mercoledì, ottobre 24

Spagna: in Catalogna normalizzazione o scontro interno al fronte indipendentista? Il Tribunale Supremo spagnolo ritirata la richiesta di estradizione per Puigdemont, ma il fronte indipendentista appare spaccato

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Lo scorso 19 luglio, da Madrid, è arrivata la notizia che il Tribunale Supremo del Regno di Spagna ha ritirato la richiesta di estradizione per sei parlamentari dell’Amministrazione locale catalana, appartenenti al fronte separatisti, tra cui l’ex-Presidente della Generalitat de Catalunya, Carles Pugdemont.

Puigdemont, attualmente in Germania per evitare l’arresto, resta imputato per ‘uso improprio dei fondi pubblici’: dopo il rigetto da parte di un tribunale tedesco della richiesta di estradizione per il reato di ribellione, il Tribunale Supremo di Madrid ha quindi deciso di ritirare tale pretesa.

L’Indipendentismo catalano ha una lunga storia ma, negli ultimi due anni si è avuta una netta accelerazione nella direzione di una netta rottura tra Barcellona e Madrid. Dopo che, nel 2014, si tenne un primo referendum a carattere consultivo, privo di valore legale, la situazione comincia a precipitare a partire dal settembre del 2017, quando il Parlamento della Generalitat catalana indice un referendum sulla secessione dalla Spagna, un referendum che questa volta avrebbe avuto valore legale. La legge passa con una maggioranza minima, tanto più che in molti avevano sollevato dubbi sulla legittimità costituzionale del disegno secessionista; inoltre, l’Opposizione denuncia il fatto che gli fosse stato impedito di intervenire nel dibattito e, per protesta, lascia l’Aula al momento del voto.

La popolazione catalana si dimostra estremamente divisa a riguardo del disegno secessionista, come anche le varie Autorità regionali, tanto che un Tribunale di Barcellona vieta lo svolgersi del referendum ed ordina alla Guardia Civil di sequestrare le urne; gli indipendentisti, da parte loro, lamenteranno le Autorità centrali di violenze contro i cittadini inermi in fila per il voto, scatenando una forte polemica sulla veridicità delle accuse.

Il 1° ottobre del 2017 si tiene la votazione: vince l’opzione indipendentista con il 92,01% dei votanti, che però sono solo il 43,03%. Il 10 ottobre, Puigdemont dichiara l’Indipendenza della Catalogna dalla Spagna; si tratta di un’Indipendenza sospesa (come nel caso di quelle Slovena e Croata dalla Jugoslavia nel 1991); il 27 dello stesso mese, il Parlamento Catalano approva la dichiarazione unilaterale (con scrutinio segreto); nelle stesse ore, a Madrid, il Senato spagnolo, spinto dall’allora Primo Ministro, il popolare Mariano Rajoy, applica l’Articolo 155 della Costituzione e sospende l’Autonomia catalana (come minacciato all’indomani del referendum).

Essendo il referendum incostituzionale, vengono emessi ordini di cattura per molti politici indipendentisti, tra i quali lo stesso Puigdemont, accusati di ribellione: l’ex-Presidente della Generalitat decide di fuggire in Belgio. In occasione delle nuove elezioni indette dal Governo di Madrid, i toni si inaspriscono e Puigdemont parla della Spagna nei termini di una feroce dittatura; il Tribunale Supremo spagnolo, da parte sua, chiede l’estradizione alle Autorità belga.

Le elezioni del 21 dicembre 2017 vedono confermata, seppur con un ridimensionamento, la maggioranza indipendentista nella nuova Generalitat; il primo partito, però, risulta Ciudadanos, partito centrista vagamente anti-sistema, ma contrario alla secessione della Catalogna.

In seguito ad una nuova richiesta di estradizione da parte delle Autorità spagnole, il 25 marzo 2018, Puigdemont viene arrestato in Germania (resterà in carcere pochi giorni, ma verrà rilasciato con obbligo di firma). Come reazione all’arresto del loro principale rappresentante, gli indipendentisti del nuovo Parlamento catalano approvano, il 4 maggio, una legge che permette ad un candidato di essere eletto anche se non presente nel Paese: la legge viene bloccata dalla Corte Costituzionale.

Nel frattempo, il 2 giugno, a Madrid cade il Governo Rajoy: il nuovo Primo Ministro è il socialista Pedro Sánchez. Il 10 luglio, però, Puigdemont ed altri indipendentisti vengono sospesi dal Parlamento catalano per ordine della Corte Suprema.

Con il pronunciamento della Corte tedesca contro l’estradizione e la conseguente rinuncia della Corte spagnola a tele richiesta sembra aprirsi una nuova fase della questione catalana. Nonostante il mandato d’arresto europeo richiesto dalle Autorità giudiziarie spagnole sia caduto, per Puigdemont resta ancora in piedi l’accusa di aver utilizzato denaro pubblico per finalità illecite: in ogni caso, quindi, non potrà tornare in Spagna senza essere arrestato; attualmente è molto probabile che l’ex-Presidente della Generalitat catalana decida di recarsi in Belgio.

C’è di più, il fatto che la Corte Spagnola abbia deciso di ritirare il mandato d’arresto europeo per il reato di ribellione, non significa che questa accusa sia decaduta per la Legge spagnola.

 

Al di là delle questioni prettamente giuridiche, però, resta il dato politico, tanto più che Puigdemont, nonostante sia stato al centro dell’attenzione mediatica fin dai giorni del referendum, non è più percepito come collante all’interno del fronte indipendentista. Se gli uomini della coalizione Juntos per Catalunya (JxCat: Uniti per la Catalogna), una estensione del Partit Demòcrata Europeu Català (PDECat: Partito Democratico Europeo Catalano), si riuniscono attorno alla figura della loro guida Puigdemont e fanno della sua eleggibilità una questione fondamentale, gli ex-alleati della Esquerra Republicana de Catalunya (ERC: Sinistra Repubblicana di Catalogna) e della Candidatura d’Unitat Popular (CUP: Candidatura di Unità Popolare) non ritengono la figura dell’ex-Presidente tanto importante. Gli uomini di ERC e CUP, anzi, sono critici verso quella che definiscono una sorta di ossessione di JxCat per Puigdemont.

La frattura nel fronte indipendentista è stata resa ancora più profonda dalla formazione, da parte di Puigdemont di una nuova alleanza, la Crida Nacional (Setaccio Nazionale), che sembra avere come scopo quello di neutralizzare il vantaggio che, secondo i sondaggi più recenti, ERC avrebbe acquisito negli ultimi mesi a svantaggio di JxCat. L’attuale Presidente della Generalitat, Roger Torrent (di ERC), ha infatti bollato la visione di Puigdemont come una visione che confonde l’unità con l’uniformità, accusando implicitamente il proprio predecessore di lavorare in un’ottica troppo personalista.

Da parte dei sostenitori di Puigdemont, invece, arriva l’accusa, rivolta ai vertici di ERC, di aver rinunciato a perseguire la piena indipendenza e di essere pronti ad un accordo con il nuovo Governo centrale, guidato dal Partido Socialista Obrero Español (PSOE: Partito Socialista Operaio Spagnolo) del Primo Ministro Sánchez.

Di certo, le posizioni del PSOE, se da un lato erano state favorevoli alla fermezza contro la dichiarazione unilaterale di indipendeza, dall’altro avevano auspicato un dialogo che favorisse il compromesso, nella direzione di una maggiore autonomia regionale in cambio della rinuncia alla pretesa di indipendenza. È anche vero che, nei giorni dell’applicazione dell’Articolo 155, rappresentanti di ERC avevano ammesso che la Catalogna non era pronta ad una piena indipendenza. Queste considerazioni sembrerebbero confermare l’ipotesi di un tentativo di accordo tra l’attuale Presidente della Generalitat, Torrent, e il nuovo Primo Ministro, Sánchez: è forse ipotizzabile che la durezza del confronto politico seguita al referendum sia stata la conseguenza di atteggiamenti intransigenti, da un lato dell’indipendentista catalano Puigdemont, dall’altro del conservatore spagnolo Rajoy. Con l’uscita di scena di Rajoy e Puigdemont, quindi, è comprensibile come le nuove figure politiche dominanti a Madrid e Barcellona cerchino una soluzione meno ideologica e più ragionevole alla crisi apertasi il 1° ottobre del 2017.

A differenza di Rajoy, però, Pauigdemont non è uscito di scena: la sua fuga in Belgio e la sua detenzione in Germania lo hanno reso, agli occhi dei suoi sostenitori, una sorta di eroe nazionale, un martire della causa indipendentista. La formazione della nuova formazione, la Crida Nacional, testimonia come l’ex-Presidente catalano sia deciso a non farsi da parte e, al contrario, prepari una resa dei conti con gli ex-alleati, oramai sempre più avversari, di ERC.

Certo, Puigdemont non può ancora rientrare in territorio spagnolo perché il mandato di arresto nazionale è ancora valido, ma sembra deciso a portare avanti il suo progetto separatista dalla villa che ha affittato nei pressi di Bruxelles.

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