domenica, Luglio 25

Sotto l’Inquisizione di ISIL Lo Stato Islamico contro crisiani e Yezidi

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Mentre i media sono rimasti concentrati su Gaza, un’altra tragedia sta andando in scena in Iraq. Mentre bombe e colpi di mortaio cadevano su Gaza, mutilando e uccidendo donne, uomini e bambini, i soldati di ISIL -Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, più correttamente IS (Stato Islamico)- si sono aperti la strada attraverso il nord dell’Iraq, con tanta determinazione e voglia di esibire la loro forza.

Lo Stato Islamico auto-proclamato, il movimento che si è dichiarato come l’unico vero esercito di Dio, il difensore dell’Islam, la forza indistruttibile che ripropone il suo controllo su tutte le Nazioni per alzare la bandiera islamica, ha allontanato anche i musulmani più radicali compiendo crimini brutali contro civili innocenti e disarmati.

Ora che IS – come ormai si fa chiamare – ha stabilito con successo le radici del suo Califfato islamico, la sua leadership ha deciso dipurificarereligiosamente tutti i territori sotto il suo controllo al fine di vedere sorgere uno Stato islamico perfetto; uno Stato che agirà come pietra angolare di un Impero prossimo islamico.

Non c’è nulla di islamico in IS, secondo la più parte delle autorità islamiche. I suoi leader possono nascondersi dietro il Corano e recitare le Scritture, ma le loro azioni parlano un’altra lingua. Fin dalla sua nascita il cosiddetto Stato Islamico ha violato e profanato ogni precetto, ogni ‘ayat’ del Corano, sfigurando una fede che è intrinsecamente e appassionatamente nata dall’amore, dalla tolleranza e dal rispetto. Una religione che sostiene la sottomissione al Dio Unico; l’Islam è amore e devozione, sorrisi e compassione, tolleranza e perdono.

IS non è un prodotto dell’Islam, è un’aberrazione che ha assunto l’aspetto dell’Islam per meglio ampliare il suo paradigma. Lo Stato islamico ha portato miseria e disagio sul Medio Oriente. Ovunque i suoi soldati abbiano toccato terra, ne sono seguiti dolore e morte. Ovunque l’ombra della sua bandiera nera si sia allungata, il popolo ha indossato il lutto.

Non contento di opprimere i musulmani sciiti, IS ha dichiarato guerra a tutte le confessioni religiose. Sotto i cieli di IS, nessun uomo, donna o bambino può restare immune alla sua ira religiosa. Proprio come Nerone guardava Roma bruciare, IS ha incendiato l’Iraq per spingere la nascita di una nuova Nazione, quella che aderirà al suo dogma.

Quando ha scatenato i suoi eserciti sugli Yezidi, popolazione che -è importante notare- ha vissuto pacificamente nel nord dell’Iraq per secoli, gli iracheni sono rimasti storditi per la ferocia e la violenza pura dimostrate dai militanti. Anche se gli iracheni non sono estranei agli orrori delle guerre, dopo aver sopportato una certa quota di spargimenti di sangue nel corso dei decenni, ciò nonostante non erano pronti per la furia vendicativa di IS.

Nel corso delle ultime due settimane centinaia di migliaia di Yezidi sono stati costretti a fuggire, in un esodo di proporzioni bibliche.
Gli Yezidi, 700.000 in tutto il mondo, sono una setta che combina elementi di Islam e zoroastrismo, l’antica religione persiana risalente almeno al 600 aC. Sono un popolo pacifico, gli Yezidi e funzionano come una comunità molto stretta e chiusa. Non sono una minaccia per nessuno; gli Yezidi in Iraq sono perseguitati a causa delle loro convinzioni.

Parlando alla ‘International Business Times’ all’inizio di questa settimana, Zahran Jardo, sopravvissuto alle operazioni di ‘pulizia religiosa’ di IS nascondendosi in un edificio abbandonato della città di Dohuk, ha detto che chi è rimasto in Sinjar si trova ora circondato da gravi pericoli. “Coloro che sono rimasti muoiono di sete“, ha detto. “Non hanno acqua. Hanno anche preso e stuprato le ragazze. Hanno detto che gli Yazidi devono convertirsi all’Islam. Questo non può accadere. Dove sono le Nazioni Unite? Nessuno si è preso cura di noi e nessuno si chiede quale sia la sorte degli Yazidi“.

Gli Yazidi credono in Dio come creatore del mondo, che l’ha messo sotto la cura di sette ‘esseri santi’ o angeli, il ‘capo’ (arcangelo) dei quali è Melek Taus, il cosiddetto ‘Angelo Pavone’. Nella tradizione zoroastriana, l’Angelo Pavone incarna il potenziale degli atti dell’umanità, buoni (luce) e cattivi (oscurità); caduto per orgoglio e temporaneamente in disgrazia presso Dio, attende che le lacrime del suo rimorso spengano i fuochi della sua prigione infernale e che si possa riconciliare con Dio. Altre religioni monoteiste vedono la figura dell’Angelo Pavone come irredenta divinità malvagia, o Satana, il che ha incitato i seguaci di queste religioni a secoli di persecuzione contro gli Yazidi come “adoratori del diavolo”.

Costretti a rifugiarsi tra le montagne vicine, decine di migliaia di civili sono stati lasciati camminare sotto il sole cocente, senza cibo, acqua o medicine. Intrappolati e braccati come animali, gli Yezidi in Iraq sono stati gettati nel mezzo di un vulcano di odio che non possono comprendere.

Will Parks, Amministratore Delegato del campo UNICEF nella regione curda dell’Iraq, ha detto che circa la metà delle 50.000 persone che si ritiene si trovino tra le montagne vicino a Sinjar sono bambini.

Sappiamo per certo che 40 bambini sono già morti“, ha detto. “Questo è il numero che possiamo confermare, ma è probabilmente molto più alto. La situazione attuale è che sono sui monti, sui fianchi delle montagne, senza il riparo della vegetazione, senza copertura. Stanno dormendo all’aperto, senza cibo, senza acqua, senza forniture mediche

Secondo il leader degli Yezidi dell’Iraq, Principe Tasheen, 500 Yezidi sono stati massacrati e torturati da fanatici IS nel modo più spregevole. Ha spiegato che molte persone sono state sepolte vive, tra cui donne e bambini.

Il Ministro iracheno sciita per i diritti umani Mohammed al-Sudani ha detto ai giornalisti che i militanti di IS “hanno sepolto centinaia di Yazidi in fosse comuni“, e “hanno costretto 300 donne Yezidi in schiavitù”.

Nessuno è al sicuro sotto la bandiera nera. Se gli Yezidi continuano ad affrontare difficoltà così estreme e intollerabili per mano dei radicali IS, anche i cristiani hanno imparato a temere la bandiera nera. Nessuno può sentirsi al sicuro, che si tratti di musulmani, cristiani, o altri.

Negli ultimi giorni sono emersi dettagli raccapriccianti sulle uccisioni di IS. Secondo i testimoni di Mosul, IS ha preso l’abitudine di decapitare i cristiani per forzare la conversione di massa all’Islam.

Stanno sistematicamente decapitando bambini, e madri e padri. Il mondo non ha mai visto un male come questo per una generazione. C’è un parco a Mosul dove hanno decapitato i bambini per poi infilzare la loro testa con un bastone“, US ha detto il portavoce degli iracheni cristiani, nonché uomo d’affari americano, Mark Arabo, in un video di ‘CNN’.

Arabo ha esplicitamente etichettato queste azioni come ‘crimini contro l’umanità’. Ha sottolineato che, “I militanti hanno condotto le cose più orrende e strazianti che si possano pensare“.

Allo stato attuale Mosul è stata svuotata della sua popolazione cristiana. Il 95% di tutti i cristiani di Mosul sono fuggiti dalla regione, mentre l’altro 5% è stato costretto a convertirsi all’Islam.

IS ha lanciato il suo avvertimento a tutti i cristiani, dando alla comunità tre scelte – la conversione, il pagamento di una tassa o la morte. Arabo ha scritto che ogni volta che i cristiani hanno scelto di pagare una multa al posto della conversione i soldati IS hanno finito per razziare la loro casa e stuprare le loro mogli e figlie.
Arabo conferma che i militanti hanno segnato con un timbro rosso la casa delle famiglie cristiane in fuga dalla regione. Il timbro rosso indica che i militanti possono uccidere la famiglia, se dovesse tornare.

Questo è un olocausto cristiano in mezzo a noi e la comunità internazionale non può chiudere un occhio … è un genocidio in ogni senso della parola. Vogliono a tutti i costi convertire tutti e vogliono che la sharia sia la legge del paese“, ha detto Arabo alla stampa in un appello.

Dato che IS ha chiaramente dichiarato guerra contro tutta l’umanità, potrebbe essere il momento per tutte le comunità religiose di unirsi per opporsi a questo male come una unità coesa, perché il male non conosce frontiere e non ha fede.

 

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