lunedì, Settembre 27

Sostenere la Libia field_506ffb1d3dbe2

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Libia tripoli

Incapace di concludere il proprio cammino verso la ricostruzione, la Libia è da ormai oltre due anni sospesa in un limbo di instabilità e insicurezza. Mentre sul suo territorio nazionale imperversa l’azione delle milizie, intente a imporre la propria legge piuttosto che a restituire al Paese la tranquillità di cui ha bisogno per ripartire, lungo i confini, in alcune città e nelle vaste distese desertiche continua ad aggravarsi la minaccia jihadista. La forte instabilità nelle tre regioni libiche ha nella seconda metà del 2013 causato un crollo della produzione e dell’esportazione di petrolio, principale fonte di introiti di un’economia ricca ma non diversificata: conseguenza di tale situazione è il progressivo indebolimento delle finanze del Paese.

Causa di tale stallo prolungato è la debolezza delle istituzioni libiche, incapaci di mettere sotto controllo la situazione della sicurezza e di dar forma a misure politiche utili per risolvere l’attuale situazione. Un Governo debole e ormai privo di legittimità, un’Assemblea costituente che non è riuscita a portare a termine il processo di redazione della Carta costituzionale, un esercito e delle forze dell’ordine prive di addestramento e incapaci di tornare a esercitare la minima forma di controllo su gran parte del Paese rivelano ogni giorno come la Libia sia ben distante dagli obiettivi che ci si era prefissi all’indomani della caduta del dittatore Muammar Gheddafi.

Di fronte a una simile situazione, cresce il numero di quanti ritengono che il Paese non potrà portare a compimento la propria transizione senza un incremento degli aiuti e del sostegno internazionale. L’attuale stato di cose pone però un quesito riguardante quali siano le modalità migliori per fornire un appoggio utile a un Paese tanto frammentato quanto instabile. La forte contrarietà di gran parte del popolo libico a un nuovo intervento internazionale per mettere in sicurezza il Paese e la forte disponibilità economica del Paese rivelano come la strada da percorrere sia quella del sostegno nell’addestramento delle forze armate e l’aiuto nella costruzione di istituzioni democratiche, rappresentative e funzionanti.

Il 20 febbraio prossimo è prevista una nuova elezione dei componenti di una nuova Commissione costituente, incaricata di concludere i lavori per la redazione della nuova carta costituzionale libica. La commissione sarà composta da 60 membri, divisi equamente tra rappresentanti delle tre regioni libiche. Al centro delle maggiori discussioni sarà il «nuovo sistema di governo, lo statuto da riconoscere alle minoranze e il ruolo della legge islamica» all’interno del testo, scrive il quotidiano ‘al-Ahram’.

Rappresentanti dello United Nations Development Programme in Libya, organizzazione che si occupa di assistere i Paesi in crisi nei loro processi di State-building, ha annunciato di aver predisposto l’organizzazione di una serie di workshop in combinazione con la Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia per preparare gli oltre seicento candidati alla Costituente libica al compito che dovranno svolgere. Lo scopo è fornire le competenze utili alla costruzione di un testo inclusivo e rappresentativo, in grado di conciliare le istanze presentate dalle varie componenti sociali libiche e restaurare la concordia nel Paese. «La Costituzione è il framework del contratto sociale tra la Libia e la sua gente, con lo scopo finale di fornire stabilità politica e giustizia sociale».

Sostegno internazionale è richiesto nel processo di formazione dell’esercito. La difficoltà nell’allestimento di campi di addestramento sicuri nel Paese libico sta inducendo le autorità di Tripoli a stringere una collaborazione con le forze straniere per inviare soldati all’estero in modo da fornir loro addestramento e costruire un esercito in grado di rispondere alle esigenze del Paese. «La Turchia addestrerà circa 3000 soldati libici, mentre la Gran Bretagna ne accoglierà 400, che aumenteranno in seguito fino a diventare 2000» ha detto il Premier libico Ali Zeidan. «Ci sono attualmente 5000 militari oltremare, senza contare quelli recentemente inviati in Italia, Turchia e Gran Bretagna. Sono inclusi anche ufficiali inviati in Pakistan, nel Golfo, in Marocco, Algeria, Italia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti».

L’Italia sta avendo un ruolo molto attivo nella formazione dei militari libici. Sin dall’ottobre 2013, l’Esercito italiano ha iniziato ad accogliere membri delle Forze armate e di sicurezza libiche per fornire loro le capacità per rispondere ai problemi che colpiscono il loro Paese. Nell’ambito dell’Operazione Coorte, oltre 2000 reclute libiche dovranno giungere presso l’80° Reggimento Addestramento Volontari di Cassino per sostenere un programma di addestramento destinato a durare 24 settimane (341 militari libici sono giunti già nel gennaio scorso). I militari scelti per l’Operazione Coorte sono solo in parte selezionati all’interno del sistema delle milizie e non hanno fatto parte dell’esercito libico precedente la rivoluzione.

Ruolo centrale nella ricostruzione della Libia dovrà avere la strutturazione di un’economia in grado di promuovere l’investimento privato e di assorbire forza lavoro, in maniera tale da ridurre le tensioni interne alla società. Per risolvere tale problema sarà necessario eliminare la pesante regolamentazione che obera il mercato del lavoro.  «Molte delle leggi che regolano il mercato del lavoro libico» scrive un report dell’African Development Bank «hanno scoraggiato la creazione di lavoro nel settore formale – nello specifico, le loro prescrizioni riguardanti il salario minimo, le ore di lavoro, i regolamenti sui turni di notte, le procedure per il licenziamento e i requisiti nell’addestramento».

I prossimi mesi saranno cruciali per comprendere quale futuro si apra per la Libia. Qualora anche la nuova Commissione costituente fallisse nel suo compito, si aggraverebbero i problemi del Paese. L’insicurezza di Tripoli costituisce un buco nero che minaccia l’intero Nordafrica: per questa ragione è urgente sostenere il percorso di democratizzazione della Libia, garantendo al Paese un appoggio forte e convinto.

 

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