venerdì, Dicembre 3

Spatafora e gli altri: basta coming out! Non capisco, e meno che mai a giustifico, che Spatafora si sia sentito in dovere di dire a tutti noi che lui è omosessuale. Nemmeno lui, omosessuale, riesce a superare il pregiudizio per il quale esserlo è qualcosa di negativo e incide o può incidere sulla uguaglianza dei cittadini

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Francamente, sarà perché sono più vecchio del necessario o forse più scemo, ma io comincio a non poterne più, ad averne abbastanza di tutto ciò che riguarda l’omosessualità e quant’altro.
Piano, non fraintendetemi. Non sto dicendo che ho qualcosa contro l’omosessualità eccetera, e nemmeno che siano gli omosessuali da discriminare, anzi. E sono anche convinto che se un cretino urla battute cretine (ma sempre offensive, perché urtano punti profondi dell’anima di ciascuno … di ciascuno, dico!) all’indirizzo di un (vero o presunto) omosessuale, il cretino va punito, preso a sberle, multato, insomma deve capire che certe cose non si fanno. Punto.
Non si fanno non perché siano contro un omosessuale o contro la omosessualità eccetera, ma perché il rispetto della dignità di tutti (ma proprio tutti, e quindi anche i migranti!) e quello dei sentimenti di tutti è un dovere di ogni persona civile, in quanto persona civile. E questo vale per le scelte culturali, per quelle ideologiche, per quelle fisiche, per quelle sessuali: per tutto. Si può essere contrari a questo o quello, ma insultare mai. Se poi gli insulti sono frutto di incultura, o meglio di ignoranza, ancora a maggior ragione certe cose non si dicono e se uno le dice va punito.

Ho precisato meglio, perché non vorrei essere frainteso, visto che ho criticato ab imis la proposta di legge Zan, sia perché ideologica, sia perché pretende di fare dell’omosessualità una sorta di vanto. L’idea bolsa della celebrazione dell’omosessualità e quant’altro, è, appunto, solo un’idea bolsa e contraria, ebbene sì, probabilmente contraria alla Costituzione.
Mi spiego meglio. Se non ricordo male, la nostra Costituzione, all’art. 3, afferma chiarissimamente: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Ora, non vorrei essere considerato causidico o fan degli azzeccagarbugli cavillosi, mi limito a fare notare che la dizione della disposizione (una volta di più, lasciatemelo dire: come è scritta bene la Costituzione italiana! e come sono scritti male i vari ‘interventi’ più o meno recenti) è netta e chiara, quando dice che tutti i cittadini sono uguali senza distinzione di sesso, ecc. Anche se in quella disposizione c’è uno svarione, la frase è chiarissima: il sesso o altro non incidono sulla eguaglianza. Dunque: un cittadino eterosessuale è perfettamente uguale ad uno omosessuale, un cittadino maschietto è perfettamente uguale a un transessuale, e così via.
L’affermazione è netta, dura e inequivoca. Se io penso che un omosessuale non sia uguale a me, sono fatti miei, ma se porto all’esterno questa affermazione violo la legge. È così semplicemente. Attenti: lo posso pensare, ma non posso dirlo, per il semplice banale motivo che nemmeno il Padreterno può impedirmi di pensare. Incidentalmente può accadere che chi ‘pensa’ certe cose, le scriva, ad esempio come fatto scientifico, e anche qui non ci sarebbe nulla da ridire, la legge (pessima) sul negazionismo non arriva a vietarmi di pensare e scrivere scientificamente secondo la mia scienza, anche se ci prova. Certo, se io uso la mia libertà di pensare e di scrivere scientificamente imbrogliando le carte, allora potrò essere perseguito.
Ma allora, se è così, così come non si celebra la giornata dell’eterosessuale, non si vede perché si debba celebrare quella dell’omosessuale, proprio perché, una cosa del genere, viola esattamente quella uguaglianza, che si dice di voler difendere con vari sistemi, proposte di legge incluse.
Dicevo, che nella disposizione c’è uno svarione. Mi riferisco al fatto che la norma parla di ‘cittadini’, non semplicemente di persone. Ciò potrebbe ingenerare l’equivoco che la garanzia offerta ai cittadini dalla Costituzione non si estenda anche a chi cittadino non è. Uno svarione ogni tanto si può anche permettere, ma la disposizione è implicitamente completata dal fatto che tutte le norme della Costituzione in materia di uguaglianza si riferiscono a tutti e che, comunque, le norme in tema di diritti dell’uomo, fanno parte del nostro ordinamento.

Con il che, mi pare, si possono dedurre due semplici cose.
La prima attiene alla proposta di legge Zan. Scritta male, pasticciata, sciatta, inutile. Perché la Costituzione è chiarissima e quindi sulla uguaglianza dubbi non vi sono. Si potrebbe valutare che, dato che da tempo si verificano lesioni a certe persone per motivi di scelte sessuali, basterebbe aggiungere tre parole alle norme in tema di violenza e di insulti, ecc., definendo una aggravante per casi del genere: sarebbe una sorta di versione specifica dei ‘motivi abbietti’, che già sono previsti nella nostra legislazione.
Ma purtroppo, temo, non è così. E anche questo l’ho spiegato già qui: la proposta di legge è stata trasformata in una questione di principio, proprio a causa della violenta opposizione che ha cercato di intervenire sulla proposta smontandola. Lo sappiamo tutti che aprire oggi una trattativa, porterebbe alla necessità di accettare almeno alcune delle cose volute dalla destra, snaturando la legge. Vedremo come va a finire, ma una volta di più ci si trova di fronte ad una situazione nella quale la superficialità e l’arroganza (ma anche, temo, l’ignoranza), finiscono per fare danni proprio quando si cerca di portare avanti un discorso corretto.
Resta il fatto che, con o senza legge Zan, insultare o aggredire omosessuali eccetera è un reato. Anche nell’ipotesi che alla fine non si legiferi affatto in materia.
Nulla può smuovere il principio fondamentale della nostra Costituzione, ferreo, sulla uguaglianza di tutte le persone. Per cui il fatto di essere o non essere eterosessuale o omosessuale o quello che sia non può avere rilevanza alcuna.

Ma allora, lasciatemelo dire, non riesco a capire e meno che mai a giustificare che su domanda (verosimilmente concordata) di Fabio Fazio all’on. Vincenzo Spatafora, quest’ultimo si sia sentito in dovere (o abbia colto l’occasione per dire, se volete) di dire a tutti noi che lui è omosessuale. Nemmeno lui, omosessuale, riesce a superare il pregiudizio per il quale esserlo è qualcosa di negativo e incide o può incidere sulla uguaglianza dei cittadini.
Per dirla un po’ scherzosamente (ma non tanto), a noi italiani che Spatafora sia o meno omosessuale non ce ne importa affatto, non ce ne frega nulla. Posto che sia un parlamentare, di lui ci serve solo di sapere che fa il suo lavoro condignità e onore‘. Fuori dell’orario di servizio, quello che fa sono fatti suoi e solo suoi, nessuno ha il diritto di chiedergliene conto, ma, mi perdonerà l’onorevole, non c’è alcun motivo che lui ce lo dica, lo scriva in un apposito libro, eccetera. Come a me non interessa minimamente di sapere se ama o meno la pizza Margherita, a me (e a tutti i cittadini italiani) non interessa minimamente di sapere quali siano le sue preferenze sessuali.
Ma se Lei, caro onorevole, insiste nel comunicarcele, temo che voglia dire che Lei per primo non si ‘sente’ uguale agli altri, pretendendo anche una sorta di risarcimento umano, per una discriminazione che, almeno nel suo caso, non c’è. Ma è lecito domandarsi quale sia il senso della sua dichiarazione e pertanto dubitare che serva all’idea di democrazia in questo Paese.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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