mercoledì, Settembre 22

Spagna: Pedro Sanchez alla ricerca di un governo

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Pedro Sanchez. Questo è il nome più pronunciato nei dibattiti televisivi spagnoli. Il leader del PSOE (Partido Socialista Obrero Español), infatti, il 2 febbraio scorso ha ricevuto dal Re Felipe VI il compito di formare il nuovo governo. Il PSOE non è stato il partito più votato, tuttavia, il premier uscente del PP (Partido Popular), Mariano Rajoy, nonché candidato con più voti ma senza maggioranza assoluta, aveva già declinato temporaneamente di presentarsi all’investitura. L’ex presidente del Governo, infatti, nel primo giro di consultazioni fatte dal monarca, aveva rinunciato all’incarico in attesa di trovare gli alleati necessari, senza ottenere risultati.

A quasi due mesi dalle elezioni del 20 dicembre, però, il futuro sembra incerto. I partiti spagnoli, infatti, si trovano di fronte a un una nuova sfida: superare il bipartitismo e cercare obiettivi comuni per rendere governabile il Paese. Tuttavia, a peggiorare la situazione non sono solamente le reticenze dei partiti a collaborare fra loro. Pedro Sanchez, infatti, dovrà superare le lotte interne al PSOE per formare nuove alleanze. Per ora, se il leader del partito socialista riuscirà a trovare i voti necessari a sinistra, quello che aspetta la Spagna potrebbe essere una soluzione alla ‘portoghese’: nonostante il partito conservatore sia stato il più votato, attualmente il governo del Portogallo è formato da una coalizione di sinistra, presieduta dal premier António Costa. Il leader del PSOE, ma non altri membri del partito, sembra aver scartato definitivamente una coalizione alla ‘tedesca’, chiudendo le porte a un’alleanza con il Partido Popular.

Pedro Sanchez ha comunicato di aver bisogno di tre o quattro settimane per terminare il processo di negoziazione per la formazione del governo. Il giro delle consultazioni è già cominciato, anche se, per ora, non c’è nulla di certo. Se il tentativo di Sanchez dovesse fallire, gli spagnoli potrebbero rischiare di dover tornare alle urne.

 

Pedro Sanchez, leader o scelta politica?

Pedro Sanchez, classe 1972, sposato e padre di due figlie, amante del basket, è economista, politico e deputato. È stato nominato segretario generale del PSOE nel 2014 e poi scelto come candidato premier nelle elezioni di dicembre. Laureato e specializzato in Economia e docente, il segretario del PSOE ha partecipato alla vita politica spagnola prima come assessore del Comune di Madrid e poi come deputato nel Congresso dei Deputati. Nel 2014, in poche settimane, Pedro Sanchez è passato da essere un deputato sconosciuto a vincitore delle primarie, diventando leader del partito. Una scelta, quella del PSOE, pensata per dare un’immagine di rinnovazione e più fresca al partito, fortemente preoccupato per l’entrata delle nuove formazioni, Podemos e Ciudadanos. Ciò accadde anche all’allora sconosciuto José Luis Rodríguez Zapatero divenuto presidente del governo spagnolo dal 2004 al 2011.

La scelta del PSOE non sembra aver convinto particolarmente i suoi elettori, visto che, nelle ultime elezioni, il partito ha raggiunto il peggior risultato di sempre. A due mesi dalle elezioni, non sembra che l’immobilità del partito socialista abbia conquistato gli elettori. Secondo l’ultimo sondaggio del CIS (Centro de Investigaciones Sociológicas), infatti, nel caso di nuove elezioni, le percentuali del PP e di Ciudadanos resterebbero invariate, mentre il PSOE riceverebbe meno voti e cederebbe il secondo posto a Podemos, ora terzo partito.

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