martedì, Giugno 28

Spazio: Francia e Italia disunite da due ‘banchieri’ Mentre l’Italia affida l’amministrazione dei suoi prestiti a un’agenzia di cui è appena il terzo contributore, la Francia vara un piano per potenziare l’uso delle telecomunicazioni satellitari per rendere lo strumento fruibile per tutti

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Giancarlo Giorgetti, Ministro della Lega e a quanto si dice, amico di Mario Draghi, ha appena riconfigurato la sua squadra allo Sviluppo Economico, indicando i nuovi direttori generali che lo supporteranno nella pianificazione della politica industriale del Paese. Nel nuovo assetto non appare un riferimento dedicato esplicitamente all’aerospazio, come fa notare Cesare Albanesi in uno dei suoi blog, ma Antonio Bartoloni –laurea in fisica, con un passato da responsabile del programma COSMO Skymed in Telespazio- assume la direzione generale per la riconversione industriale e le grandi filiere produttive, con delega –tra l’altro- a difesa, aeronautica e spazio. Una assegnazione che lascia sperare nella necessaria competenza ai tavoli negoziali.

E con Albanesi, anche noi ci chiediamo cosa sta cambiando nelle attività spaziali italiane dopo la nomina di Vittorio Colao alla Presidenza del COMINT, il comitato interministeriale per le politiche relative allo spazio e alla sua ricerca. Colao, lo ricordiamo, è Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale e titolare del mandato del Presidente del Consiglio al coordinamento delle politiche relative ai programmi spaziali e aerospaziali. Nei verbali pubblicati, si nota che nell’ultima riunione del 2021, la 15° che si è tenuta il 1° dicembre, le 13 amministrazioni permanenti a livello di ministri, sottosegretari di Stato e del rappresentante della Conferenza delle regioni e province autonome hanno dato attuazione a parte dei progetti PNRR con il supporto tecnico-amministrativo (oneroso per l’Italia) dell’Agenzia Spaziale Europea per i programmi relativi al settore dell’osservazione della terra e dell’accesso allo spazio, per un importo complessivo di circa 1,3 miliardi di euro. In questo modo il governo ha ritenuto di«posizionare l’Italia al centro delle politiche europee di sviluppo industriale in ambito spaziale e consolidare la leadership italiana nello sviluppo dei lanciatori e nell’osservazione della terra». Tralasciamo che nella minuta di meeting si fa cenno al «significativo sforzo di ASI» perché sinceramente ce ne sfugge l’essenza. Non sono emerse altre grandi novità, né l’indicazione di nuovi programmi o di idee degne di nota.

Noi confidiamo che il sistema Italia sia sostenuto dall’amministrazione centrale per le sue attività spaziali. Pensiamo però che per esistere in Europa, dovremmo seguire un po’ anche i modelli più avanzati se intendiamo esserne parte e non una zavorra senza aspettative. Uno sforzo che sarebbe coerente con la politica estera di Palazzo Chigi. Infatti, non ci è sfuggito che un mese dopo aver firmato a Roma il Patto del Quirinale, il 26 novembre 2021, il presidente francese Emmanuel Macron e Draghi hanno lanciato la loro chiamata sul ‘Financial Times’: «Serve più spazio di manovra per fare gli investimenti necessari a sostenere la crescita»; in questa frase, scritta ensemble dai due leader, in piena campagna elettorale l’uno, il nostro nell’incertezza di trasferirsi per sette anni al Colle più alto di Roma o tornarsene in buen retiro tra vigne e campi di zafferano del suo rifugio di Città della Pieve, cerchiamo di capire se tra quegli spazi ci sia anche… lo spazio.

Lo spazio per Francia e Italia ha percorsi comuni anche se con massa critica e vision sia politiche che militari ben diverse: la condivisione industriale, applicativa e talvolta strategica dei suoi servizi tuttavia porta spesso a cammini in tandem.

Pur guardando con soddisfazione gli ultimi interventi del MISE, continuiamo a preoccuparci, perchè la politica italiana non sta facendo tutti gli sforzi possibili per saturare il distacco da una nazione vicina, partner e concorrente, ma più in avanti per quanto offerto per i propri cittadini. Anzi, pensiamo che su questi tavoli il lavoro del dr. Bartoloni sarà complesso e pieno di insidie se concretamente le sue intenzioni di far fare passi più lunghi all’Italia.

E facciamo una considerazione che potrebbe apparire staccata da quanto stiamo esponendo. La curva della pandemia –è cronaca quotidiana- tarda ad abbattersi, in Italia come nel resto del mondo. Per quanto abbiano patito molte critiche, le strategie per il distanziamento sociale e le attività in remoto hanno portato buoni risultati durante le fasi più sintomatiche della crisi e ci hanno insegnato un nuovo modo di studiare e lavorare, diverso e affiancabile a quello che sarà, ci auguriamo presto, il ritorno alla normalità. Le telecomunicazioni hanno fatto e continuano a fare la loro parte in queste fasi così difficili. I satelliti hanno mostrato delle potenzialità superiori alle aspettative, sia nelle situazioni di emergenza che per i routinari collegamenti a distanza. Ma spesso hanno evidenziato la debolezza di un sistema sottodimensionato rispetto alla pressione emersa dall’emergenza.

E qui i due Paesi che hanno come comun denominatore l’essere ambedue governati da banchieri assumono un’angolazione profondamente diversa della loro deriva: mentre l’Italia affida l’amministrazione dei suoi prestiti a un’agenzia di cui è appena il terzo contributore, la Francia vara un piano per potenziare l’uso delle telecomunicazioni satellitari per rendere lo strumento fruibile per tutti. Una nota da poco diffusa dall’Eliseo ne sottolinea la scelta: «La Presidenza lavorerà nella definizione del progetto della costellazione della connettività sicura offerta da una nuova infrastruttura sicura di satelliti di comunicazione». Naturalmente i dettagli del progetto non sono stati portati dalla befana nel suo sacco di balocchi. Una nuova copertura satellitare era stata spinta con lungimiranza dal commissario europeo Thierry Breton (definito nel 2005 il ‘modernizzatore dell’economia’) e fatta propria dall’esecutivo nazionale per rafforzare la connettività delle zone irraggiungibili dalle reti fisse e rendere la Francia una regione europea in cui non si lascerà nessuno in silenzio.

Ci domandiamo come mai in Italia, con tutti i propositi di innovazione, con le assicurazioni sulla formazione anche per i più emarginati e i dibattiti sul lavoro a distanza, non si parli concretamente di strutturare una maglia di banda larga che costituisca una grande risorsa per lavoratori e studenti di ogni ordine e grado. Una rete protetta, rapida e compatta.

Ammettiamolo: nonostante autocelebrazioni e pompose dichiarazioni, la distanza che ci separa dai nostri limitrofi non riduce l’esagerata sonnolenza nelle decisioni per una pianificazione più efficace. La discontinuità promessa, l’autorevolezza e la semplificazione restano ancora mammut sonnolenti.

E sì che ci risulta difficile pensare come mai, un governo che già dallo scorso anno si è arricchito di un dicastero specifico per l’innovazione tecnologica, non abbia varato una soluzione così vicina ai suoi cittadini, finalizzata indubbiamente ad un nuovo e più consono modello di crescita nazionale.

C’è poi da sollecitare un’altra preoccupazione, del tutto attinente a quanto fin qui esposto. Dai primi di gennaio, la presidenza del consiglio europeo è stata assunta dai nostri vicini francesi per i prossimi sei mesi. Nel suo discorso programmatico alla stampa francese, Macron il 9 dicembre scorso ha fatto un accenno che ci appare significativo. «Perseguire un’agenda per la sovranità europea, dando all’Europa la capacità di esistere nel mondo contemporaneo per difendere i suoi valori e interessi». Un’interpretazione riferibile all’accesso autonomo nello spazio, potrebbe rappresentare in questo momento una difesa dei lanciatori Ariane che per la Francia rappresentano un prezioso accaparramento di commesse, a discapito di altre iniziative più stringenti. Una trappola che il nostro personale di governo dovrà essere attento a schivare, magari con un riguardo a Joaquín ‘Quino’ Lavado Tejón che fece dire alla ‘sua’ Mafalda: «Il mondo non sarebbe più bello se le biblioteche fossero più importanti delle banche?».

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