martedì, Aprile 13

Spagna, l'oro nero delle Canarie Turismo ed escavazioni inconciliabili?

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Ben Megac NoOilCanarias

 

Barcellona – Più di 200 mila persone hanno firmato, fino ad oggi, la petizione per preservare le isole Canarie dalle escavazioni di petrolio.
Nel marzo del 2012 il Governo spagnolo aveva autorizzato il gruppo petrolifero Repsol a fare una serie di operazioni petrolifere nell’oceano Atlantico, a poca distanza dalle isole Canarie. Il piano prevede perforazioni a solo 10 km dalle spiagge dell’isola di Fuerteventura, e a 18 km da Lanzarote, entrambe proclamate Riserva della biosfera dalle Nazioni Unite.

Le isole Canarie sono una delle destinazioni turistiche più importanti del mondo e, grazie alla posizione geografica favorevole ed al clima tropicale, ospitano più di 12 milioni di turisti l’anno. L’arcipelago si estende su 7 mila kilometri quadrati, ed ospita più di 19 mila specie di flora e fauna, di cui 5 mila sono specie esclusive del posto, e non si trovano da nessun’altra parte. Il valore ambientale di questo territorio è immenso: ci sono quattro parchi nazionali, e più del 47% della superficie di queste isole protetto da convenzioni e regolamenti delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea.

Le escavazioni, secondo il piano approvato nel 2012, dovrebbero essere fatte a 5 mila metri di profondità, su un terreno con intensa attività sismica. Considerato che il 100% dell’acqua potabile dell’arcipelago si estrae dal mare, una marea nera come quella nel Golfo del Messico del 2010 rappresenterebbe una catastrofe per milioni di persone, ed un pericolo per il futuro dell’arcipelago.

Ad opporsi al progetto di Repsol, diverse università europee ed americane, organizzazioni come Greenpeace e WWF, ma anche un comitato scientifico con membri da oltre 100 Paesi, i quali sostengono che le escavazioni sono incompatibili con la tutela dell’ambiente. A segnalare il pericolo di queste operazioni, anche una serie di tour operators che operano alle Canarie, che incitano il Governo a ridurre l’uso di energie fossili e puntare su quelle rinnovabili, visto che l’arcipelago ha le condizioni climatiche perfette per raggiungere quest’obiettivo.

Una delle isole dell’arcipelago, El Hierro, è già considerata l’isola piùgreen‘, visto che è la prima al mondo ad autoalimentarsi solamente con fonti alternative. L’isola ha totalmente abbandonato i combustibili fossili ed ha puntato all’energia prodotta da fonti rinnovabili, particolarmente quella idroelettrica ed eolica. Inoltre, su tutte le altre isole sono presenti parchi eolici, il ché ha permesso una riduzione considerevole della produzione di anidride carbonica.

I firmatari della petizione contro le escavazioni chiedono al Governo spagnolo di intervenire urgentemente per frenare definitivamente una minaccia ambientale, e di promuovere modelli energetici che siano di beneficio per la collettività. Sostengono, inoltre, che questo progetto ad alto rischio ambientale rappresenti un beneficio solamente per Repsol.

Gli abitanti dell’arcipelago, indipendentemente dalle convizioni politiche, hanno le idee chiare: non vogliono mettere a rischio la più grande fonte di introiti, il turismo, né il futuro dei loro figli. Ma la decisione spetta al Governo centrale, e la battaglia è tra il partito socialista (PSOE) e quello popolare (PP). I primi, capitanati dalla deputata Carla Antonelli, nata a Tenerife, esigono la massima tutela ambientale. Gli altri sostengono che non ci sia alcun rischio, e che combinare turismo ed escavazioni sia una diversificazione degli introiti che può solo essere di beneficio per la collettività.

Secondo il Partito Popolare, alle Canarie è stata data un’opportunità storica, che non deve essere persa, di generare risorse energetiche proprie attraverso la produzione di idrocarburi, che permetterebbe alle isole di ridurre significativamente l’elevata dipendenza da altre zone. Si tratta, inoltre, di una grandissima fonte di ricchezza fino ad ora inesistente.

A fine maggio, è stata concessa definitivamente l’autorizzazione a Repsol per fare le prime esplorazioni. Non, come anticipato, a 10-18 km, ma a 60 km dalla costa. Si tratta, secondo il PP, di una splendida notizia che, se verrà confermata l’esistenza del petrolio, permetterà di produrre fino a 150 mila barili al giorno. In questo modo la Spagna ridurrà del 10 percento le importazioni di petrolio, risparmiando circa 4.500 milioni di euro l’anno. Il potere esecutivo delle Canarie non è d’accordo, e continua la sua battaglia.

I media di destra definiscono la posizione del Governo canario come insensata e demagogica, visto che le possibilità che ci sia un incidente sono del 0,003 percento, e spiegano che, fino al 2011, in Spagna sono state fatte ben 260 esplorazioni simili, senza mai aver messo in pericolo l’uomo o l’ambiente. Sostengono, inoltre, che le escavazioni aiuterebbero a ridurre la disoccupazione in un territorio dove non lavora il 30% della popolazione. Infatti, secondo un’analisi della società di consulenza Deloitte (marzo 2014), la produzione di idrocarburi potrebbe creare 260 mila posti di lavoro in 20 anni, e contribuire al 4 percento del PIL spagnolo.

Secondo Repsol, la decisione a loro favore dimostra che l’attività pianificata è compatibile con il rispetto dell’ambiente. Il Ministero spagnolo dell’Agricoltura, alimentazione ed ecologia spiega che si tratta solo di test, durante i quali verranno presi campioni di rocce e fluidi, che verranno analizzati per studiare la possibile esistenza di idrocarburi nella zona. In questa fase, specifica il Ministero, non è prevista l’estrazione di petrolio. Nel caso in cui il promotore (Repsol) volesse sviluppare in futuro un’attività del genere, dovrà presentare un nuovo progetto, che sarà sottoposto ad un procedimento di valutazione ambientale, che include la partecipazione e discussione del progetto con la collettività.

Greenpeace e WWF continuano a sostenere che anche le esplorazioni iniziali avranno un forte impatto sulla fauna marina protetta (cetacei e tartarughe marine in primis), ma anche sulla pesca, oltre ai gravi rischi sismologici per scavi a grande profondità. Il Sottosegretario spagnolo all’ambiente, Federico Ramos, sostiene che non esiste la possibilità che alcuna sostanza possa contaminare le acque dell’Oceano Atlantico a causa delle escavazioni. Il Presidente dell’arcipelago, Paulino Rivero, dichiara che il Governo di Madrid agisce con disprezzo nei confronti della popolazione canaria e dei loro interessi. Il Governatore dell’isola di Fuerteventura, Mario Cabrera, ci tiene a dire che la decisione è stata presa solo dopo le elezioni europee, in silenzio, e in modo ‘dittatoriale’.
Finora, gli opponenti alle esplorazioni ed escavazioni hanno organizzato decine di manifestazioni. Alla più grande, qualche settimana fa, hanno partecipato 205 mila persone.

La compagnia Repsol ha spiegato al quotidiano ‘ABC‘ che le esplorazioni petrolifere rispondono ad altissimi standard, i quali prestano massimo rispetto all’ambiente, alla salute e alla sicurezza. L’illustre collegio ufficiale dei geologi di Spagna (IGOC) è a favore delle esplorazioni, specificando che la stretta osservanza delle norme garantisce un bassissimo rischio ambientale. Bassissimo, ma non inesistente.

 

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