mercoledì, Ottobre 20

Sorprese al Festival Incontri particolari: John Landis, Terry Gilliam, Matthew Modine, durante un Festival a Ischia

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Era John Landis! L’autore di ‘Blues Brothers’, ‘Animal House’, ‘Ai confini della realtà’, ‘Tutto in una notte’ etc…
Finalmente un vero divo di Hollywood! Materiale utile per il nostro documentario… Mentre preparavo la macchina e infilai la cuffia, mi accorsi che il microfono aveva problemi… il volume risultava sventuratamente ‘basso’…
Senza farne partecipe nessuno, presi la decisione più consona. Mi avvicinai il ‘più possibile’ al famoso regista americano.
Montai il cavalletto a meno di due metri e cominciai a riprendere. Landis guardò verso la macchina, smise di parlare, si avvicinò e cominciò a spostarmi l’inquadratura, sostenendo che ero troppo vicino e l’avrei ripreso male. Subito supportato dalla sempre più furente ‘Bardarbunga’ che sadicamente spalleggiava le rimostranze (peraltro motivatissime) del regista americano.
Dal momento che non potevo confessare il ‘difetto tecnico’ dell’audio della mia macchina, e quindi motivare pubblicamente le ragioni del mio ‘avvicinamento’, guardai John Landis con sguardo supplichevole e con il dito gli feci segno di stare zitto… lui sorrise e capì al volo. Artista vero. Menti ‘superiori’, sia lui che… io, ‘naturalmente’! E continuammo l’intervista in ‘piano ravvicinato’ senza ulteriori traumi.
Più tardi mi feci prestare, da un cameraman RAI impietosito, un microfono con jack che riuscì a piazzare sulla telecamera.
Le cose andarono molto meglio. La ‘Bardarbunga’ aveva così la possibilità di essere inquadrata anche lei con il microfono in mano.
Fu quindi la volta di Terry Gilliam, regista dei film: ‘L’esercito delle 12 scimmie’, ‘Monthy Phiton’, ‘Paura e delirio a Las Vegas’…  Seduto nel parco dell’Hotel accettò di buon grado l’intervista.

Che strano. Divi internazionali che accettavano di farsi riprendere da una troupe (parecchio ‘scalcinata’) senza obiettare nulla e firmando anche la ‘liberatoria’! Che differenza con i divi italiani, le star dei film ‘panettone’, che non ci degnavano neanche di uno sguardo.
La sera ci ritrovammo in una festa sfarzosa: il proprietario di una compagnia navale, peraltro sponsor della manifestazione, ospitava tutti nella sua villa faraonica. Sulla sommità dell’isola, giardini pensili, fontane, effetti di luce… ero libero da impegni professionali e nascosi la telecamera sotto un tavolo di un buffet.
Cominciai a passeggiare osservando tutti, poi mi sedetti in un tavolo vuoto nel parco. Fui attratto dalla bellezza del mare illuminato dalla luna.

Una bambina si avvicinò frignando qualcosa in inglese… in mano un piatto con una pizza napoletana appena sfornata. Gliene tagliai un pezzo. Arrivò il padre. Mi ringraziò. Una faccia conosciuta… Era Matthew Modine! Il protagonista di ‘Full Metal Jacket‘ di Stanley Kubrick!
Se avessi avuto la telecamera in mano… Poi mi girai per chiedere da bere, un uomo di colore mi sorrise e mi versò dell’acqua minerale gentilmente… Era Harry Bellafonte! L’indimenticabile attore e cantante della musica ‘calypso’!
Tutto il meglio degli ospiti d’oltreoceano si erano seduti al mio tavolo o forse, probabilmente ‘io’ mi ero seduto ad un tavolo prenotato… comunque con loro condivisivi pizza, cocomero, gelati e cocktails di ogni natura.

In una terrazza della villa, al primo piano, si ballava al ritmo di un quartetto.
Vidi ‘Bardarbunga’ esibirsi in un vertiginoso duetto, era bravissima e in quel momento l’avrei abbracciata… e quella musica… mi era così familiare… certo! Il tema di ‘Butch Cassidy!’
Guardai meglio sulla terrazza… Al pianoforte c’era Burt Bacharach… Era proprio Burt Bacharach! Dal vivo! Che serata ragazzi!
L’alcol, per uno astemio come me, ebbe l’effetto di un potente disinibitore e mi ritrovai a parlare in inglese e a ridere come un pazzo con tutte quelle star.
I protagonisti di film indimenticabili così vicini e cordiali. Davvero una festa incredibile…

La stanchezza dei due giorni si fece sentire.
Mi ritrovai da solo in macchina, era troppo tardi per incontrarsi con gli altri o per cercarli. Così, di botto, mi addormentai all’interno della piccola Fiat… il sole dell’indomani mi svegliò… stropicciai gli occhi e ascoltai la voce della mia amica.
Non era più ‘Bardarbunga’… era pacata, amorevole, sorridente, soddisfatta del lavoro svolto.
Io invece distrutto dalla notte trascorsa schiacciato sopra quel sedile ‘tritura ossa’.
Sul traghetto, mentre percorrevamo il viaggio a ritroso, osservai l’isola che si allontanava.
Ripensai alla festa e mi sentii felice. La parte più bella dell’intera manifestazione non era rimasta sulnastro magnetico’ ma conservata a mio esclusivo uso e consumo, pronta ad ogni tipo di ‘rewind’. Piacevolmente e per sempre nella mia mente.

 

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