lunedì, Agosto 2

Spazio: a che serve l’autocelebrazione? Consideriamo veramente opportuno l’incenso un po’ datato, sparso sulla nuova generazione di tecnici che andranno tra poco a ricoprire il ruolo di comando?

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Apprendiamo appena da Askanews che si è appena celebrata la presentazione dei due master dell’Università Sapienza di Roma in ambito spaziale, uno dedicato allo ‘Space Transportation Systems’ (STS) e l’altro a satelliti e piattaforme orbitanti.

Il taglio simbolico del nastro è avvenuto via webinar da parte del presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Giorgio Saccoccia.

I master, lo diciamo ai meno esperti, sono realizzati in partnership con università europee ed internazionali, con diverse aziende italiane che operano in differenti ambiti del settore spaziale e -non dimentichiamolo- con il sostegno dell’Agenzia Spaziale Italiana e dell’Agenzia Spaziale Europea. Per cui Saccoccia, appartenendo contemporaneamente alle due unità, possiamo dire allegramente che ha giocato in casa in questa presentazione.

I lanci dell’agenzia di stampa, che ricordiamo trae origini dal miglior velinario cattolico della Prima Repubblica, non si discostano dalla solita cantilena che sentiamo da fin troppo tempo: nel corso del suo intervento Askanews riporta che il Presidente dell’Asi ha ricordato come l’Italia abbia aumentato il suo investimento all’ultima ministeriale Esa del 2019 a Siviglia, arrivando a 2,3 miliardi di euro, il più alto di sempre, accrescendo così il proprio peso nell’ambito dell’Agenzia.

Naturalmente sappiamo –e ci viene ripetuto in continuazione- che l’esposizione italiana alla scorsa riunione ministeriale è stata impegnativa e ci domandiamo onestamente con quale credibilità un’istituzione possa seguitare a parlare a un pubblico di ragazzi che stanno per intraprendere proprio questa strada complessa e affascinante delle tecnologie spaziali.

Il governo infatti ha da subito dato per scontato che nella successione alla guida dell’Esa ci sarebbe stata una posizione nazionale. Per una serie di giochi di cui ci siamo più volte occupati, la candidata presentata dall’esecutivo nazionale non è arrivata nemmeno nella selezione finale. E sappiamo che l’esclusione non è stata dovuta ad una valutazione qualitativa, che nemmeno va messa in discussione. Pertanto tutto questo carico le istituzioni proprio non lo hanno mostrato. E tra l’altro, ci risulta, che il nostro Paese nelle sedi di valutazioni non è stato rappresentato dall’agenzia nazionale ma da un diplomatico.

Sul piano dei programmi i progetti di altissimo valore tecnologico portati in Esa hanno visto slittare il ruolo di prime contractor all’ultimo momento. Non è stata una visione benefica, diciamocelo.

In campo dei lanciatori da tempo non c’è grande trasparenza, anzi l’opacità è totale, circa gli ultimi incidenti accaduti a Vega.

E allora?

Vogliamo ancora dire che sono giuste queste autocelebrazioni distribuite probabilmente in buona fede sotto il cielo di chi questa fede non l’ha mai avuta?

Consideriamo veramente opportuno questo incenso un po’ datato, sparso sulla nuova generazione di tecnici che andranno tra poco a ricoprire il ruolo di comando?

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