Spagna, la battaglia dei simboli

Barcellona e la monarchia

Nella seconda città della Spagna, Barcellona, si sta sviluppando una battaglia simile contro i simboli, non franchisti ma monarchici. Le elezioni amministrative di maggio hanno visto vincere il partito Barcelona en Comú e l’attuale sindaco Ada Colau. Nel luglio scorso, la Colau aveva ritirato il busto del Re Juan Carlos I dalla sala consiliare del Comune di Barcellona, in cui era esposta sin dal 1976. Il gesto è stato spiegato come evidenza delle «profonde convinzioni repubblicane» dell’esecutivo barcellonese. La statua è stata riposta in una scatola di cartone e la probabile destinazione sarà il Museo della Storia della città catalana.

Secondo il decreto reale del 1986, tutti i comuni spagnoli devono avere un effige del Re nella sala consigliare. Colau ha motivato la scelta spiegando che l’attuale re non è più Juan Carlos I, ma suo figlio Felipe VI, in seguito all’abdicazione avvenuta nel 2014. Questo gesto dell’attuale esecutivo ha mandato su tutte le furie l’opposizione del PP che ha subito preteso di esporre un’effige dell’attuale re.

Nei piani del Comune rientrerebbe anche quello di sostituire alcune rappresentazioni monarchiche in giro per la città, come quelle presenti nella Piazza Juan Carlos I. In cantiere ci sarebbe anche la possibilità di sostituire i nomi di alcune strade legati alla monarchia.

Il 29 dicembre scorso, Ada Colau ha ottenuto la maggioranza necessaria per modificare il regolamento municipale in modo da poter decidere la simbologia del Comune. Secondo l’esecutivo i simboli della sala consiliare verranno scelti secondo «principi democratici, di neutralità e di catalanità» e attraverso una maggioranza di due terzi. Il PP si è nuovamente opposto a questa decisione, qualificandola come provvedimento illegale.

La Catalogna sta vivendo le ultime ore con il fiato sospeso. I risultati delle ultime elezioni regionali del 27 settembre scorso, infatti, non hanno ancora designato un presidente. Per ora, sembra che il candidato Artur Mas non riceverà i voti sufficienti per la sua investitura. Se non verranno trovate nuove soluzioni, la Catalogna dovrà ritornare alle urne nei prossimi mesi.