domenica, Settembre 19

Spazio: Silvano Casini, un prestigioso ritorno sulla scena dell’industria e delle istituzioni L’ex amministratore straordinario dell’ASI è stato nominato alla presidenza di ASAS, l’associazione per i servizi e le applicazioni per lo spazio, un incarico che dovrà attraversare molte strade istituzionali e industriali

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È notizia di ieri la nomima di Silvano Casini alla presidenza di ASAS, l’associazione per i servizi e le applicazioni per lo spazio costituita nel 2004 da alcune imprese del settore spaziale. Silvano Casini è un manager molto noto alla comunità aerospaziale internazionale, industriale e istituzionale. Lo ricordiamo per le sue esperienze in General Electric di Jack Welch, nel periodo in cui la multinazionale americana divenne il più grande conglomerato di imprese a livello mondiale.

In Italia Casini è stato amministratore delegato di Fiar e responsabile della formazione in una delle attuali divisioni di Leonardo e poi il principale advisor dell’Agenzia Spaziale Europea dal 2005 al 2008 per la definizione di una risposta europea al progetto di Space Exploration lanciato dal presidente americano George W. Bush nel gennaio 2004.

Qui tuttavia ci piace ricordarlo anche per il suo incarico di amministratore straordinario dell’Agenzia Spaziale Italiana, in un momento particolarmente difficile per l’ente e per tutto il Paese. La sua nomina risale al 30 giugno 1995.

Dopo numerose interrogazioni da cui era emerso uno stato di precarietà dell’agenzia italiana in termini di programmazione e trasparenza, il Parlamento si rivolse a Casini per predisporre un piano di riassetto economico e finanziario che in effetti fu una manovra di emergenza per salvare ASI dalla bancarotta e per dotarla di un piano strategico degno della nazione che rappresentava.

Il momento era come dicevamo complesso. L’Italia stava per entrare nel semestre di presidenza europea e il Consiglio Ministeriale dell’ESA era previsto in ottobre a Tolosa, nella Francia meridionale. In quel momento si stavano giocando le carte per una partita che avrebbe definito la politica spaziale del Vecchio Continente, Italia inclusa, per i successsivi trent’anni. La situazione come dicevamo era complicata; in ASI il vuoto di cassa era di 1.650 miliardi di lire (circa 825 milioni di euro) ed era destinato a salire a 2.300 miliardi entro il 2000 per le scelte poco accorte e addirittura a 3.000 miliardi di lire con gli impegni non formalizzati ma comunque presi per Tolosa. Cifre iperboliche.

Casini in quel momento si impegnò ad adottare una tattica d’urto denunciando al Council di ESA queste difformità che avrebbero impedito all’Italia di partecipare ai nuovi programmi già in lista per Tolosa. Si creò ovviamente un’aria ostile nei confronti del nostro Paese al punto che lui stesso abbandonò un incontro preliminare a Parigi con delegati di Francia e Germania dopo soli venti minuti per l’atteggiamento irritante che i tedeschi mostravano all’Italia. Il ministro francese François Fillon aveva tuttavia bisogno di fare approvare il programma Ariane 5, di vitale importanza per Francia ma allora osteggiato dalla Germania molto più interessata ai programmi Columbus e ATV. Fu grazie a quasi due giorni di trattative tra Fillon e Casini che si poté andare a Tolosa ben coordinati. La Francia ottenne il suo ARIANE 5 e i tedeschi importanti partecipazioni ai disegni su cui avevano puntato. L’Italia, potendo uscire da programmi di scarso interesse e riducendo le sue quote in altri meno significativi, poté avere la sua valida partecipazione anche nella Stazione Spaziale e appunto, in Columbus e ATV. A ciò si aggiunsero importanti agevolazioni di tipo economico e finanziario. Anche il risultato politico fu notevole. ESA non fu più una diarchia di Francia e Germania ma nella guida generale entrò anche l’Italia. E soprattutto, dobbiamo a quei risultati e a quelle scelte se oggi ci possiamo permettere di essere partner importanti nel programma lunare con gli Stati Uniti.

Ma se sui fronti internazionali le cose erano state pianificate bene, restava scoperto il nervo nazionale. I punti principali erano la riorganizzazione della struttura interna di ASI, il piano di riassetto strategico finanziario e i rapporti con la NASA. A questo punto vi fu un episodio che merita di essere ricordato per la sua estrema attualità.

Una volta compilato, Casini inviò il piano di riassetto agli organi competenti dei ministeri vigilanti, ovvero Tesoro e Ricerca. Pochissimi giorni dopo da Via XX Settembre -il ministro era Carlo Azeglio Ciampi– furono chiesti dei chiarimenti e così l’amministratore straordinario incontrò il direttore generale, Mario Draghi, e i suoi collaboratori.

La riunione non ebbe preamboli e rimase ai fatti essenziali. Però dopo pochi giorni, com’è lo stile del premier attuale, il documento fu firmato e il braccio operativo dello spazio italiano iniziò a funzionare.

Oggi l’Italia, grazie ai maggiori programmi così approvati può vantare capacità che le permettono di partecipare ampiamente al programma Artemis, vale a dire alla esplorazione lunare, di avere l’accesso a orbite commerciali e infine di avere una importante leadership nel settore dell’osservazione della Terra, assicurando alle nostre industrie carichi di lavoro per oltre venti anni.

Questi sono dati noti. E riportati nelle relazioni della Corte dei Conti e nelle relazioni del Senato. Aspettiamo di attendere il mandato che si darà Casini in questo nuovo incarico, che dovrà attraversare molte strade istituzionali e industriali. La storia dello spazio è stata questa e se vorrà avere un futuro, dovrà essere percorsa da capacità, imprenditorialità e coraggio.

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