mercoledì, Ottobre 20

Spagna: cala la disoccupazione, ma c'è ancora da fare

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Che tipo di valutazione si può fare ‘a mente fredda’ sui dati dell’EPA?
I dati dell’ultima EPA, come anche i più recenti, mostrano chiaramente che è avvenuta un’inversione di tendenza nel mercato del lavoro spagnolo. Dopo una crisi enorme in termini d’impiego, siamo chiaramente di fronte a un iniziale recupero, che fa ben sperare per la creazione di posti di lavoro in Spagna.
Su quale delle cifre riportate metterebbe l’accento?
Sull’intensità con cui si creano posti di lavoro. Ogni mese si battono record storici di creazione mensile d’impiego, cifre che non si vedevano da molti anni. Con crescite economiche scarse (ancora), stiamo assistendo alla capacità della nostra economia di creare occupazione, fatto nuovo questo per il nostro Paese.
Non si tratta di una quantità esigua di occupazione per il periodo in cui siamo, vale a dire in estate?
No, se paragonato agli altri anni. Credo che il dato sia molto positivo, anche rispetto ad altri periodi.
In che misura sono dovuti alla riforma questi nuovi posti di lavoro?
Si tratta di un insieme di fattori, e tra questi la Riforma del Lavoro ha giocato un ruolo chiave. La riforma fa sì che le imprese possano contare su una maggiore flessibilità interna, e dove prima si distruggevano posti di lavoro in situazioni aziendali critiche ora si utilizzano altri meccanismi di adattamento (diminuzione dei salari o dell’orario di lavoro, modifiche alle condizioni), che consentono di evitare i licenziamenti. E ciò ha un impatto importantissimo sulle cifre della disoccupazione.
A che serve una riforma se i nuovi posti di lavoro sono per lo più temporanei?
L’uscita da una crisi tanto profonda quanto quella odierna non può tradursi direttamente nella creazione di un lavoro a tempo indeterminato. Ci vuole tempo. La fiducia delle imprese procede lentamente e in un primo tempo (come già era avvenuto in precedenza con la crisi del 1994) i contratti formalizzati sono temporanei per poi, come già succede, trasformarsi in indeterminati. La riforma era necessaria per cercare di rendere più flessibile un mercato del lavoro rigido che nei momenti di difficoltà dava sempre luogo ai licenziamenti.
La riforma ha fallito?
Non ha fallito. Se ci sono errori tecnici andranno corretti, ma la Riforma del Lavoro era necessaria e va nella direzione giusta per le necessità della Spagna.
Qualche altro dato sulle cifre dell’occupazione
Tra aprile e giugno di quest’anno sono stati creati 411.800 posti di lavoro (+2,3%), il maggiore incremento trimestrale dell’occupazione dal secondo trimestre del 2005. Nell’ultimo anno, l’occupazione è salita di 513.500 unità, a un ritmo del 2,96%, con cifre positive per cinque trimestri consecutivi.
Tutti i posti di lavoro creati appartengono al settore privato, che ha registrato un aumento dell’occupazione per 412.200 persone, mentre nel settore pubblico è scesa di 400 unità. Nell’ultimo anno, il settore pubblico ha registrato un incremento di 26.800 unità, mentre in quello privato sono stati creati 468.700 posti di lavoro.
Dei 5,1 milioni di disoccupati calcolati in Spagna a fine giugno, il 14,9% sono giovani sotto i 25 anni e il 50,1% sono disoccupati di lunga data (più di un anno).
Il numero di disoccupati di lunga data è sceso di 147.200 unità nel secondo trimestre, il 5,4% in meno rispetto al precedente, per un totale di circa 2,5 milioni di persone (2.581.400).
Inoltre, i nuclei familiari i cui membri sono tutti disoccupati sono scesi a 136.100, il 7,6% in meno rispetto al periodo precedente, per un totale di 1.657.500. Nell’ultimo anno i nuclei familiari i cui membri sono tutti disoccupati sono scesi di 176.400 unità, il 9,6% in meno. I nuclei familiari i cui membri sono tutti occupati sono saliti di 202.200 unità tra aprile e giugno di quest’anno, il 2,2% in più rispetto al trimestre precedente, per un totale di 9.293.600.
I nuclei familiari con almeno un membro attivo sono scesi di 12.600 unità e sono in tutto 13.400.800, cifra che supera di 26.000 unità quella del secondo trimestre del 2014, mentre i nuclei i cui membri sono tutti inattivi sono saliti di 16.200 unità nel secondo semestre, fino a oltrepassare la soglia dei 4,96 milioni.
Continua il problema della disoccupazione giovanile
Il numero dei giovani disoccupati sotto i 25 anni è sceso di 14.900 unità nel secondo trimestre, l’1,9% in meno rispetto al trimestre precedente, con un totale di 767.200 giovani inoccupati alla fine dello scorso mese di giugno.
Pertanto, il tasso di disoccupazione dei più giovani è sceso al 49,21%, 2,1 punti percentuali in meno rispetto al trimestre precedente, quando la disoccupazione dei giovani sotto i 25 anni era al 51,36%.
Traduzione di Barbara Turitto

 

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