mercoledì, novembre 21

Spazio, Asi: un nuovo terremoto politico ha abbattuto Battiston Ha senso dare incarico a un militare per la direzione di un ente che ha per primaria missione la ricerca civile e al più quella duale?

0

Per chi è dell’ambiente dello spazio non è stato poi un fulmine a ciel sereno: si sapeva da un pezzo che la parte dura del Governo voleva mandare a casa prematuramente il Presidente dell’Asi, l’Agenzia Spaziale Italiana, il professor Roberto Battiston.
I segnali c’erano stati tutti:
l’esclusione del n.1 della politica spaziale italiana dal Comitato interministeriale per le politiche relative a spazio, formatosi a maggio di quest’anno a seguito della legge 7-2018 dello scorso gennaio e pilotato da Giancarlo Giorgetti, avrebbe dovuto far capire a tutti, ma proprio a tutti, che il professore dell’Asi con laurea a Pisa non andava giù alla Lega. Per questo lascia un po’ di amaro pensare che il Sottosegretario all’Istruzione Lorenzo Fioramonti non ne fosse a conoscenza e sconfessasse quanto ha fatto il professore di educazione fisica e suo Ministro Marco Bussetti, capo del dicastero da cui dipende l’Agenzia. È così, ci domandiamo, che Ministri e Sottosegretari partecipano al potere esecutivo italiano?
Se è così onestamente, siamo proprio nei guai.

Ma visto che in questo caos di potere ci siamo, proviamo a comprendere che sta succedendo. Arriviamo al punto il giorno dopo della bomba mediatica scoppiata tra il Lungotevere e Tor Vergata, consapevoli che ‘L’Indro’, prima di tutto vuol stare sull’approfondimento della notizia e quindi ci siamo mossi sulla rete e sulla carta stampata, per poi dire la nostra.
Prima cosa, chi è Battiston? È -lo riportano i documenti ufficiali- un docente di fisica Sperimentale a Trento e uno dei maggiori esperti di raggi cosmici. Il suo ingresso in Agenzia si materializzò nel 2014, dopo il disastro provocato da un Presidente che uscì dall’ente in modo oltraggioso per la ricerca italiana.
Il suo secondo mandato è stato concluso dalla ministra Valeria Fedeli, la rossa ex sindacalista della CGIL, appartenente a un Governo dimissionario dopo che già le votazioni di marzo 2018 avevano polverizzato la vecchia coalizione, dando comunque spazio ai due partiti della vittoria di litigare un bel po’ prima di coalizzarsi. Quindi, secondo l’Esecutivo del momento, la nomina di Battiston non sarebbe stata legittimata dal nuovo Governo, che da maggio, però, ha aspettato fino a novembre per licenziarlo in tronco. Non vorremo dare certo lezioni di stile a nessuno. Sarebbe impossibile.

Resta, quindi, il fatto che non sarebbe statospoils system, ovvero la pratica politica, nata negli Stati Uniti tra il 1820, secondo cui gli alti dirigenti della pubblica amministrazione cambiano con il cambiare del Governo. E nemmeno ne sarebbero responsabili certe parentele del professor Battiston con leader del passato, che ci stanno pure, ma che non sono probanti di nulla, se non che i vecchi eventuali sponsor ormai non hanno più il peso di prima. E men che meno avrebbe fatto arrabbiare Giorgetti e Bussetti l’aver manifestato simpatie alla Leopolda, per uomini e presupposti dello stato passato. Ma averlo mollato Battistn su due piedi è incomprensibile. Almeno in uno Stato in cui a vecchi Ministri che hanno conosciuto le patrie galere si dà la dignità di mantenere le casse sulle ricerche oncologiche o boiardi di Stato transitati anch’essi per gli istituti circondariali, ancora liberi di serrare accordi istituzionali. Va così e non dovrebbe essere, viste le tante promesse non mantenute di cambiamenti.
Ora la rete è scesa in campo, e come al solito tutta la questione dell’Asi si è trasformata in una bagarre politica. Nè i giornali ben poco hanno saputo raccontare cosa sia realmente accaduto nell’Agenzia Spaziale Italiana sotto la governance di Battiston: è vero che certi argomenti sono difficili, ma allora perché non lasciarli agli esperti?

L’ente, lo sappiamo bene, è stato spesso al centro di scandali e polemiche, fin dalla sua fondazione, spesso commissariato, frequentemente con le dimissioni forzate dei suoi vertici. Ora che la legge per il comitato interministeriale è entrata nelle sua operatività, sia l’attenzione che la missione di una agenzia governativa ha spostato il proprio baricentro su obiettivi sostanzialmente più puntuali, inseguendo quellaSpace Economyche porta la ricerca da una fase di prima dentizione a una disciplina matura, da cui si possono e si devono ricavare utili, se si liberano le industrie e i clienti istituzionali da pastoie di burocrazia e da elementi famelici che sottraggono risorse e tempo agli operatori.

Seguiremo con attenzione la materia: fino ad ora di spazio in Italia se n’è parlato assai poco, e ci meravigliamo che adesso si svegli l’attenzione per rivendicare presenze e occupazioni di personaggi poco conosciuti. I giornali da anni non riportano dichiarazioni degli attori principali al riguardo e quanto all’Asi, oltre qualche sporadica dichiarazione autocelebrativa ricordiamo solo i preoccupanti silenzi che hanno risuonato quando, nel 2016, l’ammartaggio di ExoMars mostrò gravi inadempienze, ma nessuno specialista ha ricordato di dichiarare che al momento il sistema orbitante funziona egregiamente e con esso tanta, ma tanta tecnologia italiana.

Si fa già qualche nome per la sostituzione di Battiston. Un nome per tutti è del generale Pasquale Preziosa, uscito dall’Aeronautica dopo essere stato egregiamente il capo di stato maggiore.
Ma, ci domandiamo, ha senso dare incarico a un militare per la direzione di un ente che ha per primaria missione la ricerca civile e al più quella duale?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore