domenica, Settembre 19

Spagna: il vertice dei generali di Franco 85 anni fa i generali spagnoli si incontravano a Madrid per prepararsi al colpo di Stato fascista. Il franchismo è ancora vivo in Spagna

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Ottantacinque anni fa, in un luogo segreto di Madrid, si tenne il vertice di una manciata di generali spagnoli. Dopo le elezioni del febbraio di quell’anno che avevano visto la vittoria del Frente Popular, i vertici militari erano irascibili; ritenevano che il Presidente del Consiglio dei Ministri, Manuel Azaña, avesse perso il controllo della situazione e fosse incapace di risolvere i problemi del Paese.
Azaña, più intellettuale che politico, è stato uno dei pochi a credere che si potesse ancora trovare una soluzione negoziata ai principali conflitti: disordini sindacali, riforma agraria, scontri armati nelle strade tra socialisti e falangisti e questione catalana.

Le organizzazioni dei lavoratori erano impazienti; chiedevano la terra per i lavoratori, l’autogestione nelle fabbriche e la fine dei privilegi della Chiesa e dell’aristocrazia. Di fronte agli ostacoli che l’opposizione aveva posto alle iniziative progressiste delle Cortes, socialisti e comunisti scesero in piazza, sognando una rivoluzione bolscevica; nelle fabbriche, i leader sindacali avanzavano richieste che i datori di lavoro consideravano insensate; in Catalogna, il governo della Generalitat, appena uscito di prigione, voleva riconquistare rapidamente i poteri perduti; d’altra parte, i falangisti, che non avevano vinto un solo seggio alle elezioni, erano entusiasti dei proclami patriottici dei loro leader, José Antonio Primo de Rivera aveva programmato una marcia su Madrid come quella che Mussolini aveva fatto su Roma quindici anni prima.

I militari di grado più elevato tennero un conclave. Tre generali nel corso della riunione presero l’iniziativa e avanzarono la possibilità di un colpo di Stato.
Il più calcolatore era Emilio Mola; non per niente era un magnifico giocatore di scacchi. Quando il governo lo aveva rimosso dall’Esercito, aveva collaborato con vari giornali e aveva scritto un manuale di scacchi, lodato dagli intenditori e ben accolto dai fan. Ora era tornato nella milizia, ma Azana lo aveva assegnato a Pamplona, per tenerlo lontano da Madrid.

Un secondo generale più anziano, che aveva costruito il suo prestigio combattendo nelle guerre coloniali in Africa, stava già immaginando la lista di tutti i bolscevichi e catalani che avrebbero dovuto essere fucilati. Gonzalo Queipo de Llanos era Ispettore Generale dei Carabineros, una posizione ben retribuita con poco lavoro che gli permetteva di viaggiare attraverso il Paese. Ne ha approfittato organizzando militari e conquistando la simpatia degli ufficiali qua e là. Non ammetteva la possibilità che i falangisti avessero un ruolo visibile nel colpo di Stato: anni prima, José Antonio Primo de Rivera gli aveva dato un pugno in faccia, alla presenza di testimoni, dopo aver accusato l’Esercito di non aver sostenuto suo padre, il dittatore Miguel Primo de Rivera.
Il più giovane dei generali, basso, panciuto e con voce stridula, ascoltava prudentemente le opinioni dell’uno e dell’altro e agiva con cautela; fino a quel momento non si era espresso apertamente a favore del colpo di Stato; ma il governo della Repubblica lo considerava pericoloso e lo aveva mandato alle Isole Canarie. In cuor suo meditava circa la possibilità di impiegare la Legión e di portare i Regulares dell’Esercito marocchino per eseguire il colpo di Stato. Guarda, agli africani si presenterebbe l’opportunità di intraprendere una guerra coloniale al contrario.
Questo generale era Francisco Franco. Alla fine, gli altri ufficiali gli concessero il comando supremo dell’Esercito dal primo momento del colpo di Stato e per tutta la durata della guerra.

Nel 1939, già autoproclamato Caudillo di Spagna, esercitò una dittatura senza pietà nei confronti dei nemici: fece fucilare decine di migliaia di oppositori, perpetrò un genocidio culturale contro la Catalogna. Infine, si fece carico di lasciare in eredità il Paese nelle mani di militari, giudici e pubblici ministeri.
Incarico assolto benissimo. Tanto che oggi, a quarantasei anni dalla sua morte, i leader catalani che hanno cercato di recuperare la legalità repubblicana e la sovranità della Catalogna di quei tempi sono in carcere o in esilio. Il Parlamento europeo, che preferisce ignorare i problemi piuttosto che cercare di risolverli, non ha nemmeno avuto il coraggio di garantire loro l’immunità parlamentare.

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Sull'autore

Docente della Universitat de Vic, Departament d'Economia i Empresa

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