giovedì, Giugno 24

Spagna: Pedro Sanchez alla ricerca di un governo

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Quali sono le possibili coalizioni?

I numeri nel Congresso non tornano. In questa situazione, ogni voto conta. Il bipartitismo, infatti, ha subito una forte sconfitta nelle elezioni del 20 dicembre. I due partiti principali, PSOE e PP, da sempre abituati ad alternarsi al governo, hanno visto diminuire i voti a causa dell’entrata di due nuovi partiti, Podemos e Ciudadanos. Il governo uscente del PP ha perso la sua maggioranza assoluta, ottenendo una percentuale del 28,7%. Lo seguono il PSOE con il 22%, Podemos con il 20,7% e Ciudadanos con il 13,9%. Facendo una mera somma per vicinanza politica, però, nessuna coalizione riesce a raggiungere i voti sufficienti per governare. A tutto ciò si aggiunge un rifiuto della maggior parte dei partiti ad allearsi con il Partido Popular che per molti rappresenta la ‘vecchia politica’, ma soprattutto a causa dei tagli e dei casi di corruzione di cui si è reso colpevole. Inoltre, Sánchez non può permettersi politicamente un’alleanza con i popolari, perché perderebbero rapidamente la fiducia degli elettori.

Così come nel caso del PP, Pedro Sanchez ha affermato più volte di non voler una coalizione con i partiti nazionalisti catalani. La possibilità di un governo formato da PSOE, Podemos e Ciudadanos, inoltre, sembra inattuabile. I due nuovi partiti, infatti, hanno programmi completamente opposti e hanno più volte sottolineato che non vogliono far parte della stessa coalizione. Anche se difficile, infine, il PSOE potrebbe allearsi con Podemos o con Ciudadanos con l’astensione dell’altro partito.

Attualmente, le opzioni possibili sono due: un governo di sinistra o una coalizione con PSOE e Ciudadanos con l’astensione del PP. Nel primo caso, il cosiddetto ‘governo del cambio’, PSOE, Podemos e Izquierda Unida non avrebbero i voti necessari per avere la maggioranza assoluta e avrebbero bisogno dell’appoggio (o, in alcuni casi, dell’astensione) dei partiti nazionalisti come Coalición Canaria, PNV (Partido Nacionalista Vasco), ERC (Esquerra Repubblicana de Catalunya) e Democràcia i Llibertat.

Al momento, ognuna di queste possibilità sembra molto difficile da realizzare o non di lunga durata. Pedro Sanchez ha deciso di sottoporre le proposte di coalizione ai militanti del partito attraverso un referendum non vincolante. Questa mossa del leader del PSOE è stata pensata per evitare le difficoltà interposte dai poteri forti del partito.

 

Le lotte interne del PSOE

Nel PSOE, nonostante la designazione di Sanchez per formare il governo, sembra si stia combattendo una vera e propria lotta di potere e di idee. Molti non accettano le decisioni del leader del partito e, per questo, il prossimo maggio si celebrerà il Congresso del partito socialista per eleggere il nuovo segretario generale. Questa scelta ha mostrato chiaramente le differenze di vedute all’interno del PSOE. Alcuni membri potenti del partito, infatti, sarebbero contrari a una coalizione con Podemos, sia per questioni ideologiche ma anche per evitare di scomparire completamente dalla mappa della politica spagnola. Il partito di Pablo Iglesias (Podemos), infatti, alcune settimane fa aveva proposto un governo a Sanchez, in coalizione con Izquierda Unida e i partiti nazionalisti. Tuttavia, a molti questa dichiarazione è sembrata più una concessione che una proposta. Podemos, infatti, ha richiesto esplicitamente di essere parte integrante del governo, esigendo la vicepresidenza e diversi ministeri.

Fra le voci dissonanti c’è quella di Felipe González, storico dirigente del PSOE e presidente del governo spagnolo dal 1982 al 1996. L’ex leader del partito socialista, infatti, ha suggerito un governo PP-Ciudadanos con l’astensione del PSOE, dalla durata limitata e con un programma determinato. Secondo González, infatti, ritornare in pochi mesi alle urne sarebbe preferibile a un’eventuale alleanza con Podemos, che potrebbe essere dannosa per il partito.

 

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