venerdì, Settembre 24

Spagna al voto in un clima d'incertezza field_506ffb1d3dbe2

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Si chiude oggi, 18 dicembre, la campagna elettorale per le elezioni generali in Spagna che si terranno questa domenica. I cittadini sono chiamati a rinnovare le Cortes generales – il Parlamento bicamerale – composte dal Congresso dei deputati, in cui siedono 350 deputati, e dal Senato, in cui ci sono 208 seggi. Vengono esclusi i candidati che ottengono meno del 3% dei voti validi emessi in ogni circoscrizione.

Il territorio spagnolo è suddiviso in 19 circoscrizioni, cioè le 17 regioni più le due città autonome di Ceuta e Melilla. Per domani, sabato 19 dicembre, è previsto il silenzio elettorale. Domenica i seggi si apriranno alle 9 e chiuderanno alle 20. I locali saranno però di fatto aperti prima per permettere agli scrutatori di verificare che non ci siano problemi con il materiale elettorale. Inoltre, nel caso in cui alle 20 ci siano ancora elettori all’interno che non abbiano votato, il Presidente di seggio consentirà loro di imbucare comunque la scheda.

Le principali formazioni che hanno presentato un proprio candidato come Primo Ministro sono sei: il Partito popolare (Pp) vorrebbe come premier il suo leader Mariano Rajoy, che è l’attuale Primo Ministro; il Partito socialista (Psoe) presenta come candidato premier Pedro Sanchez; la formazione di centro Ciudadanos è in corsa con il suo leader Albert Rivera; il Partito Podemos candida come primo ministro Pablo Iglesias; la coalizione elettorale Unità popolare (Up), che unisce la piattaforma ‘Ahora en comun’ e il gruppo parlamentare di Izquierda Unida e Verdi, presenta come candidato premier Alberto Garzón; e infine l’Unione progresso e Democrazia (UpyD), di centro e creata nel 2007 da alcuni fuoriusciti del Psoe, presenta come candidato premier Andrés Herzog Sánchez. Quella per la guida del Governo si presenta però di fatto una corsa a quattro fra i primi quattro candidati elencati (cioè Rajoy, Sanchez, Rivera e Iglesias).

I sondaggi prospettano un futuro politico non semplice per Madrid. In base alla Costituzione è il Congresso che, una volta insediatosi, nomina il premier: il Partito Popolare potrebbe sì riconfermare il proprio primato, ma a differenza dell’ultimo suffragio però, secondo gli ultimi sondaggi pubblicati dai principali giornali iberici, non riuscirebbe ad assicurarsi la maggioranza. In altre parole, Rajoy per essere confermato alla carica di primo ministro avrà bisogno di ottenere l’appoggio di altri Partiti.

Questo scenario preannuncia un futuro di non facile lettura, complicato dal fatto che, ad oggi, il 40% degli spagnoli risulta ancora indeciso sul voto. Parlando in numeri, in base al sondaggio realizzato da Metroscopia per il quotidiano El Pais, il Pp potrebbe fermarsi dal 25,3%, mentre per Sigma Dos (rilevazioni per El Mundo) arriverebbe al 27,2%. Il Psoe di Pedro Sanchez arriverebbe al 21% per Metroscopia el al 20,3% per Metroscopia. Al terzo posto nelle intenzioni di voto c’è Podemos con il 19,1% per El Pais e il 18,4% per El Mundo. Quarto Ciudadanos con tra il 18,2% e il 19,6%. Se le proiezioni di Metroscopia trovassero conferma nelle urne, nessun partito riuscirebbe ad ottenere la maggioranza, aprendo la strada a un Governo di coalizione. Si parla già di una possibile alleanza tra popolari e il Partito di centro di Ciudadanos, oppure tra Psoe e Podemos, o – come terza opzione – un accordo a tre con l’aggiunta della formazione politica di Rivera.

C’è grande curiosità attorno alla novità Ciudadanos, il cui candidato Rivera ha affermato di essere pronto, sulle principali questioni in agenda, a dialogare con tutti, da Destra a Sinistra: «Potremmo trovare accordi con il Pp sulle riforme economiche e per difendere l’unità del Paese; con il Psoe su misure di protezione sociale; con Podemos sulla ‘rigenerazione democratica’», ha ammesso il giovane leader in un recente dibattito televisivo. Più prosaicamente, ha ricordato che qualora il primo tentativo di formare una maggioranza andasse a vuoto, toccherebbe alle altre forze politiche prendere in mano il testimone. Lasciando dunque intendere che questo incarico potrebbe toccare anche a lui. L’obiettivo di Rivera è insomma il sorpasso sui socialisti, per piazzarsi al secondo posto e sperare nell’investitura di formare un governo nel caso in cui il mandato esplorativo di Rajoy andasse a vuoto.

I socialisti sono consapevoli di questa ipotesi, tanto che negli ultimi giorni di campagna hanno insistito molto sul concetto di ‘voto utile’ – più volte sentito anche nelle nostre lande – a danno soprattutto di Podemos e di Isquerda Unida, principali idrovore dei ‘delusi’ di sinistra. Si spiegano così le recenti scintille tra Igleasias e Pedro Sanchéz, culminate in una serie di reciproche dichiarazioni al vetriolo.

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