mercoledì, Settembre 22

Sovrani, sudditi o europei?

0
1 2


Non parliamo, però, di umoralità del solo popolo italiano, sono 20 anni che in tutta Europa crescono e proliferano movimenti populisti, euroscettici o del tutto anti-europei (anche se spesso con motivazioni opposte a quelle sostenute dagli italiani). La stretta degli ultimi trattati, il Fiscal Compact, i tagli operati dal Governo Monti, hanno spinto un’ulteriore fetta della nostra opinione pubblica verso l’insofferenza a far parte della casa comune europea. Domanda ma anche offerta politica sembrano qui essersi venute incontro: poche le voci che mirino effettivamente a dare un senso più profondo e concreto alla politica europea, strette tra quelle -potenti- del conformismo ‘eurocrate’ e dello sfascio totale (magari condite da simpatie orientate a est o a ovest).

Una delle ricorrenti proposte alternative alla UE, a parte quelle di uscita unilaterale dalla moneta unica col ritorno alla lira più o meno pesante, è quella che passa sotto il nome disovranismo’. Per quanto in Italia non ci sia ancora un Partito che la rappresenti per intero questa tendenza, non va sottovalutata, in quanto in Europa è presente sia a destra, sia a sinistra, sia tra chi consideri azzerate queste due categorie politiche. Gode, dunque, di vasta diffusione e radicamento, accresciuti dalle politiche di austerity imposte da UE e BCE. Il sovranismo analizza la realtà dei fatti e trae le sue conclusioni: l’impoverimento progressivo di una fetta consistente della popolazione, la svendita delle aziende nazionali, la chiusura dei negozi, l’aggressione commerciale imposta dalla globalizzazione, sono realtà sotto gli occhi di tutti. Ma nello specifico il sovranismo considera lasvenditadi sovranità operata dai diversi Governi europei in favore di organismi non elettivi della UE, come una vera e propria contraffazione dello statuto democratico dei Paesi aderenti.

Queste critiche hanno un fondamento, ma la radicalità con cui sono impostate e le soluzioni che propongono, altrettanto radicali, le fanno peccare di utopismo e le marginalizzano a un livello tale da far pensare che possano divenire operative solo alle soglie di una situazione catastrofica non più reversibile. Un punto che non si riesce a cogliere è che, pur nella bontà di alcune analisi, il semplicismo dei rimedi cozzi contro la complessità della situazione-mondo.

Tuttavia, queste considerazioni penetrano nell’humus e nella formazione del pensiero (specie delle nuove generazioni) che se ne stanno nutrendo, mentre noi siamo quasi costretti a guardare solo alla precarietà del presente.
Le vere rivoluzioni, è noto, sono sotterranee e impercettibili, e proprio a proposito delle generazioni più giovani ci arrivano informazioni importanti che marcano le differenze rispetto a quelle che le hanno precedute. Per esempio? Per esempio oggi un giovane italiano si percepisce poco o punto differente da un giovane spagnolo e olandese; per esempio, grazie all’abbattimento delle frontiere e alla libera circolazione queste generazioni si muovono -in ogni senso- infinitamente di più, comunicano, creano reti di rapporti e di scambio, lavorano in altri Paesi e accolgono persone di altri Paesi. Quasi ogni ventenne europeo di oggi conosce almeno un’altra lingua oltre a quella del proprio Paese, a differenza del ventenne di 20 anni fa. La cultura, grazie anche al web, circola più velocemente e molto più velocemente si apprende di corsi, mostre, avvenimenti in città italiane, tedesche, francesi, peraltro raggiungibili con i numerosi voli low cost. L’integrazione alla fine non è nelle quote latte, ma in cose come quelle appena elencate.

Come sempre la società civile è più avanti di quella politica, che oltre ad essere in ritardo si prodiga per rallentarne i processi naturali. L’artificiosità dei piani di integrazione europea è un frutto tutto politico, i trattati non li firmano i banchieri o gli illuminati, ma i politici eletti.
Nel polemizzare tra loro i fanatici europeisti e i fanatici sovranisti enfatizzano gli uni i processi dell’economia e della finanza, vantandoli come gli unici garanti dell’integrazione, gli altri, come ha sottolineato Edward Sapir, enfatizzano il ruolo della ‘Nazione’ (destre) o del ‘popolo’ (sinistre). Come si vede, tutti utilizzano carte da gioco ottocentesche (‘popolo’, ‘Nazione’, ‘economia’).

A noi sembra più logico e naturale cercare -o attendere- soluzioni emergenti dalla società civile, da cui poi far derivare politiche pubbliche corrispondenti, e mirate al quel soggetto, più antico dell’Ottocento, ma anche più moderno di lui, che è l’individuo.
Una sovranità ricondotta all’unità individuo potrebbe proteggere e garantire tutti garantendo ognuno, e dare vita a quegli ammortizzatori sociali, civili, strutturali capaci di fronteggiare le crisi imposte dai cambiamenti epocali.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->