venerdì, Agosto 6

Spagna, le elezioni condannano il bipartitismo

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Madrid – L’unico risultato chiaro delle elezioni generali spagnole è la sconfitta del bipartitismo. ‘Benvenuti in Italia‘  titola uno dei primi articoli del quotidiano ‘El País’, a commento degli esiti del voto. È, infatti, una situazione tipicamente italiana quella che ha sorpreso la Spagna ieri sera con l’arrivo dei primi dati delle elezioni politiche. Le elezioni hanno disegnato una nuova mappa in cui i due partiti tradizionali perdono forza, rendendo complessa la formazione e la stabilità del prossimo Governo.

Il PP (Partido Popular), il partito conservatore attualmente al Governo con Mariano Rajoy, ottiene 123 seggi ma non raggiunge la maggioranza assoluta, fissata a 176. Lo seguono il PSOE (Partido Socialista Obrero Español) di centro-sinistra con 90 seggi, Podemos, una delle novità di queste elezioni, con 69 e Ciudadanos, il nuovo movimento di centro, con 40. Unidad Popular-Izquierda Unida, invece, conquista solo due seggi, mentre nel 2011, senza la presenza di Podemos e Ciudadanos, ne aveva 11. Il PP dovrà affrontare un compito difficile e insolito all’interno della politica spagnola: trovare una maggioranza per formare un Governo stabile. Una possibile coalizione fra PP e Ciudadanos, vicini politicamente, infatti, non basta a raggiungere la metà dei seggi. Solo un’alleanza a tre o a più partiti potrebbe permettere di raggiungere la maggioranza assoluta.

Questo scenario appare completamente nuovo agli spagnoli, da sempre abituati all’alternanza tra PP e PSOE. Solamente quattro anni fa, infatti, il PP raggiungeva la maggioranza assoluta con ben 186 seggi sui 350 della Camera dei Deputati. Il PSOE lo seguiva a 76 seggi di distanza. Tuttavia, è solo con le elezioni di ieri che il partito socialista, capeggiato da Pedro Sanchez, ha raggiunto il suo minimo storico.

A stravolgere il sistema bipartitista spagnolo è stata l’entrata in scena di due nuovi partiti: Podemos e Ciudadanos. Il primo – Podemos nasce come conseguenza del movimento del 15M, i famosi indignados del 2011. Podemos e il suo giovane leader, Pablo Iglesias, hanno spiazzato completamente tutti i pronostici ottenendo 5 seggi nelle elezioni europee del maggio del 2014. Definita ‘sinistra radicale’ dagli avversari e in forte rottura con i partiti tradizionali, la ‘formazione viola’ irrompe nel Parlamento spagnolo in alleanza con altri partiti regionali come En Marea Podemos (Galizia), En Comú Podem (Catalogna) y Compromís-Podem (Comunità Valenciana).

Ciudadanos, invece, nasce nel 2006 nella regione della Catalogna, come alternativa ai partiti indipendentisti, e poi si estende a macchia d’olio per tutto il Paese, raggiungendo ottimi risultati nelle elezioni regionali di quest’anno. Nonostante le aspettative, però, Ciudadanos, che inizialmente per alcuni sondaggi poteva addirittura arrivare al secondo posto, si è fermato al quarto. Il suo leader e candidato, Albert Rivera, ha perso per ora l’opportunità di essere l’ago della bilancia del prossimo governo.

I risultati delle elezioni generali spagnole sono stati considerati da molti come il segno dell’inizio di una ‘seconda transizione’. La prima transizione fu quella che traghettò gli spagnoli nella democrazia, dalla morte del dittatore Francisco Franco nel 1975 all’approvazione della Costituzione nel 1978. Il risultato delle elezioni, infatti, viene interpretato principalmente come un chiaro segnale del rinnovamento politico richiesto dai cittadini, a causa della corruzione politica e degli ingenti sforzi richiesti per superare la crisi.

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