mercoledì, Settembre 29

Spagna, le elezioni condannano il bipartitismo

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Il sistema elettorale spagnolo

Una delle grandiprotagoniste‘ di ieri sera è stata la legge elettorale spagnola. Molti dei nuovi partiti entrati nel Parlamento, infatti, hanno l’obiettivo di cambiarla. La legge elettorale spagnola oltre ad avere una soglia di sbarramento del 3%, segue il sistema della legge d’Hondt. I 350 deputati sono stati scelti da 52 circoscrizioni, formate dalle 50 province e dalle 2 città autonome di Ceuta e Melilla. I seggi, in seguito, sono stati ripartiti in maniera proporzionale alla popolazione. Questo sistema avvantaggia i grandi partiti, in quanto fa sì che il numero dei voti per ottenere un deputato sia diverso a seconda della provincia. Storicamente ciò ha favorito sempre i partiti tradizionali, da sempre rilevanti nelle zone rurali.

La partecipazione è stata di circa quattro punti superiore rispetto alle scorse elezioni, passando dal 68,94% del 2011 al 73,21% di quest’anno. Tuttavia, una grande fetta di elettori spagnoli emigrati non ha potuto votare. Ciò è stato causato del cosiddetto ‘voto rogado’ che obbliga gli spagnoli all’estero a richiedere con grandi anticipo i documenti per poter votare, rendendo molto difficile la partecipazione. Molti emigrati non si sono persi d’animo e hanno creato #RescataMiVoto, una piattaforma che permette agli emigrati spagnoli di votare attraverso i residenti in Spagna che invece hanno deciso di astenersi dal voto.

 

Cos’è successo al Senato?

Nonostante alcuni degli elettori l’abbiano dimenticato, ieri si è votato anche per il Senato. Sono stati eletti solo 208 dei 266 componenti della Camera Alta, in quanto i restanti erano già stati scelti dai Parlamenti regionali. In questo caso, il bipartitismo ha sofferto meno: il PP ha perso 12 seggi e il PSOE solamente uno. Il partito di Mariano Rajoy continua in testa con 124 senatori, Podemos e i suoi alleati occupano ben 16 seggi e Ciudadanos resta senza senatori. Questa resistenza del bipartitismo al Senato è dovuta al un diverso metodo di elezione. Ogni provincia peninsulare, infatti, elegge 4 senatori, indipendentemente dalla popolazione. Questo fa sì che i partiti tradizionali, PP e PSOE, vengano scelti maggiormente, dalle aree rurali.

Non deve sorprendere la scarsa attenzione data ai risultati ottenuti al Senato. Il sistema parlamentare spagnolo, infatti, è fondato su un bicameralismo imperfetto, dove la Camera Alta ha meno poteri rispetto al Congresso dei Deputati. Tuttavia, il Senato ha la possibilità di votare contro i progetti di legge che, in ogni caso, possono essere comunque approvati dalla maggioranza assoluta dei deputati. Ciò permetterebbe alla maggioranza del PP di frenare e rallentare il lavoro del Congresso, qualora cada in mano a una coalizione di partiti di sinistra.

 

Quali sono i possibili scenari?

In questa giornata post elezioni è ancora impossibile azzardare delle previsioni. Il futuro Governo avrà come data limite il 13 di gennaio, giorno in cui dovranno costituirsi le Camere. Durante i giorni scorsi i vari partiti non hanno dato nessun tipo d’indizio sulle possibili coalizioni, nonostante chiaramente nessuna formazione avrebbe raggiunto la maggioranza assoluta. La reazione, invece, è stata quella di negare assolutamente ogni possibile coalizione. Quel che è certo è che i partiti dovranno assolutamente trovare un accordo per poter dare stabilità al Paese.

A livello di possibili coalizioni formate da due partiti, né il PP con Ciudadanos, né il PSOE con Podemos hanno il numero di seggi sufficienti per raggiungere la maggioranza assoluta (se gli altri partiti esprimono il loro voto contrario). La possibilità che i partiti più votati, PP e PSOE, formino una coalizione è stata più volte scartata dal candidato del PSOE, Pedro Sanchez. In questo mare di numeri, entrano in scena i partiti nazionalisti che potrebbero, con i loro seggi, far pendere l’ago della bilancia da una parte piuttosto che dall’altra.

C’è chi azzarda la possibilità di una situazione come quella portoghese in cui, nonostante la vittoria del partito conservatore, il Governo è passato poi nelle mani António Costa a capo di una coalizione di sinistra. Ciò vorrebbe dire creare una coalizione formata da PSOE, Podemos, Izquierda Unida e i nazionalisti catalani e baschi, una possibilità concreta ma alquanto strana per la diversità di programmi e obiettivi.

Per essere eletto, il Presidente del Governo deve ricevere la maggioranza assoluta di voti a favore (176 voti). Se non si raggiunge, 48 ore dopo si svolge una seconda votazione, dove, però, è richiesta solamente una maggioranza semplice. Se fallisce anche questo tentativo, il Re consulta nuovamente i partiti per trovare un nuovo candidato. Se in due mesi ciò non avviene verranno convocate nuove elezioni.

 

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