venerdì, Settembre 17

Spagna, incarico al leader socialista Pedro Sánchez Ue, approvata raccomandazione che prevede maggiore protezione per imprese e servizi pubblici

0
1 2 3


In Spagna il socialista Pedro Sánchez è stato incaricato di formare un nuovo governo. Approvata la raccomandazione Ue che prevede maggiore protezione per le imprese e i servizi pubblici offerti dagli Stati membri. Più soldati italiani in Iraq e all’orizzonte c’è la Libia. Un nuovo attacco dell’esercito siriano contro le zone di Aleppo controllate dai ribelli mette in pericolo i negoziati di pace in corso a Ginevra. La Corea del Sud lancia un avvertimento alla Corea del Nord sul lancio del satellitePer la corte suprema australiana i centri di detenzione per migranti sono legali. Il senatore repubblicano Rand Paul si è ritirato dalle primarie del Partito repubblicano. Giappone e Stati Uniti si preparano a firmare il Tpp. Una corte egiziana annulla la pena di morte per 149 sostenitori dei Fratelli musulmani. Yemen, 50 morti in scontri. Commissione europea, eurodeputati contro l’uso della soia ogm. ‘Adotta un danese’, ironia africana contro muri anti migranti.

Spagna – Per superare lo stallo che si è creato dopo la rinuncia di Mariano Rajoy, il re Filippo VI di Spagna ha incaricato il leader socialista Pedro Sánchez di provare a formare un nuovo governo. Sánchez proverà a trovare un accordo con Podemos e con altri partiti. Psoe e Podemos da soli infatti non avrebbero comunque abbastanza seggi per assicurarsi la maggioranza in parlamento (175 seggi). Il segretario Psoe è stato incaricato dal re dopo che il premier uscente Mariano Rajoy, leader del Pp, ha rinunciato per ora al primo tentativo non avendo una maggioranza. Sánchez, che oggi vede i dirigenti di Izquiersa Unida (2 seggi su 350 nel Congresso) e dei nazionalisti delle Canarie (1), ha detto che cercherà di formare un governo «del cambiamento». Sánchez ha anche riferito di avere nominato una squadra composta da sei membri per gestire i negoziati, che si concentreranno su quattro temi: creare posti di lavoro, affrontare le diseguaglianze sociali, ripristinare fiducia nelle istituzioni del Paese e modificare la Costituzione per rispondere alle istanze della Catalogna. Cambia dunque lo scenario in Spagna a sei settimane dalle elezioni del 20 dicembre, il cui esito ha determinato una situazione di stallo perchè avevano dato vita a un Parlamento frammentato, obbligando i partiti a dover stringere una coalizione per arrivare a una maggioranza di governo

Tisa – Oggi in Commissione europea è stata approvata la raccomandazione che prevede maggiore protezione per le imprese e i servizi pubblici offerti dagli Stati membri. Grazie a tale approvazione, ora i negoziati in corso sull’Accordo sugli scambi di servizi (Tisa) tra Unione europea e 22 paesi terzi nel settore servizi – che insieme rappresentano il 70% del commercio mondiale in questo settore -, «si potrebbero concludere con un accordo che faciliti l’accesso delle imprese Ue ai mercati internazionali», come fa sapere la Ce in una nota. Al contempo, tale accordo non dovrebbe forzare «l’Ue, le autorità nazionali né quelle locali ad aprire i servizi pubblici alla concorrenza» , al fine di non limitare «il loro diritto di regolamentare nell’interesse pubblico».

Il Pe ha pertanto chiesto nella sua raccomandazione l’implementazione di ‘linee blu’ e di ‘linee rosse’. Le prime riguardano quelle procedure che permettono alle imprese Ue di essere protetta dalla concorrenza sleale all’estero, e che consistono in un accesso reciproco e paritetico al mercato: «i servizi Ue sono già aperti alla concorrenza straniera rispetto a quelli dei suoi partner – spiega la nota-. In particolare, l’accesso dovrebbe essere ricercato negli appalti pubblici internazionali, nelle telecomunicazioni, nei trasporti e nei servizi finanziari e digitali. Poi, un argine alle pratiche restrittive dei Paesi terzi nei confronti delle aziende Ue «come la localizzazione forzata dei dati o le limitazioni alla presenza di capitali stranieri». Infine, una riduzione delle procedure burocratiche per le Pmi, «che sono prive di risorse umane e finanziarie necessarie per farsi strada tra le norme del commercio internazionale». Per quanto riguarda le linee rosse, riguardano quelle aree per le quali i deputati hanno chiesto che restino escluse dai negoziati. Queste consistono nel settore dei servizi pubblici, ossia l’istruzione, la sanità, i servizi sociali, il sistema di sicurezza sociale e i servizi audiovisivi. Il settore della privacy, prevedendo che le procedure di protezione dei dati dei cittadini Ue siano aggiornate agli standard attuali e futuri.

Terzo, l’accettazione da parte dell’Ue «solo di lavoratori stranieri altamente qualificati, sotto contratto e per un periodo di tempo strettamente limitato». Inoltre un’adeguata protezione del «diritto dell’Ue, dei legislatori nazionali e locali di legiferare nell’interesse pubblico» con flessibilità, in modo che questi attori possano modificare o «rinazionalizzare i servizi che sono stati precedentemente aperti alla concorrenza privata». Infine, l’inclusione di una «clausola di revisione che consenta a una delle parti di recedere dall’accordo oppure di sospendere gli impegni sulla liberalizzazione di un servizio, in caso di violazione delle norme del lavoro e di quelle sociali». Il Parlamento ha sostenuto la risoluzione con 532 voti favorevoli, 131 contrari e 36 astensioni.

I negoziati per gli accordi Tisa, avviati nel 2013, mirano a «migliorare le norme internazionali in settori come quello dei servizi finanziari, digitali e dei trasporti. I partecipanti includono 23 membri dell’Omc (Organizzazione mondiale del commercio), che insieme rappresentano il 70% del commercio globale nel settore servizi» spiega ancora la nota. L’accordo è importante perché, come sottolinea ancora la Ce, l’Ue è la principale esportatrice mondiale di servizi al mondo, «rappresentando il 25% del totale. Il settore dei servizi impiega quasi il 70% della forza lavoro Ue e rappresenta il 40% del valore dei beni esportati dall’Europa». A fronte di questa situazione favorevole, sussistono diversi ostacoli in quanto i fornitori europei incontrano tariffe restrittive maggiori all’estero (15% in Canada, 25% in Sud Corea, 44% in Turchia e 68% in Cina,) di quanto, vice versa, non trovino i fornitori di servizi stranieri entrando nel mercato europeo (6%). Ai negoziati sul Tisa, oltre all’Ue, vi prendono parte 22 Paesi: Australia, Canada, Cile, Taiwan, Colombia, Costa Rica, Hong Kong, Islanda, Israele, Giappone, Liechtenstein, Mauritius, Messico, Nuova Zelanda, Norvegia, Pakistan, Panama, Perù, Sud Corea, Svizzera, Turchia e Usa.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->