la spesa che si è accumulata nel tempo si debba considerare acquisita o se non si debba ripensare».

Consiglio a tutti noi di conservarci quest’eroica intenzione (la strada per l’inferno è o non è lastricata di buone intenzioni?) e do appuntamento a tutti neanche a fra molto tempo… diciamo a Natale, tanto per attenerci al solito traguardo-panettone usato in moltissime occasioni come limite.

Ma torniamo all’operazione potatura di Cottarelli. Non è solo la Regione Molise l’unico Ente locale pizzicato a dissipare come un ‘cattivo padre di famiglia’ (la valutazione della gestione che è contenuta nel Codice civile e che, decenni fa, studiai all’Università, che s’ispirava al ‘buon padre di famiglia’ mi è rimasta fissa in mente come inchiodata dall’energumeno palestrato Plasmon della pubblicità della nostra infanzia).

Molte Società a gestione pubblica il patrimonio che l’Ente promotore aveva loro assegnato in dote se lo sono mangiato allegramente. In cima al mucchio, c’è la Società che gestisce il Casinò di Venezia, che da qualche parte del bilancio deve aver perso l’accento, giacché è sotto di oltre 20 milioni di euro: una sfacelo!

Lo Stato si è messo a fargli concorrenza lui stesso, con tutta la batteria di lotterie istantanee, superenalotti di ogni misura e qualità, gratta e vinci come se piovesse e slot machine che hanno alluvionato la Penisola. Che bisogno ci sarebbe di varcare le pompose e marmoree soglie, se si vuol provare il brivido della puntata, quando basta andare dal primo bar o tabaccaio sul proprio cammino per tentare la Dea bendata?
Prima, quando c’erano solo il Totocalcio e l’Enalotto  -e le antichissime estrazioni del Lotto -, le occasioni erano molto meno frequenti e poi c’era tutta l’atmosfera presunta scicchettosa del Casinò: ma oggi, che senso ha?

Roma caput mundi anche nell’emorragia di perdite: risultano azzerati, anzi sottoazzerati anche i patrimoni di due aziende pubbliche romane a partecipazione comunale e regionale, la Fiera di Roma  –oggi, poi, che è spersa nelle steppe, non mi pare averne guadagnato in attrattività!- e l’azienda di trasporto pubblico locale, la Cotral, di cui vi parlai, di sguincio, qualche giorno fa: quella dei bigliettai che non sapevano l’orario dei bus di cui vendevano i ticket.
Forse i loro amministratori non hanno imparato ancora la partita doppia da Luca Pacioli e quindi hanno confuso il dare con l’avere.
A fronte di quest’emorragia finanziaria, il Comune di Roma sembra seriamente intenzionato a rincorrere tutti i risparmi possibili. Sarà per questo che le strade della città, dopo le 23, si trasformano in una misteriosa selva oscura, dove sembra un bel rischio avventurarsi.
Due esempi di cui ho contezza: via del Vignola  –e dire che vi si affaccia nientemeno che la scuola di Polizia! – e nientepopòdimenoche… piazza Cavour.
L’altra sera, per un destino beffardo, vi aspettavo il bus ed ho visto le luci spegnersi al rallenty come spira la Bohème all’ultimo atto.
Non vi nascondo che un po’ di tremarella mi ha sfiorata… meno male che il bus è arrivato presto… c’erano un po’ di balordi in vista!
Caro Ignazio, andrai pure in bicicletta… ma a piedi a mezzanotte avresti amare sorprese. Se Parigi è la Ville lumiere… Roma ha un oscuramento degno del 1944.

Cambiamo zona. L’Italia, Paese turistico per eccellenza, dovrebbe offrire una buona redditività a chi investe in questo settore. Solo alle Società alberghiere 100% pubbliche ciò non avviene.
Basisce l’esperienza trentina di un albergo a cinque stelle che l’unico Movimento che fa è avere i conti in picchiata verso l’ingiù: è l’Hotel Lido Palace di Riva del Garda, di proprietà, tramite la Lido di Riva del Garda Srl, dei compartecipanti Comune di Riva del Garda (53,8% del capitale) e la Trentino Sviluppo SpA, completamente detenuta dalla Provincia autonoma di Trento, che lo posside per il 46,19%. Sarò una schiappa in matematica… ma quello 0,1% di chi è?
Ebbene, questo lussuosissimo Hotel ha i conti… paonazzi, essendo in perdita di ben 1,11 milioni di euro nel 2012 (l’anno esplorato da Cottarelli), con una redditività falcidiata dal segno meno (-14,54%). Nel privato un fatto di tal genere avrebbe fatto saltare teste e incarichi: ve n’è giunta eco da quel di Riva del Garda?

 

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