venerdì, Ottobre 22

Spagna – Italia, partita in corso field_506ffb1d3dbe2

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La ‘partitaSpagna-Italia è in corso. E gli esiti del voto politico nella penisola iberica di Domenica 20 Dicembre 2015 tracciano le linee del rapporto, con parallelismi e differenze. Dopo il termine della dittatura franchista, e le prime elezioni democratiche del 15 Giugno 1977, ci sono stati quasi quaranta anni di sostanziale stabilità politica, garantita dal sistema bipolare incentrato su Pp (Partito popolare, parademocristiano, ma non solo) e Psoe (Partito socialista operaio spagnolo, sinistra democratica). Ora l’arrivo in parlamento delle decine di deputati ottenuti da Podemos e Ciudadanos  porta ad una fase di forti turbolenze politiche. Comunque positive.

Anzitutto i dati, con i risultati definitivi aggiornati in attesa della prossima proclamazione ufficiale. Testo. E contesto. Trecentocinquanta il plenum del Congresso, e quindi maggioranza a centosettantasei seggi. Vince, ma senza maggioranza assoluta, il Premier uscente, il Popolare Mariano Rajoy. Il suo Pp ottiene il 28,72% dei voti, 123 seggi, perdendone 63 e la maggioranza assoluta rispetto alla legislatura appena conclusa. Il Psoe di Pedro Sanchez arriva secondo con il 22,01% e 90 deputati. Ne perde 21, ma riesce ad evitare di essere superato, grazie soprattutto alla buona tenuta in Andalusia. Podemos, la forza politica sbocciata grazie alla rivolta degli ‘Indignados’ del 2011, guidata da Pablo Iglesias, registra un successo storico con il 20,66%: sbarca in parlamento con 69 deputati, vincendo in Catalogna e nel Paese Basco. Con il 13,93% e 40 deputati si piazza quarto, e strategicamente determinante, l’altro partito ‘anticasta’, il centrista Ciudadanos di Albert Rivera, nonostante la contrazione dei consensi nelle ultime settimane. Va considerato pure che il Pp ‘controlla’ il Senato con ampia maggioranza assoluta: 124 seggi su 208, conseguenza del 29,96% in questo ramo del Parlamento.

Rajoy tenterà di formare «un governo stabile», affermando sin da ora che «inizia una tappa non facile. Sarà necessario parlare molto e raggiungere accordi». Sanchez ha riconosciuto che spetta al leader Pp il primo tentativo. Si sostiene ora che il risultato di queste elezioni ‘storiche’ proietta la Spagna in ‘scenari all’italiana: il quadro mostra infatti le prospettive di una difficile governabilità. Non solo nessun partito ottiene la maggioranza assoluta, ma anche le coalizioni ‘coerenti’ fra partiti della vecchia politica e quelli del ‘nuovo’ restano sotto la sbarra dei 176 seggi. Difficile anche un governo minoritario di Rajoy. Questa situazione complicata darà un ruolo senza precedenti al giovane Re, Felipe VI, portandolo a mediare per evitare lo spettro di un ritorno anticipato alle urne: ipotesi preoccupante in generale, e tanto più in un Paese ancora non del tutto uscito dal tunnel della crisi più profonda dell’ultimo mezzo secolo. L’unica possibilità potrebbe essere una ‘grosse-koalition‘ alla tedesca fra Pp e Psoe, da tempo auspicata di fatto da Felipe Gonzalez, storico Premier socialista Le ipotetiche coalizione di centrodestra, Pp-Ciudadanos, o di centrosinistra, Psoe-Podemos, raggiungerebbero, invece, solo 163 e 159 deputati. Per riuscire ad ottenere la maggioranza sarebbe necessario l’appoggio di deputati dei Partiti nazionalisti, catalani o baschi, che diventerebbero ago della bilancia, facendo pagare a caro prezzo il proprio voto. E dopo le scaramucce fra Rajoy e il Presidente secessionista catalano, Artur Mas, sembra difficile che questi intenda offrirgli una stampella.

Comunque il dato incontestabile è la vittoria del ‘nuovo‘ in politica, in particolare Podemos. I due partiti anti-casta, ‘formalizzati’ appena un anno fa, irrompono in parlamento con 109 deputati su 350. Sono determinati ad una prospettiva di lungo periodo, con l’ambizione di prendere il posto, e mandare progressivamente in pensione, Pp e Psoe, come Alexis Tsipras e la sua Syriza hanno fatto in Grecia con le omologhe forze politiche. Intanto i tempi non sono brevissimi: il nuovo Parlamento si insedierà solo il 13 gennaio 2016, venti giorni dopo che i risultati saranno stati ufficialmente proclamati. L’investitura del Capo di Governo, designato dal Re, avviene circa due settimane dopo la formazione di Congresso e del Senato. Date più probabili tra il 25 e il 29 Gennaio, salvo particolari difficoltà (prevedibili) nella costituzione della nuova maggioranza.

Spagna-Italia, dunque. Attenzione però, come sempre, ai facili parallelismi. Entrambi i Paesi hanno attraversato una grave crisi economica, addirittura più pesante in Spagna che però sembra essere in avanzata fase di uscita. E si registra pure la contemporanea presenza di ‘forze fresche’ che ambiscono a prendere in mano la guida del Paese. Da noi i ‘ragazzi’ (ormai tali solo anagraficamente, data la notevole esperienza nel frattempo proficuamente accumulata nelle Istituzioni) del Movimento Cinque Stelle. Ed i ‘barbari’ della Lega modello Matteo Salvini. In realtà, la realtà è più complessa, e le analogie più delicate, da seguire ed esaminare passo passo. La partita è incominciata, l’esito incerto.

 

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