domenica, Aprile 18

Spagna in stallo, è tutti contro tutti Ancora un naufragio, muoiono in 13. In Somalia il Natale è vietato

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Sono passati pochi giorni dalle elezioni in Spagna e proprio come previsto, la situazione è in stallo. Stamattina, Pedro Sanchez, leader del partito socialista, ha fatto sapere che voterà contro la proposta di governo di Mariano Rajoy, respingendo, così, un accordo con i popolari. Nonostante i due si siano incontrati per discutere delle alleanze, Sanchez ha sottolineato che non cederà alle promesse o alle pressioni. «Le probabilità di un accordo tra il PP e il PSOE sono nulle» ha ribadito poi alla stampa.  Intanto, però, il capo del partito centrista Ciudadanos, Albert Rivera, ha fatto appello a popolari e socialisti per creare un’alleanza a tre, escludendo Podemos, per provare a creare una sorta di stabilità. «In questo modo eviteremo che il Paese si sfasci» ha detto Rivera. Un’alleanza tra Psoe e Podemos significherebbe, infatti, giocarsi la Catalogna. «O accetta la convocazione di un referendum per l’indipendenza di Barcellona o il Psoe non avrà alcuna possibilità di ottenere l’ipotetico appoggio di Podemos a un’investitura di Pedro Sanchez» ha detto Pablo Iglesias. «Non ci sono dubbi. Il referendum in Catalogna è imprescindibile per costruire un nuovo progetto storico e un nuovo progetto comune» ha detto ancora, lasciando intendere che sta a Pedro Sanchez decidere se dar vita ad una maggioranza alternativa di sinistra a quella che cercherà di far nascere il partito popolare di Rajoy.

Per Podemos, dunque, la posta in gioco non è l’investitura a capo del governo, ma la messa in marcia di una nuova transizione che bisogna affrontare  con calma, avviando consultazioni sulla costruzione di un progetto comune. Intanto, l’ex premier spagnolo e presidente del Partito Popolare, José Maria Aznar, ha chiesto a Rajoy di convocare un congresso aperto del partito per eleggere la direzione. Aznar, che non era intervenuto al Comitato esecutivo dal marzo 2011, ossia dalla storica vittoria ottenuta da Rajoy con la conquista di 186 seggi parlamentari, ha parlato di un momento difficile per la Spagna e per il partito e ha appoggiato gli sforzi per l’investitura di Rajoy. Però, poi, ha ricordato al premier la necessità di convocare un congresso in primavera. «Deve esserci un congresso. Aperto. Al quale di sicuro non mi presenterò» ha tenuto a sottolineare. «Nessuno può mettere in dubbio il fatto, dopo il voto, che l’evoluzione avuta dal PP fino ad arrivare a queste elezioni, richieda una riflessione profonda, con l’obiettivo di recuperare la fiducia degli spagnoli e lo spazio di centrodestra in Spagna».

In Siria continuano senza sosta i raid russi.  Se è vero che il califfato islamico perde gradualmente terreno, è altrettanto vero che questa guerra sta costando molto di più ai civili. Secondo un rapporto diffuso oggi da Amnesty International, infatti, sono centinaia gli innocenti morti nei bombardamenti,molti dei quali effettuate su zone non militari, come i mercati, le scuole o le cliniche. L’associazione internazionale ha accusato Mosca di aver usato bombe a grappoli e di avere mancato vergognosamente di ammettere le vittime civili. Il rapporto di Amnesty fa seguito ad una denuncia di Human Rights Watch, che già la settimana scorsa aveva parlato dell’uso di bombe a grappolo da parte dei russi in almeno 20 raid.  «Alcuni attacchi aerei russi sembrano aver preso direttamente di mira i civili, colpendo aree residenziali dove non vi erano evidenti obiettivi militari, e anche strutture mediche» ha detto Philip Luther, direttore di Amnesty per il Medio Oriente e l’Africa del Nord. «Tali attacchi possono costituire crimini di guerra».

Anche in Iraq la guerra al califfato islamico prosegue senza sosta e grazie alle truppe governative, sembra che l’Isis abbia perso, fin’ora, oltre il 50 per cento della città di Ramadi, dal maggio scorso sotto il suo controllo. Lo ha riferito la televisione panaraba Al Jazeera, citando fonti militari di Baghdad. Ieri l’esercito, e l’unità anti terrorismo della polizia hanno lanciato un attacco da più direttrici avvicinandosi al centro della città. Nel centro ancora resistono centinaia di jihadisti, ma sono rimasti intrappolati anche molti civili. Sabah al Noman, portavoce delle forze di élite anti terrorismo che partecipano all’offensiva lanciata nelle ultime ore dalle truppe governative, ha annunciato che Ramadi sarà riconquistata dalle truppe di Baghdad nelle prossime 72 ore.

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