sabato, Luglio 24

Spagna: Palomares, 50 anni di contaminazione

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È il 17 gennaio del 1966, in piena Guerra Fredda. Due aerei statunitensi sorvolano la costa spagnola, nei pressi della città di Almería. Si tratta di un aereo bombardiere B-52 e un aereo cisterna, durante le operazioni di rifornimento in volo. Non è una situazione insolita. Ogni giorno, diversi aerei statunitensi varcano il cielo spagnolo per essere pronti a rispondere un eventuale attacco dell’Unione Sovietica. Lo spauracchio di una guerra nucleare si basa proprio sulla possibilità delle maggiori potenze mondiali di distruggersi mutuamente. In questo caso, però, qualcosa va storto e i due aerei entrano in collisione, lasciando cadere quattro bombe termonucleari. Gli artefatti cadono nei pressi di un piccolo paese andaluso, Palomares, fortunatamente senza provocare feriti. Le bombe, infatti, non sono armate e non esplodono. Due cadono con il paracadute, di cui una in mare a circa 900 metri di profondità, senza provocare nessuna conseguenza. Le altre due, invece, precipitano con il paracadute chiuso. L’impatto mette in moto una reazione chimica, le bombe rilasciano plutonio e contaminano gravemente la zona.

Ciò accadde 50 anni fa. Da allora, la zona di Palomares continua a subire le conseguenze dovute alla contaminazione causata dall’incidente, senza che né gli Stati Uniti, colpevoli del disastro, né la Spagna abbiano fatto grandi passi in avanti. Francisco Castejón, fisico nucleare e membro di Ecologistas en Acción, spiega a L’Indro: “Le bombe termonucleari hanno tre componenti: una parte di esplosivo convenzionale, una bomba atomica di fissione di plutonio e il combustibile termonucleare. Con l’impatto, l’esplosivo convenzionale delle bombe esplose, il plutonio entrò in reazione con l’ossigeno, bruciando, e si formò il cosiddetto ‘aerosol’, un gas di particelle sottili che si disperde nel territorio. Per questo a Palomares ci sono due aree di forte contaminazione. Chiaramente questa contaminazione è pericolosa per la presenza del plutonio, un materiale radioattivo, che, in caso d’ingestione, entra nel nostro organismo e riceviamo radioattività direttamente dall’interno del corpo. Ciò può causare diversi tipi di cancro” spiega.

Attualmente, non è possibile conoscere con precisione i danni provocati dalla contaminazione sulle persone di Palomares. Eventuali dati, se mai esistiti, infatti, sono completamente scomparsi. “Sappiamo che circa 150 persone hanno dato positivo nelle analisi del plutonio. Tuttavia, tutti gli archivi medici sparirono dalla Junta de la energía nuclear a metà degli anni ’80. Non sappiamo dove sono, se esistono. Per questo non abbiamo informazioni dell’impatto sulla salute”, afferma Castejón, “Per conoscere realmente la situazione, bisognerebbe fare studi epidemiologici nella zona, sia sulle persone che ci vivono, sia sulle persone che hanno vissuto lì e poi sono emigrate. È perfettamente possibile farlo e questo ci darebbe informazioni sugli effetti sulla salute che attualmente non conosciamo”.

 

Le reazioni del regime franchista e degli USA

Per più di cinquant’anni, il problema di Palomares è stato messo da parte e mantenuto il più possibile circondato da un alone di mistero. Le reazioni da parte dell’allora regime franchista e degli Stati Uniti furono orientate a negare il disastro. Di comune accordo, infatti, cercarono di nascondere il pericolo della contaminazione per la popolazione locale. Gli USA erano più preoccupati che altri Paesi potessero rubare notizie preziose sulla bomba nucleare che per la sicurezza della popolazione. “In quell’epoca si fece una pulizia superficiale dell’area contaminata. Si portò via solo la parte superiore del terreno contaminato. Gli USA lasciarono sul posto due trincee dove abbandonarono materiale contaminato, utilizzato durante la pulizia. Il governo degli Stati Uniti era più preoccupato che alcuni pezzi delle bombe cadessero in mani nemiche. Si dice, infatti, che ci fosse un sottomarino dell’Unione Sovietica vicino a Palomares. Anche le autorità francesi e spagnole, inoltre, erano interessate a scoprire i segreti della costruzione delle bombe atomiche”, spiega Castejón.

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