lunedì, Aprile 19

SpaceX Inspiration4: pronti i primi quattro turisti dello spazio Ecco chi sono i componenti della missione di quest’anno comandata da Jared Isaacman, proprietario della Draken International

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La società aerospaziale SpaceX di Elon Musk ha annunciato la prima missione spaziale composta solamente da non astronauti che si terrà entro il 2021. Lo si sapeva da tempo, che l’imprenditore sudafricano puntasse a questo affare, dopo aver venduto alla Nasa i viaggi per la Stazione Spaziale Internazionale e un giro attorno alla Luna al miliardario giapponese Yusaku Maezawa e a un gruppo di artisti ma nel 2023.  

La missione di quest’anno –è stato comunicato ufficialmente- si chiamerà Inspiration4 e se non si sa ancora quanto verrà a costare, è stato reso noto che sarà comandata da Jared Isaacman, proprietario della Draken International, una compagnia specializzata nell’addestramento militare al volo, simulazione delle minacce, supporto per la guerra elettronica.  

La partenza avverrà dal Kennedy Space Center e una volta fuori dall’atmosfera orbiterà intorno al nostro pianeta ogni 90 minuti per due giorni e rientrerà nell’atmosfera terrestre per poi adagiarsi in mare, al largo della Florida. 

Isaacman ha dichiarato che userà la missione per raccogliere 200 milioni di dollari da donare al St. Jude Children’s Research Hospital, un ospedale pediatrico cattolico maronita di Memphis, ma la metà della cifrà sarà tutta a suo carico. Accanto a lui, che ha grandi esperienze di volo, nella spedizione ci sarà un’operatrice sanitaria dell’ospedale; il terzo viaggiatore sarà il più munifico imprenditore che usa Shift4 -una sua società di elaborazione di carte di credito- per i suoi affari e per la quarta posizione verrà aperta una lotteria tra tutti i donatori che offriranno somme per il nosocomio. Sicuramente la modalità un po’ bizzarra di ingaggio non deve far trarre conclusioni.  

«Questa è una pietra miliare del processo per garantire a tutti l’accesso allo spazio», ha detto Elon Musk in conferenza stampa ma certo il biglietto è ancora inaccessibile ai comuni mortali.  

Non va tuttavia trascurato che la proposta di Musk riveste un fatto di importanza storica non solo nella storia dello spazio mondiale ma di tutti gli Stati Uniti d’America, che affonda le sue radici nei primi viaggi a pagamento effettuati con gli aeroplani.  

Forse si peccherà di retorica nell’affermare che le missioni spaziali stanno ufficialmente transitando dalla preistoria a una fase più matura sia di convenienza che anche di confortevolezza delle navicelle che ospitano i passeggeri.  

Ma non crediamo che sia già iniziato questo business.  

Quando si dice che le attività spaziali sono una grande opportunità, a parte quelle che abbiamo già più volte riportato riguardanti i potenziali sfruttamenti di altri corpi celesti –a dire il vero lontani ancora- noi dobbiamo avere la serenità di osservare in quali tipologie di mercato vi siano le possibilità di forti guadagni e di grosse espansioni aziendali. Così è oggi nella velocizzazione del trasferimento di informazioni: chi conosce il mercato finanziario sa bene che anche una frazione di secondo può essere determinante in una transazione bancaria. E lo ha saputo cogliere assai bene Musk. La sua SpaceX sta dispiegando il progetto Starlink, che consiste in migliaia di satelliti internet ad alta velocità destinati a fornire connettività in tutto il mondo. Per quanto possa considerarsi un business di nicchia, la concorrenza è spietata. Musk ora è in contrapposizione con Jeff Bezos che ha appena lasciato la sua creatura Amazon (ricavi per 380 miliardi di dollari con un incremento del 37% nel 2020) per dedicarsi alla propria flotta di satelliti a bassa orbita e a Blue Origin, una società di razzi concorrente di SpaceX.  

Quindi parliamo di affari colossali tra i capitalisti più ricchi del mondo. Ora, per restare in questo tema così articolato e poi giungere alle nostre più elementari conclusioni, soffermiamoci a qualche dettaglio.  

Musk non si arricchisce portando uomini e donne sulla Luna. L’iniziativa più remunerativa al momento è orientata per un data cloud spaziale che si rivolge a clienti militari oltre che commerciali e arriva dopo che Bezos ha annunciato i suoi progetti nello stesso campo. In ballo, secondo gli analisti più accreditati, un giro di affari da 15 miliardi nel decennio in corso potrebbe rappresentare un’arena in cui giganti e affaristi si stanno affrontando all’ultimo sangue. E la pandemia, che tanto dolore e sacrifici economici sta arrecando, ha intensificato la competizione a mano a mano che tutte le aziende interessate devono scegliere fornitori che potrebbero durare anni.  

Al lettore attento non sarà sfuggito il rammarico dell’assenza di nomi europei nella battaglia; fa bene il commissario Thierry Breton a prefigurare una terza infrastruttura spaziale dopo Galileo e Copernicus dedicata alla connettività fino in fondo, per evitare di diventare sudditi di progetti americani o anche anglo-indiani 

Ma al di là degli interessi nazionali che lui rappresenta, quelli francesi -e non dovrebbe essere così- il commissario non ha avuto altre idee per poter aprire una competizione fattiva anche in altri settori. E come al solito, è sempre l’Europa dei cittadini a farne le spese! Si

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