lunedì, Giugno 27

Spagna, la lunga strada verso la conciliazione

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La necessità di un cambiamento culturale

La crisi non è l’unica responsabile della disattenzione degli imprenditori nei confronti della conciliazione. Il disinteresse essenzialmente proviene da cause culturali, basti pensare alla resistenza delle imprese nei confronti, ad esempio, del telelavoro, laddove è possibile. “Credo che le organizzazioni abbiano moltissima resistenza al cambiamento e continuano a fare le cose come sempre le hanno fatte e gli fa molta paura cambiare. Molti imprenditori sanno dirigere i lavoratori solo se si trovano sul posto di lavoro e sanno misurare il lavoro solo attraverso la presenza”, afferma Martínez, “In Italia e in Spagna, ad esempio, c’è questa idea che un lavoratore è bravo se rimane più tempo o è incompetente se va via esattamente all’ora di uscita. Questo è il problema. Ciò cambierà solo quando ci saranno direttivi che saranno capaci di dirigere le imprese in un altro modo”.

In questi ultime settimane la Spagna, dopo le elezioni del 20 dicembre scorso, si trova in un clima d’insicurezza dovuto alla sconfitta del bipartitismo e alla difficile formazione di un Governo di coalizione. Alcuni dei programmi dei nuovi Partiti presenti in Parlamento propongono misure per migliorare la conciliazione. “Credo che lo Stato spagnolo offra un welfare ridotto comparato con il centro e il nord Europa e, per questo, spera che le imprese sviluppino misure di conciliazione motu proprio. Le imprese però non stanno rispondendo. Siamo in un momento in cui né lo Stato provvede, né le imprese reagiscono. Nel frattempo c’è un gap e molte persone vivono questa mancanza di conciliazione tutti i giorni”, spiega Martínez, “Qual è il futuro? Siamo in un momento d’incertezza politica. Alcuni Partiti propongono uno Stato molto più potente che dia un anno di permesso di maternità e che finanzi gli asili. Secondo me non abbiamo risorse economiche per pagare questo grande investimento. Ci restano per lo meno dieci anni nei quali il Governo non farà grandi progressi nel tema della conciliazione e, per questo, devono essere la società e le imprese a dover fare un passo in avanti”.

 

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