venerdì, Gennaio 28

Spazio USA, un modello che l’Italia non sa replicare! Gli Stati Uniti cercano di programmare, tutelare e incrementare le proprie cose, come la manifattura e poi la gestione di uplink e downlink ma più ancora la diversificazione di quanto viene dallo spazio. Perché, invece, in Italia, un ente come l’ASI non può essere riformato?

0

Nonostante le acque un po’ mosse stiano agitando gli impegni dei capisezione della Casa Bianca, Kamala Harris, come da suo mandato, ha presieduto efficacemente la riunione del National Space Council, la prima svoltasi sotto l’amministrazione di Joe Biden. Il fatto che nei giorni scorsi la senior advisor Symone Sanders abbia deciso clamorosamente di lasciare il suo incarico di portavoce non modificherà, riteniamo in alcun modo, il peso del messaggio della vicepresidente degli Stati Uniti, lei che sovrintende la massima autorità della politica spaziale americana. Se le sue attenzioni sono state rivolte ai cambiamenti climatici, dietro la facciata ecologista -asse portante della campagna elettorale del suo presidente- emerge in tutta l’interezza come cuspide di un iceberg il documento ‘United States Space Priorities Framework’, che fornisce una panoramica delle intenzioni dell’amministrazione di sviluppare e attuare la politica e la strategia spaziali nazionali del prossimo futuro.

Gli Stati Uniti spingono principalmente di promuovere e proteggere i programmi, i dati e i servizi dello spazio che creano innanzitutto posti di lavoro per gli americani e che generano opportunità nei più significativi settori economici dell’Unione.

Il quadro dunque marca che gli Stati Uniti cercano di programmare, tutelare e incrementare le proprie cose, come la manifattura e poi la gestione di uplink e downlink ma più ancora la diversificazione di quanto viene dallo spazio per trasporti, logistica, agricoltura, finanza, comunicazioni. Tralasciamo gli altri argomenti delle proiezioni, che pure rivestono grande interesse, quali la volontà di distribuire dati di osservazione della Terra per sostenere gli sforzi sia nazionali che internazionali finalizzati ad affrontare la crisi climatica e migliorare la sicurezza dei voli spaziali. Perché la complessità politica di certe scelte di buonismo è tale da meritare dovuti allarmi a tutte quelle agenzie che sono impegnate allo sviluppo di propri sistemi di sorveglianza e potrebbero essere tagliate fuori da un’eccessiva invadenza tecnologica. Altro tema che evidenzia le stesse conclusioni è quello del crescente rischio dei detriti spaziali, emerso con forza il mese scorso, dopo il test russo di un’arma anti-satellite, quando l’esercito di Putin ha distrutto per esercitazione un proprio satellite Tselina giunto a fine vita, inondando l’orbita terrestre bassa di schegge. Certe bravate le hanno fatte anche altre potenze ostili a Washington -la Cina compì un arrembaggio del genere nel 2007- e un’occasione per pizzicare gli storici nemici non sarebbe poi stata da buttar via!

Questa la politica spaziale della Casa Bianca. Ma restiamo su un tema che ci preme sottolineare. È vero. «Oggi, la nostra nazione –come ha dichiarato la vice presidente degli Stati Uniti- è più attiva nello spazio e ci sono più modi che mai in cui lo spazio può giovare all’umanità». Ma come mai, dobbiamo domandarci, in America è sempre tutto più facile quando si devono prendere le decisioni strategiche?  

Perché i budget delle singole amministrazioni sono molto più corposi di quelli di altre realtà internazionali? Forse perché il modello organizzativo americano è più efficace e conservativo?  

Recentemente abbiamo raccontato come lo Stato italiano ha tolto alla competenza dell’Agenzia Spaziale Italiana i poteri di coordinamento dei PNRR destinati allo spazio per darli in gestione organizzativa all’ESA. Non ripetiamo quanto consideriamo grave il segnale di incapacità riconosciuta e non risolta della organizzazione interministeriale denominata Comint. Il Comint non si può paragonare allo Space Council, come l’Italia non può paragonarsi agli Stati Uniti. Però in questi anni la gestione pur travagliata dell’ente americano ha garantito l’esercizio delle sue funzioni assistendo il presidente in materia di politica e strategia spaziali, coordinandone l’attuazione senza interferire con le linee di autorità o responsabilità esterne. La NASA ha un amministratore che coordina le sue funzioni ma la politica dello spazio resta di autorità del residente degli Stati Uniti e del suo gabinetto, che esercita il suo potere di concerto ma con la necessaria autorità. Abbiamo più volte prospettato la necessità di adeguare queste direttive anche all’ASI, così come mosse Silvano Casini, a metà anni Novanta, quando fu chiamato da amministratore straordinario a reggere e risanare una situazione di bilancio che appariva disperata. Molti attori del passato sono ancora di scena: chi avallò alcune delle pratiche più stringenti era un direttore generale del ministero del tesoro, che oggi è capo del governo.

Perché, ragionevolmente un ente in Italia non può essere riformato ma deve continuare a succhiare i soldi dello Stato con il placet dell’intero esecutivo?  

Perché per tutelare qualche poltrona non si fanno passi indietro per far funzionare meglio una macchina che non funziona?  

E da ultimo, riflettiamo che anche il peggior governicchio di quelli a cui il passato italiano ci ha abituato -difficile scegliere nella massa- ha mai accumulato tante soluzioni salomoniche pur di non prendere decisioni.

È questo il governo che gli italiani si meritano per un settore definito moltiplicatore di leadership e della posizione nazionale nello scenario globale?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->