mercoledì, Maggio 12

Spazio: quando la mano destra non sa cosa fa la sinistra Il Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Giorgio Saccoccia, in audizione alle Commissioni Riunite Bilancio e Politiche dell’UE del Senato, ha proposto il lancio di una costellazione di satelliti di osservazione. Ma già c’è una costellazione e ce la invidia il mondo intero

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È di qualche giorno che il Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Giorgio Saccoccia, si è presentato in audizione alle Commissioni Riunite Bilancio e Politiche dell’UE del Senato per la proposta del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Tema quanto mai del giorno.

«Le tecnologie e le innovazioni spaziali» – ha dichiarato Saccoccia – «sono fondamentali per attività ad elevato impatto nel nostro quotidiano». Quale migliore occasione dunque per l’Italia, che sempre secondo il Presidente dell’agenzia governativa, ha saputo costruire una filiera completa, per attingere alle risorse del Recovery Fund? E dunque le proposte di intervento. Ne parleremo più avanti perché il primo tema da smarcare è un altro.

Quando infatti il Presidente dell’Agenzia ha condiviso la sua proposta, ha individuato nel lancio di una costellazione di non ben definiti piccoli satelliti da impiegare per il monitoraggio della Terra ad elevata risoluzione. Nel documento circolato dopo l’audizione, questo programma viene definito un importante strumento con cui l’Italia darebbe un forte contributo al raggiungimento degli obiettivi di crescita sostenibile del pianeta, fissati dall’Agenda 2030 dell’Onu per lo sviluppo sostenibile.

Ora, noi sappiamo bene ed è nostro dovere difenderne l’essenza, che con i radar del programma COSMO SkyMed l’Italia è allo stato dell’arte della tecnologia mondiale. E cioè che la tecnologia italiana in questo quadro è al massimo livello. Per coadiuvare l’osservazione della Terra effettuata dal radar – indipendentemente che sia giorno o notte o per qualunque condizione metereologica – il programma PRISMA, con sensore ottico iperspettrale. Inoltre le Sentinelle europee che già orbitano attorno alla Terra, oggi rappresentano il massimo del presidio nel settore monitoring. Quindi non ci è chiaro a cosa possa servire un investimento per una nuova costellazione costituita da piattaforme più piccole di quelle utilizzate da COSMO. Gli esperti sanno bene che i sensori radar sono componenti pesanti che non possono essere montati efficacemente su micro, mini o piccoli satelliti in generale, a meno di non penalizzarne le prestazioni.

Siamo certi che con la sua autorevolezza, Saccoccia vorrà spiegare al governo a ai componenti del Comint –il comitato interministeriale dello spazio regolato dalla legge 7-2018- ancor prima che nelle aule parlamentari, le sue idee e la progettualità di una spesa che influirà sulla politica industriale europea e che potrebbe rappresentare un elemento di concorrenza nella stessa produzione italiana. A noi osservatori non resta che comprendere la volontà di adempimento agli scenari di space economy, ma riteniamo che sarebbe dannoso penalizzare un indirizzo strategico, consolidato e apprezzato, solo per imporre attività ad attori terzi che ancora non hanno mostrato il funzionamento dei loro prodotti nello spazio. Insomma, una proposta che diremmo a scatola chiusa.

Noi non vogliamo essere malevoli e contiamo che presto queste informazioni siano dettagliate maggiormente a professionisti tecnicamente competenti perchè non vogliamo veder ‘spregio per il presente storico’, per citare la frase di un saggio sul cinismo della politica di Antonio Funiciello, che per parte sua non da oggi ricopre importantissime cariche politiche in ambito istituzionale. E, da ultimo, ci domandiamo quale sia il mercato disposto a rendersi proprietario della costellazione?

E ora torniamo da dove siamo partiti, ovvero dalle applicazioni. Tra le proposte di Saccoccia dicevamo che avremmo fatto qualche riflessione: tecnologie quantistiche spaziali, smart space factories, accesso allo spazio; telemedicina, detriti spaziali e manutenzione orbitale sono i temi che potrebbero essere alimentati dagli interventi europei. Proviamo a dare un’occhiata alla realizzabilità di alcune di queste vision. Per le altre ci riserviamo un’altra rivisitazione alla luce degli sviluppi che si stanno presentando giorno dopo giorno in Europa.

E partiamo dalla telemedicina, argomento molto caro in questo momento di affollamento di ospedali e sempre figlio di quella sciagurata riduzione della spesa sanitaria voluta da qualche ignorante ministro precedente, che ha costretto l’Italia a una condizione di elevata indigenza di cui oggi più che mai ne paghiamo le conseguenze. Per cui ci domandiamo come l’Asi pensi di strutturare un servizio così impegnativo, che richiede un sistema di risorse addestrate non solo al fornire le informazioni, ma anche ad applicarle. E poi, i nostri nosocomi, in cui diciamocelo pure a volta manca anche l’indispensabile, possono essere in grado di aggiornare la propria strumentazione telematica o le ’seconde diagnosi’ dovranno essere veicolate in centri esterni dall’Italia?

Un altro dei temi del presidente dell’Asi è la manutenzione spaziale. L’idea ci sembra eccellente, specie se in Asi esiste già un pacchetto adeguato di operatori commerciali disponibili a far parte di questo mercato perché sui livelli istituzionali ci sembra piuttosto improbabile trovare la clientela –fatta salva quella nazionale- disposta far mettere le mani da un robot italiano per la revisione e l’aggiornamento di un proprio satellite. Magari utilizzato da sistemi di difesa di non alleati.

Poi nel documento dell’audizione di Saccoccia al Senato si legge di una proposta diretta allo sviluppo progressivo di una capacità per la rimozione di detriti orbitali. Anche qui un esempio di grande attenzione alle problematiche spaziali: sappiamo che l’Esa sta studiando il problema e riteniamo che quello dell’ecologia ultra-atmosferica sia di buona competenza di un’agenzia internazionale con cui non val la pena scendere in competizione.

In relazione alle ‘Smart space factories’ l’Asi propone di finanziare attività volte al miglioramento degli impianti e dei processi produttivi (manifattura, assemblaggio, integrazione e testing) attraverso l’impiego di architetture e tecniche automatizzate con uso pervasivo di robotica, intelligenza artificiale e controlli di qualità real time. Attraverso tali misure – leggiamo – si potranno realizzare infrastrutture che potranno consentire la costruzione a basso costo di flotte di mini e nano satelliti. Non è stato indicato quali fabbriche dovrebbero essere beneficiate. Le private o le pubbliche. E in caso fossero le prime, sarebbe giusto che la spesa della libera imprenditoria sia l’onere per il contribuente?

Ci fermiamo qui, nella convinzione che l’Asi, tra i cui controllori c’è il Ministero della Ricerca, darà presto le sue risposte. Riteniamo tuttavia sia necessaria un’azione veloce e nel rispetto delle leggi in vigore.

E sì perché per adesso, nella vacanza dei seggi del Comint –il comitato dei rappresentati dei ministeri di cui prima dicevamo-il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti (che ai tempi del governo Conte uno era sottosegretario con delega allo spazio e designò Saccoccia alla guida dell’Asi), si è appena incontrato col Ministro francese dell’Economia Bruno Le Maire con cui hanno discusso di grandi progetti di importanza europea, tra cui l’aerospazio.

Questi vis-à-vis non ci lasciano tranquilli, senza levar stima alcuna al braccio destro di Matteo Salvini e a quanto si dice buon amico personale di Mario Draghi.

Qui noi parliamo di alta strategia e vorremmo vedere la concertazione di tutta la parte dell’esecutivo che ha a che fare con le attività spaziali. Vorremmo che ci fossero tecnici e personale qualificato a trattare la strategia e il futuro delle nostre industrie e dei nostri operatori. Vorremmo che anche i sindacati esprimano, nei termini e nelle competenze loro connesse quali possano essere le opportunità o i disagi di certe alleanze che hanno creato fino ad ora accordi sbilanciati e pericolose migrazioni di riservatezze tanto da essere stato oggetto di attenzioni della sicurezza nazionale. Fino ad ora non abbiamo visto un interesse che riteniamo debba avere un comparto così complesso e multidisciplinare. Ma c’è sempre un momento per iniziare!

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