venerdì, Maggio 7

Spagna: fine dell’Era Rajoy… e dopo? Con Matteo Villa (ISPI) analizziamo gli scenari futuri della politica spagnola

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Dal punto di vista dell’Opinione Pubblica, quindi, se non c’è una Spagna socialista, che cos’è politicamente la Spagna di oggi?

Sicuramente la società spagnola è una società che tende ad essere aperta nelle città e molto chiusa nella campagna. Questa divisione tra città e parte rurale è sempre stata evidente ed è un po’ simile a quella italiana, anche se l’Italia ha anche delle divisioni fortissime tra nord e sud che in Spagna, invece, sono molto meno marcate: ci sono città molto aperte, ad esempio Barcellona, e poi delle parti molto identitarie, dove la divisione non è tra nord e sud, ma tra la Provincia di Madrid, che tende ad essere molto più lealista e realista, e le Province Autonome, soprattutto basche e catalane.

In ogni caso, in questo momento, sembra che la maggioranza degli spagnoli sia assolutamente orientata ad una tendenza di Centro e Centro-Destra: Sánchez, in questo momento, si ritrova al potere soltanto perché il suo partito è stato il primo e l’unico a proporre la Mozione di Sfiducia per Rajoy in un momento propizio. È l’unica volta in cui in Spagna si è riuscito a deporre un Primo Ministro grazie ad una Mozione di Sfiducia costruttiva: questo a fatto sì che il Partito Socialista si trovasse al centro di un Governo possibile. Detto questo, la strada è assolutamente tutta in salita per Sánchez.

Cosa aspettarsi dal Governo socialista di Sánchez? In particolare, in campo economico, il Governo socialista avrà una linea di continuità o discontinuità rispetto al passato?

Assolutamente continuità, non nel senso che i Socialisti siano felici di essere in continuità con il Governo precedente ma, prima di tutto, perché i binari sono stretti: la Spagna è cresciuta del 3% per diversi anni ed ora cresce del 2,2%, una posizione di tutto rispetto anche se confrontata con Italia e Grecia; è anche vero che il deficit spagnolo è sempre stato molto alto e quindi è difficile fare nuove spese. Sánchez, inoltre, ha già promesso che rispetterà i vincoli imposti da Bruxelles. Non dimentichiamoci, infine, che Sánchez, se governerà sufficientemente a lungo da arrivare al prossimo bilancio, in autunno, si troverà in ogni caso ad essere minoranza e, quindi, non avrà modo di fare grandi sconvolgimenti: un po’ come se fosse un Governo ‘balneare’ tecnico, quello che porta il Paese verso le successive elezioni. Ameno di trovare una vera maggioranza progressista, che in questo caso manca assolutamente, dal punto di vista economico non ci saranno grandi sconvolgimenti: sarà, come prima, un tentativo di restare nei parametri di Maastricht.

Quale sarà, presumibilmente, il ruolo di Ciudadanos nel prossimo futuro? Questo partito rappresenta una reazione a socialisti e conservatori oppure si tratta veramente di una terza via?

Credo che Ciudadanos se la sia legata al dito: i socialisti avevano due strade, o andare con la propria Mozione e rivendicare, dunque, il Governo, oppure tentare di formare un Governo di coalizione dopo la Sfiducia. Sánchez ha scelto la prima strada e, quindi, non è un caso che Ciudadanos si sia allontanato dalla Mozione di Sfiducia, votando contro, e che, in questo nuovo scenario, non ci sia possibilità di alleanza. Fino a pochi giorni fa, però, una possibilità era quella di un’alleanza tra socialisti e Ciudadanos: una sorta di Grande Coalizione che avrebbe garantito stabilità, perché un’alleanza tripartita, tra socialisti, Ciudadanos e Podemos, nonostante una varietà enorme di posizioni dal punto di vista delle politiche economiche, europee, eccetera, sarebbe stata comunque più stabile in Parlamento.

Detto questo, Ciudadanos si propone come una forza moderata, di Centro e, a volte, di Centro-Destra: tende ad essere un po’ più chiusa, un po’ meno vicina ai Diritti Civili e così via. In ogni caso, sia con un’alleanza tripartita, sia con un Governo monocolore, la probabilità delle urne sarebbe stata comunque molto alta. Ciudadanos si propone un po’ come il sostituto del Partito Popolare, più moderato agli occhi degli elettori.

La questione catalana, oltre che pesare sull’ultima fase dell’Era Rajoy, peserà anche, in qualche modo, sulla Spagna di Sánchez? La fine di Rajoy rappresenta la fine di una maggioranza conservatrice e centralista e, soprattutto, come potrebbe gestire Sánchez la questione del federalismo, che sembra molto sentita in larghe parti del Paese?

Il punto è che la fine dell’Era Rajoy non è stata siglata da un passaggio elettorale, quindi non sappiamo ancora cosa rappresenti: siamo ancora in questa sorta di tempo di mezzo, in questa zona grigia in cui tutto è un po’ come prima anche se è cambiato il panorama delle forze che reggono la nuova maggioranza. Per quanto riguarda la Catalogna, possiamo probabilmente aspettarci una distensione nel breve periodo, ma molto dipende da ciò che accadrà dal punto di vista delle posizioni politiche dei partiti catalani. In Catalogna le elezioni ci sono già state ed è molto interessante ricordare che Ciudadanos è il primo partito, anche se c’è ancora una maggioranza indipendentista nel Parlamento catalano. Se gli indipendentisti, soprattutto quelli che per loro natura possono moderarsi, cioè i partiti più grandi, decidessero per una linea meno dura, è chiaro che si allargherebbe lo spazio per una trattativa. Nel momento in cui, invece, il fronte indipendentista continuasse ad insistere per una linea dura, con una richiesta di indipendenza nel breve periodo, qualsiasi sia il Governo a livello centrale non potrà che dare un rifiuto. I socialisti sono stati molto chiari in questo: sono più aperti per quanto riguarda le autonomie, ma non per l’indipendenza. Un passo indietro andrebbe fatto da entrambe le parti: da una parte ci vorrebbe un passo indietro dal punto di vista della repressione; dall’altra parte è chiaro che non si può insistere su una richiesta di indipendenza nel breve periodo. L’unica possibilità che potrebbe esistere sarebbe soltanto passare attraverso un tentativo, a livello nazionale, di cambiare la Costituzione, preparando un percorso per un referendum legale per l’indipendenza e poi, dopo doversi anni, andare al voto, un po’ come è successo in Scozia: questa è l’unica alternativa legale e l’unica che i socialisti possono immaginare percorribile, anche se, sinceramente, la vedo molto difficilmente percorribile. I socialisti, infatti, vogliono gettare acqua sul fuoco perché sostengono che i problemi della Spagna siano altri.

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