sabato, Maggio 15

Spagna: il business dei bambini rubati field_506ffb1d3dbe2

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Madrid – Bambini dichiarati morti al momento della nascita, rubati alle proprie madri e consegnati ad altre famiglie per essere allevati. Un’associazione a delinquere composta da suore immorali e ginecologi corrotti, e tante famiglie distrutte per sempre. Non è l’oscura trama di un film, ma la sconvolgente verità che ha iniziato a venire alla luce qualche anno fa e che, a causa della morte dei protagonisti, probabilmente non sarà mai completamente chiara. Si stima che in Spagna, dal 1938 fino all’inizio degli anni ’90, con questo metodo siano stati rubati più di 300 mila bambini.

Secondo i dati della Corte nazionale spagnola, i primi 20 mila casi si registrano tra il 1938 e il 1952. In quel periodo la Spagna è sotto la dittatura franchista e, per motivi di “pulizia ideologica”, il regime militare sottrae i neonati a quelle madri che appartengono a famiglie repubblicane (o, comunque, di sinistra) per consegnarli ad altre famiglie con ideologie più vicine al potere dittatoriale, che li avrebbero educati nella fede cattolica.

La motivazione di questi atti la possiamo trovare in due pubblicazioni di Antonio Vallejo-Nájera, capo del servizio psichiatrico militare spagnolo formatosi accademicamente in Germania, il quale sosteneva che «le persone che difendono il marxismo, l’anarchismo, l’uguaglianza e la libertà soffrono di una patologia che le porta a difendere questi ideali». Nel libro “La psiche del fanatismo marxista” e nell’articolo “La pazzia in guerra: psicopatologia della guerra spagnola” Vallejo-Nájera afferma che esiste «un gene rosso, un gene che potrebbe essere (…) curato se il soggetto che ancora deve essere formato viene segregato da quelli che già non hanno cura, ovvero, la separazione dei figli dei rossi dai propri genitori».

Dagli anni ’40 fino alla fine della dittatura, nel 1975, la metologia d’azione è sempre stata la stessa: ai genitori naturali veniva comunicato che il figlio era morto, mentre in realtà veniva consegnato ad una nuova famiglia, quella “adeguata”, della quale veniva dichiarato figlio biologico.

Con l’avvento della democrazia, gli attori di questa rete sofisticata che si era creata, si rendono conto che possono continuare a fare lo stesso, trasformandolo in un business lucrativo. Nonostante non ci siano più ragioni politiche per “rubare” bambini, fino al 1987 in Spagna non ci sarà una legge sull’adozione che preveda anche la tutela dei bambini. Ci sono, però, tante famiglie che non possono avere figli e che sono disposte a tutto per ottenerne uno. E qualcuno ne approfitta per creare un mercato nero: dal 1975 al 1987 la compravendita di bambini è diffusa in tutto il paese, un business enorme per chi gestisce la reale domanda, e si occupa di creare l’offerta. Personaggi chiave di questa storia di detenzioni illegali sono le persone che, negli ospedali della penisola, si occupavano delle nascite: ginecologi e suore.

Ma anche i “compratori” dei bambini spesso venivano truffati. Gli veniva raccontato, infatti, che stavano facendo un favore a un neonato, visto che la madre di questo era una “indesiderabile” e che lo aveva abbandonato ma che, nel caso in cui loro pagassero le spese della clinica, gli avrebbero affidato il bebè, scrivendo nell’atto di nascita che si tratta del loro figlio biologico.

È solo nel 1987, con la Legge sull’adozione, che viene garantita la protezione dei minori nella pratica dell’adozione. A partire da questa legge, tutto il processo dell’adozione viene controllato direttamente dallo stato e dalla pubblica amministrazione. Una legge del 1996 (protezione giuridica del minore) stabilisce, inoltre, il diritto dei figli adottivi di sapere chi sono i loro genitori biologici. La conseguenza diretta di questa legge è che molte persone in questo momento stanno cercando i propri genitori naturali, anche per controllare se sono stati “rubati” alla nascita o meno.

Nel 2011 nasce l’associazione SOS Bambini Rubati, con l’intenzione di aiutare le vittime che hanno sofferto la detenzione illegale del figlio neonato (le famiglie) o l’usurpazione di identità (i figli). Quest’associazione si occupa, anche, di incitare le istituzioni pubbliche a scoprire la verità, per dimostrare la tratta di neonati in Spagna nello scorso secolo, sostenendo di essere vittime di un crimine contro l’umanità che non avrebbe mai dovuto avvenire.

La grande protagonista di questa storia macabra è suor María Gómez Valbuena, assistente sociale nella clinica di San Ramón a Madrid. Questo personaggio offriva, pubblicando annunci sui giornali, “aiuto” a donne incinte con problemi economici, o a quelle che erano state buttate fuori casa dopo che si era saputo della loro gravidanza. Suor María dava loro a disposizione un appartamento nel quartiere di Salamanca, o in una pensioncina dove aveva sempre in affitto un numero di camere. Le donne gravide avevano a disposizione l’alloggio fino al giorno del parto.

Dall’altro lato, questa assistente sociale era conosciuta come “la suora che dà bambini”. A lei si rivolgevano coppie da ogni parte della penisola, frustrate dalla difficoltà di adottare per vie tradizionali (nel 1980 il Comune di Madrid aveva accumulato più di 6 mila richieste di adozione, a cui non era possibile fare fronte). Ai genitori adottivi suor María consegnava, inoltre, le fatture della pensioncina di Madrid dove la “benefattrice” ospitava le donne incinte con bisogno d’aiuto. Inutile dire che i bambini che “dava” suor María a chi ne aveva bisogno in realtà erano i figli di quelle partorienti che ella “aiutava” offrendogli alloggio e privacy.

Nel 1979 una famiglia, che aveva deciso di adottare, non aveva tutti i soldi che la suora gli aveva chiesto. La monaca, allora, gli ha proposto di farsi portare una donna incinta promettendogli, in cambio, un bambino. La famiglia aveva deciso di denunciarla ma, a quel punto, suor María gli ha dato il bambino desiderato e la denuncia non è mai stata fatta.

Diverse delle vittime ricordano che la religiosa dopo il parto veniva a comunicargli tristemente che il loro figlio «è morto. È un angioletto di Dio», ma non ha mai fatto vedere ai genitori il cadavere di nessun bambino. Chi l’ha conosciuta la ricorda come una persona fredda e calcolatrice, gentilissima fino al parto e aggressiva subito dopo, come il dottor Jekyll e mister Hyde. Dicono che parlava di bambini come se fossero mele.

Nel corso di un’indagine sulle adozioni a Madrid, la firma di suor María è apparsa su centinaia di certificati di adozione, tanto da non poter essere considerato una casualità. La suora è stata, inoltre, imputata sulla base di oltre duemila denunce arrivate ai tribunali di Madrid. Inizialmente si era negata a testimoniare, per poi dichiararsi innocente attraverso un comunicato. Nel 2013, a 88 anni, è morta senza essere condannata. È chiaro che la suora era parte di un sistema molto più grande ma ha portato questo segreto con sè nella tomba. Alcune delle vittime, però, sostengono che la religiosa sia ancora viva, e che la storia della sua morte sia un gran montaggio per proteggere lei e tutti gli altri responsabili del caso.

Difficile da credere, ma la Spagna ha conosciuto anche storie più sconvolgenti. È il caso di Enriqueta Martì, conosciuta anche come “la vampira di Barcellona”, nel 1912. Nel Raval, quartiere scuro, sporco, pericoloso e malfamato a pochi metri dalla Rambla, iniziarono a sparire bambini. Per un bel po’ di tempo, nessuno l’aveva notato, perchè i primi piccoli a sparire erano figli di prostitute. Bimbi che, anche prima di sparire, erano praticamente invisibili, perchè le prostitute non ci tenevano a mostrare pubblicamente la loro prole. Ci sono voluti degli anni per capire che la responsabile era una vecchia del quartiere, Enriqueta Martì, una donna con una doppia vita. Di giorno mendicante per le strade di Barcellona, di notte signora dell’alta società.

Era venuta a Barcellona dal paesino di Sant Feliu e per decenni aveva fatto la prostituta, sia al porto, che nel Portal de Santa Madrona, all’inizio della Rambla. Arrestata già nel 1909 per gestione di un bordello minorile (con bambini dai 3 ai 14 anni), non ha mai subito un giudizio per questo reato, anche per le sue connessioni con i personaggi dell’alta società. Gli uomini potenti di Barcellona frequentavano Enriqueta perchè ella offriva loro sia i servizi di prostituzione con bambini, ma anche creme, unguenti, pomate, pozioni e filtri che promettevano cure portentose contro la tubercolosi e altre malattie, o garantivano l’immortalità.

Agghiacciante è la scoperta di come Enriqueta producesse queste creme. I bambini che teneva chiusi in casa e che faceva prostituire, dopo un certo periodo venivano uccisi, e con il loro sangue, il grasso, i capelli e gli ossi (che trasformava in polvere) creava prodotti di medicina alternativa che vendeva a prezzi stellari ai ricchi della città.

 

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