venerdì, Luglio 1

Sotto assedio talebano: Afghanistan in caduta libera In un’intervista esclusiva per ‘L’Indro’, il Principe Ali Seraj offre uno sguardo unico sull’Afghanistan

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Circa un anno fa, abbiamo parlato del futuro dell’Afghanistan e ricordo che mi disse che il suo Paese sarebbe ricaduto nelle mani dei talebani a meno che non fossero accadute due cose: ricostruzione e soluzione della causa primaria del terrore. L’Afghanistan si sta disintegrando di fronte ai nostri occhi. Che cosa è andato storto?

Tutto è andato storto! Dall’organizzazione delle forze militari alle istituzioni statali e il cuore finanziario del Paese, l’Afghanistan è stato lasciato a marcire. L’aiuto non è mai arrivato! Quello a cui assistiamo oggi è il risultato di un decennio di cattiva amministrazione e politiche senza cuore. L’Afghanistan pullula di risorse naturali. Tutto ciò di cui il Paese ha bisogno sono strategie valide e investimenti. È nelle persone che lo stato doveva investire. E ciò, ovviamente, non è mai accaduto. Invece, sono stati gettati milioni e milioni di dollari per sostenere le truppe straniere sul campo. All’Afghanistan non è mai stata data l’opportunità di rifornire il suo arsenale militare per far fronte alla minaccia del fondamentalismo. Come ci si aspetta che gli afghani combattano il terrore se non hanno a disposizione che fionde?

Le dirò di più: se si vuole liberare l’Afghanistan dal wahabismo è necessario trattare con il Pakistan. Il terrore non ha mai avuto origine in Afghanistan; è stato seminato nella mia terra e imposto al mio popolo da forze esterne e scellerate allo scopo di demolire una terra che serbava tante promesse. Una terra di abbondanza, un Paese e un popolo a cui è stato strappato via il futuro da una potenza diabolica e senza scrupoli, il Pakistan. Dopo che l’Afghanistan cadde sotto l’influenza dell’Unione Sovietica, il Pakistan ha cercato di intromettersi negli affari del paese, perché voleva espandere la sua zona di influenza e contribuire alla creazione di una zona cuscinetto contro l’India, il suo avversario principale nella regione.

Molta dell’instabilità a cui si assiste oggi deriva dall’assenza di una leadership all’interno della struttura tribale dell’Afghanistan. Storicamente le tribù afghane si sono strette attorno a forti leader, non a politiche governative, e i leader tribali cercano forti leadership, non idee o politiche… Si tratta di una situazione a cui le potenze occidentali finora si sono sottratte. Oggi non esiste una vera coesione tra le tribù, e pertanto l’Afghanistan è rimasto frammentato lungo linee etniche e tribali. Questa traiettoria ha ostacolato gli sforzi antiterrorismo e impedito qualsiasi sforzo significativo contro il fondamentalismo.

 

La Gran Bretagna ha annunciato a dicembre l’invio di truppe addizionali nella Provincia di Helmand, anche se gli ufficiali hanno specificato che tali uomini non parteciperanno ad alcuna missione di guerra. La soluzione sta nell’aumentare la militarizzazione?

Se per militarizzazione si intende un intervento straniero, no, assolutamente no. Per quale ragione qualcuno dovrebbe chiedere alla Gran Bretagna o agli Stati Uniti che altri soldati muoiano in Afghanistan, quando è chiaro che i loro rispettivi Governi non dispongono di politiche anti-terrorismo potenti? Come è possibile giustificare l’invio di altre truppe in Afghanistan? Buttare via vite in questo modo è un crimine… Gli afghani hanno bisogno di difendersi da soli. Hanno abilità sufficienti per farcela. Il mio popolo ha combattuto contro gli invasori stranieri e potenze imperiali per secoli, gli afghani sono persone coraggiose, un popolo di combattenti! Saremo poveri e sottosviluppati, ma questo non significa vigliacchi. Quello che ci serve sono i mezzi per difenderci, tecnologia militare e armi, non diktat politici o protezione istituzionale.

La provincia di Helmand è caduta sotto il controllo dei talebani perché Kabul e le potenze straniere hanno impedito all’Afghanistan di resistere. Ai leader delle tribù è stato detto di ritirarsi quando hanno richiamato i loro uomini per sollevare un movimento di resistenza contro i combattenti talebani. Per quanto riguarda le forze militari, le truppe avevano soltanto pochi mitra per difendere le loro posizioni. Ovviamente fu uno sfacelo: come avrebbe potuto essere diversamente? Come si fa a combattere una guerra senza armi?

Ricordo ancora una conversazione che ebbi con un generale statunitense qualche anno fa. Quando suggerii che l’Afghanistan aveva bisogno di armi, mi fu detto che le armi costano! Ma, ancora, quanti milioni di dollari sono stati gettati su operazioni militari fallite? Quante vittime potevano essere evitate se all’Afghanistan fosse stata data l’opportunità di difendere i propri confini e la propria terra? Suppongo che non lo sapremo mai…

L’interventismo militare ha fallito perché la ricostruzione non è mai stata contemplata. Si è sempre trattato di schierare truppe sul terreno, mai di arrestare la diffusione del wahabismo. Come si spiega altrimenti l’afflusso di militanti fondamentalisti nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa?

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