lunedì, Giugno 14

Spazio: la necessità di esserci Per una nazione che si considera industrializzata è necessario essere al passo con la ricerca anche di programmi che appaiono molto futuribili

0

Se dovessimo chiedere ai libri di storia di riprendere i grandi temi che hanno guidato il mondo, siamo certi che faremmo un gran torto a tutti coloro che per ignoranza, pressapochismo o per una ristretta volontà politica hanno tentato in tutti i modi di nasconderci o obnubilarci il nostro passato. E così forse sapremmo un po’ più di quanto sono cruente le guerre o di quanto inutili le rivoluzioni.

Questo pensiero – lo confessiamo – ci passa dalla testa riferendoci alla memoria di re Filippo II di Spagna nella metà del Cinquecento. Suo padre, Carlo V aveva lasciato al popolo un debito molto alto e un deficit annuo che solo oggi non ci farebbe particolare impressione. Ma ai suoi tempi sì.

Tralasciamo i dettagli perché ci allontanerebbero troppo da quanto stiamo per narrare ma la situazione di avvitamento era tale che la monarchia fu costretta a dichiarare default per ben sei volte. Molti storici sostengono che la realtà sarebbe stata meno precaria se le forti spese del regno fossero state indirizzate verso investimenti di attività produttive. Una lezione che qualcuno oggi dovrebbe ascoltare e poi meditare su quanto si sta compiendo in merito alla desertificazione industriale nell’Occidente del mondo.

Ma l’esempio della Spagna nel centro dello scorso millennio viene richiamata oggi per un altro motivo. Nel 1492 il genovese Cristoforo Colombo era salpato dalle coste di Palos de la Frontera per una missione essenzialmente mercantile, sia pur diversa da quella ipotizzata sulla carta. Aver finanziato questo progetto da parte della regina Isabella di Castiglia e di re Ferdinando II di Aragona comportò un afflusso di metalli preziosi e risorse nella regione dei Re Cattolici, che paradossalmente stimolò un forte fenomeno di inflazione incoraggiando il governo alla pressione fiscale per compensare la svalutazione della moneta e a un’atmosfera culturale della limpieza de sangre, concetto ben descritto da certi autori secondo cui il lavoro manuale era indegno di un nobile e danneggiava l’economia del regno, così che furono promosse le importazioni a forte svantaggio della produzione nazionale.

E fin qui la storia, che ci siamo divertiti a leggere con una visuale appena dilatata, ma molto… reale. Ma su questi appunti vogliamo ricavare alcune considerazioni. È indubbio che dagli anni Novanta dello scorso secolo, l’economia mondiale stia vivendo uno sviluppo molto travagliato della sua esistenza, con un’espansione senza precedenti di aree emergenti dell’Asia e dell’America Latina, affacciate con prepotenza sulla scena del commercio mondiale. A queste novità è seguita una crisi del credito e del debito che ha trascinato le economie mature a percorrenze più affaticate e meno garantite dalle certezze del passato. Insomma, ora stiamo vivendo un momento di transizione che sarebbe forse presuntuoso definire senza precedenti ma che sta comportando la messa in discussione di molte teorie e di analoghe consapevolezze.

Cosa cerchiamo di affermare, dalle pagini virtuali de L’Indro, noi appassionati di spazio e sicuramente sostenitori di una economia più aderente alle realtà del momento? Il Secolo Breve, come è stato definito il Novecento dallo storico britannico Eric Hobsbawm, ha indubbiamente fatto compiere un salto in avanti nella storia agli abitanti del pianeta Terra. Sono lunghi gli elenchi delle innovazioni ma certamente l’elettronica e lo sviluppo delle sue più significative applicazioni quali le telecomunicazioni e l’elaborazioni dati hanno definitivamente sbancato alcune barriere tecnologiche che ci separavano dal futuro. Interscambi merceologici e culturali, veicolati sulle traiettorie delle più turpi invenzioni militari hanno finito per invadere la mentalità dell’intero genere umano ribaltando antiche culture conservatrici in disposizioni molto più di avanguardia esistenziale. Non vi è intenzione certo di indicare quanti siano stati i benefici e quali le deficienze di questo lungo balzo in avanti, per altro già avviato da un paio di secoli attraverso la rivoluzione industriale e l’uso delle macchine a sostegno del lavoro umano. Di certo si sa che tra le novità in evidenza, l’allungamento della vita e l’incremento della popolazione hanno comportato una visuale del tutto nuova di quello che sarà il nuovo a venire.

Visualizzando 1 di 2
Visualizzando 1 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->