domenica, Ottobre 17

Spagna, le necessità di un Paese senza governo field_506ffbaa4a8d4

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Due settimane fa, un abbraccio, nella piazza centrale di Puerta del Sol di Madrid, ha suggellato l’accordo fra Podemos e Izquierda Unida. La nuova e la vecchia sinistra hanno trovato un’intesa per presentarsi insieme alle prossime elezioni spagnole del 26 giugno. Quelle del 20 dicembre scorso, invece, sono fallite miseramente a causa della poca propensione dei partiti a formare una coalizione di governo. Da una parte il PP (Partido Popular), il partito più votato, non ha voluto ‘bruciare’ il suo leader nonché premier uscente, Mariano Rajoy, a causa della mancanza di appoggio da parte del resto dei partiti. Dall’altra, il PSOE (Partido Socialista Obrero Español) ha avuto l’opportunità di formare governo con l’aiuto di Ciudadanos, ma non ha ricevuto i voti necessari per l’investitura. Podemos, d’altro canto, ha presentato diverse proposte al PSOE richiedendo esplicitamente, però, di partecipare al nuovo governo. Le pretese della formazione viola e le lotte interne del PSOE hanno impedito il patto.

Nella situazione attuale, è difficile capire come si evolveranno le cose. Nel frattempo, il Paese si trova in un momento di stallo. Per cercare di comprendere come sta vivendo la Spagna questi mesi d’incertezza, intervistiamo Olaf Bernárdez Cabello, professore e vicedirettore della Cattedra UNESCO di Scienza Politica: “Da un punto di vista istituzionale, i ministeri e l’amministrazione pubblica funzionano bene anche se con più lentezza. Il problema è la direzione politica. Dal punto di vista economico non si sa che misure adottare. Secondo l’Unione Europea bisogna continuare con il controllo delle spese ma c’è una situazione di incertezza. All’inizio si pensava che i partiti sarebbero giunti a un accordo. Attualmente, ci si sta rendendo conto che il Paese ha bisogno di un ‘conduttore’ che determini che direzione seguire”.

Tuttavia, le necessità del Paese non sono solamente di tipo economico. I casi di corruzione, il 15M (il movimento degli indignados) e il crollo del bipartitismo sono solo alcuni dei fattori che hanno manifestato con chiarezza la crisi anche a livello politico o sociale: “Credo che la Spagna, in questo momento, si trovi in una seconda transizione. Siamo ancora nel momento di poterla fare. Con la crisi economica, istituzionale e politica siamo arrivati a una situazione in cui sono necessari dei cambiamenti: qualcuno a livello europeo, soprattutto a livello economico e sull’applicazione di determinate direttive che non sono molto positive per la Spagna, e altre a livello nazionale, come la legge elettorale, una maggiore vicinanza fra partiti e cittadini, la riorganizzazione interna dei partiti sul tema delle liste aperte. Questa democrazia ha bisogno di riorganizzarsi. Si è generata una situazione politica e culturale che dorme un po’ nel ‘franchismo sociologico’”, afferma Bernárdez,  “Molti dei mali politici che abbiamo ora provengono da questa situazione, dal lasciar agire chi si trova al governo e dalla poca partecipazione cittadina. Questa partecipazione si fermò con il 15M che fu un po’ come una bolla, prima si gonfiò, poi si sgonfiò e ogni tanto ritorna a gonfiarsi. Il movimento degli indignados non ha avuto quella forza che hanno diversi movimenti di altri Paesi che invece sono continui. Tutto ciò è molto spagnolo, molto tipico del franchismo sociologico del ‘ci stanno governando, lasciamoci governare’”.

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